Nope: cos’è quella sfera riflettente che si vede nel film e a cosa serve?
In Nope si insiste molto sulla Chrome Ball, la sfera riflettente usata sui set. A che cosa serve e che significato ha nel film?
Guardando Nope, la nuova opera di Jordan Peele, avrete notato l’insistenza con cui inquadra una sfera dalla superficie riflettente. La prima volta che la vediamo è sul set dove lavorano i fratelli Haywood. L’addetto agli effetti visivi la avvicina al cavallo facendolo imbizzarrire.
Perché in Nope c’è quella sfera?
Questo oggetto è presente nella gran parte dei set dei film con effetti speciali. Si chiama chrome ball ed è una sfera e che serve agli artisti degli effetti visivi come riferimento. È uno strumento per far sembrare gli oggetti virtuali, inseriti digitalmente nelle immagini, realistici e realmente presenti sulla scena.
La credibilità degli effetti speciali viene soprattutto dalla conformità delle luci virtuali rispetto a quelle reali. Ciò che viene illuminato a computer deve essere coerente con le scelte fatte sul set. Si usa così la chrome ball per catturare un’immagine HDRI da usare come riferimento per l’interazione della luce e la posizione delle fonti luminose. Si crea una mappa dei riflessi poi processata a computer. Lo stesso processo può essere fatto con una cinepresa a 360º.
Che significato ha nel film?
Nope è un film sulle immagini, sul vedere e sull’essere visti. È anche un film sulla creazione di un film e sulla fatica di catturare l’immagine perfetta. Oltre quindi a mostrare con realismo la strumentazione sul set, la presenza della chrome ball ha anche una funzione narrativa. Avvicinata all’occhio replica l’atto di osservare sé stessi e tutto il mondo intorno. Il tentativo del cinema di avere un occhio onnipresente e onnicomprensivo che però porta alla follia, a perdere il fuoco su quello che conta.
L’arco dei personaggi si inscrive proprio all’interno di questa sfera riflettente. Loro vogliono catturare la luce, fermare su pellicola una visione indicibile a parole. Quando rivolgono gli occhi verso l’alto entrano anche in un meccanismo di elaborazione del lutto. Diventano consapevoli di quello che gli è successo. Guardano l’ufo ma in realtà è come se si analizzassero allo specchio. Un riflesso che cela anche l’identità, che nasconde l’uomo sulla moto.
I suoi film sono mediati dalla fantasia (e dall’orrore). Ugualmente cercano però di farsi cinema civile, di protesta, con qualcosa da dire. Il regista ci mette di fronte al nostro riflesso e, se il film funziona, ci sentiamo in pericolo, colpiti nelle nostre zone di comfort, come dei cavalli imbizzarriti.
Fonti: Beforesandafters