Perché Disney ha annunciato centinaia di licenziamenti: traballa il futuro della Pixar
Nuova ondata di licenziamenti in casa Disney. Perché i successi da un miliardo al botteghino non bastano più a salvare i posti di lavoro?
Nemmeno i record da incasso stellare riescono a proteggere i dipendenti Disney dal peso delle ristrutturazioni aziendali.
Con 116 esuberi già confermati, il polo d'eccellenza californiano affronta la più pesante contrazione del personale registrata negli ultimi due anni. Una decisione che suona quasi paradossale, se si considera che la notizia giunge mentre Toy Story 5 viaggia a ritmi vertiginosi verso il miliardo di dollari al botteghino globale, riaffermando il dominio dei franchise storici.
Tra blockbuster e titoli originali
Per comprendere il caos in casa Pixar occorre guardare oltre i numeri dei grandi sequel. Se titoli consolidati come Inside Out 2 e l'ultimo capitolo della saga di Woody e Buzz continuano a macinare profitti record, il vero tallone d'Achille risiede nella sostenibilità economica delle idee originali.
Nel rigoroso bilancio della major, il verdetto è chiaro: per continuare a competere, il reparto creativo dovrà imparare a realizzare storie inedite a costi nettamente più contenuti.
La manovra si inserisce nella visione strategica del nuovo CEO Josh D'Amaro. La filosofia "One Disney" punta a snellire le strutture operative, rendendo la forza lavoro più agile di fronte alle repentine trasformazioni del settore dei media. Già la drastica contrazione degli investimenti destinati alle piattaforme di streaming ha costretto la Pixar a ridimensionare le ambizioni sul fronte delle serie animate per Disney+, spostando nuovamente il focus quasi esclusivamente sulle sale cinematografiche.