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Penélope Cruz arriva a Venezia 83 con Javier Bardem, ma sul red carpet è il suo abito rosso a rubare la scena

Penélope Cruz e Javier Bardem arrivano insieme sul red carpet di Venezia 83 per Bunker, ma è l’abito rosso Chanel dell’attrice a rubare la scena.

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Penélope Cruz e Javier Bardem erano tra i protagonisti più attesi di Venezia 83 e, quando è arrivato il momento di attraversare insieme il red carpet, la coppia non ha deluso le aspettative. I due attori sono arrivati al Lido per presentare Bunker, il nuovo film di Florian Zeller in concorso per il Leone d’Oro, trasformando la première in uno dei momenti più fotografati della giornata. A catturare immediatamente l’attenzione è stata soprattutto Penélope Cruz. Dopo i look neri scelti per l’arrivo a Venezia e per gli appuntamenti con la stampa, l’attrice ha cambiato completamente registro per la serata, presentandosi sul tappeto rosso con un abito Chanel interamente rosso.

Un look difficile da ignorare, costruito attorno a una silhouette lunga e aderente e impreziosito da dettagli dorati. L’abito presentava inoltre una profonda scollatura e soprattutto un ampio spacco laterale, che diventava particolarmente evidente mentre l’attrice camminava davanti ai fotografi. A completare tutto, scarpe coordinate e gioielli di diamanti, mentre Cruz ha scelto un caschetto liscio e un make-up più discreto, lasciando inevitabilmente al vestito il compito di dominare la scena.

Accanto a lei Javier Bardem ha invece seguito una strada decisamente più classica, scegliendo lo smoking. Una differenza che sul red carpet ha finito per mettere ancora più in risalto il rosso acceso indossato dalla moglie. Ma al di là degli abiti, a rendere particolare la loro apparizione a Venezia è stato soprattutto il fatto di vederli nuovamente insieme per un film. Cruz e Bardem sono sposati dal 2010, hanno due figli e sono una delle coppie più riservate del cinema internazionale, nonostante si conoscano professionalmente da oltre trent’anni. Bunker rappresenta un nuovo capitolo di una collaborazione iniziata molto prima della loro storia d’amore.

Questa volta, peraltro, la realtà e la finzione sembrano quasi divertirsi a procedere in direzioni opposte. Se sul red carpet veneziano Cruz e Bardem sono apparsi complici, nel film di Florian Zeller interpretano infatti marito e moglie alle prese con una relazione che comincia progressivamente a incrinarsi. Bunker racconta la storia di Miguel, un affermato architetto spagnolo che vive a Londra e riceve un incarico decisamente insolito: progettare alle Hawaii un rifugio di lusso per un potentissimo miliardario del settore tecnologico, convinto che il collasso della società sia ormai inevitabile.

Quella proposta apparentemente irresistibile comincia però a modificare il protagonista. Miguel viene sempre più assorbito dal progetto, mentre sua moglie Sofia, interpretata da Cruz, inizia a mettere in discussione non soltanto le sue decisioni, ma anche ciò che pensava di sapere dell’uomo con cui condivide la vita. Nel frattempo, una disputa apparentemente insignificante con un vicino assume contorni sempre più inquietanti. Zeller è partito da una suggestione molto contemporanea.

Il regista ha raccontato di essersi imbattuto nella storia di un importante imprenditore tecnologico impegnato nella costruzione di un rifugio segreto e di essere rimasto colpito dal paradosso: qualcuno diventato enormemente ricco promettendo di connettere le persone stava contemporaneamente preparando un luogo nel quale isolarsi dal resto del mondo. Da quell’idea è nata una riflessione più ampia sull’isolamento contemporaneo, sulla concentrazione del potere nelle mani di pochissime persone e su quelli che lo stesso Zeller considera i “bunker invisibili” nei quali, attraverso gli schermi e la tecnologia, rischiamo di rinchiuderci ogni giorno. Temi sui quali anche Penélope Cruz ha mostrato di avere idee piuttosto nette.

Durante l’incontro con la stampa a Venezia, l’attrice ha parlato della sensazione che decisioni capaci di influenzare milioni di persone siano ormai concentrate nelle mani di un gruppo estremamente ristretto, descrivendo la velocità con cui stanno avvenendo certi cambiamenti come qualcosa di preoccupante. La presenza di Cruz e Bardem insieme non è stata però soltanto una scelta di casting. Zeller ha spiegato di aver voluto sfruttare proprio il loro legame reale per creare una zona più sfumata tra realtà e finzione. I due attori, dal canto loro, hanno ribadito di riuscire a mantenere una separazione piuttosto netta tra matrimonio e lavoro.

Cruz ha spiegato che per loro lavorare insieme è diventato un processo naturale e che la fiducia nel regista è stata fondamentale soprattutto nelle sequenze emotivamente più delicate. Bardem ha invece sottolineato la necessità di mantenere un equilibrio tra vita privata e professionale. C’è persino un piccolo elemento della loro vera quotidianità che Bunker ha deciso di conservare. Quando i personaggi interpretati da Cruz e Bardem sono soli parlano infatti in spagnolo, proprio come i due attori nella vita reale, mentre passano all’inglese nei rapporti con le persone che li circondano. Una scelta che, secondo Cruz, sarebbe stata molto più difficile da far accettare ai finanziatori soltanto dieci o quindici anni fa e che oggi riflette invece un cinema internazionale sempre più disposto a lasciare che i personaggi parlino realmente la lingua che utilizzerebbero nella loro vita.

Nel cast di Bunker, oltre a Penélope Cruz e Javier Bardem, figurano anche Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. Il film dura 126 minuti ed è uno dei 21 titoli che quest’anno concorrono per il Leone d’Oro a Venezia 83. Prima ancora di scoprire quale sarà il verdetto della giuria, però, Cruz e Bardem si sono già presi uno dei red carpet più attesi di questa edizione. E dopo una giornata trascorsa a parlare di una coppia cinematografica che rischia di implodere dentro il proprio “bunker”, sul tappeto rosso è andata in scena un’immagine completamente diversa: quella di due attori che, dopo oltre trent’anni dal loro primo incontro professionale, continuano a tornare davanti alle macchine fotografiche fianco a fianco.

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