"Non volevo mettere in piazza le sofferenze" Vinicio Marchioni svela tutto sul tumore alle ossa che lo ha afflitto
Vinicio Marchioni racconta per la prima volta la battaglia contro il tumore alle ossa affrontata durante le prove di "Un tram che si chiama desiderio".
Ci sono storie che restano chiuse in un cassetto per anni, protette dal silenzio e dalla dignità di chi sceglie di non trasformare il dolore in spettacolo. Vinicio Marchioni, uno degli attori più intensi e rispettati del panorama italiano, ha deciso di aprire quel cassetto. A 51 anni, in un'intervista rilasciata a Repubblica in occasione dell'uscita del suo libro Le vite in atto, ha raccontato per la prima volta di aver affrontato un tumore alle ossa. Una battaglia combattuta nel massimo riserbo, in un momento in cui la sua vita professionale e personale era al culmine.
La diagnosi arrivò in uno dei periodi più intensi della sua carriera, durante le prove teatrali di Un tram che si chiama desiderio, il celebre dramma di Tennessee Williams diretto da Antonio Latella. Marchioni interpretava Stanley Kowalski, personaggio simbolo di una mascolinità brutale, animalesca, dominante. Un ruolo che richiede una fisicità travolgente, un corpo che diventa strumento di potere e violenza scenica. Proprio mentre doveva costruire sul palco quel corpo ipertrofico, nella vita reale si trovava a fare i conti con la fragilità del proprio.
Il riferimento temporale, seppur non esplicitato con precisione dall'attore, sembra ricondurre al 2012, quando portò in scena il testo di Williams. Aveva 36 anni, un'età in cui si dovrebbe essere nel pieno delle forze. Invece si è trovato catapultato in un percorso fatto di operazione chirurgica, fisioterapia, cure. Un corpo da ricostruire, letteralmente, mentre cercava di dare vita a Stanley. Il paradosso non potrebbe essere più stridente.
"Fortunatamente è rientrato, è stato curato", ha dichiarato Marchioni. Oggi il tumore è in remissione, ma quell'esperienza ha lasciato un segno profondo, modificando per sempre il suo rapporto con il corpo e con il mestiere di attore. La recitazione, soprattutto a teatro, passa attraverso la fisicità, attraverso la capacità di abitare un corpo diverso dal proprio. Ma cosa succede quando quel corpo non risponde più come vorresti, quando diventa territorio di sofferenza invece che di espressione artistica.
"Tra l'operazione, la fisioterapia e le cure, mentre cercavo di costruire il corpo di Stanley, mi ritrovavo a fare i conti con il mio. Non mi è mai piaciuto mettere in piazza le sofferenze. Parlare è un miracolo, tanto quanto la vita". - Vinicio MarchioniNel suo libro Le vite in atto, Marchioni ripercorre sette personaggi fondamentali della sua carriera, esplorando quanto la recitazione passi attraverso il corpo. Una consapevolezza che dopo la malattia è diventata ancora più acuta, quasi tangibile. Ogni gesto, ogni movimento scenico acquisisce un significato diverso quando hai dovuto riconquistare centimetro per centimetro il controllo del tuo corpo. La fisicità non è più scontata, diventa conquista quotidiana.
La scelta di rendere pubblica questa parte della sua storia solo ora, a distanza di anni, dice molto sul carattere di Marchioni. Non aveva bisogno di compassione quando stava male, non cerca consenso adesso che sta bene. Semplicemente, ha sentito che era il momento giusto per condividere un'esperienza che ha plasmato il suo modo di essere attore e uomo. E lo ha fatto con la stessa intensità sobria che porta nei suoi personaggi: senza fronzoli, senza enfasi inutili, lasciando che siano i fatti a parlare.