FILM

Philip Seymour Hoffman nell'ultimo capolavoro di Sidney Lumet, da non perdere su Prime Video

Analisi del capolavoro di Sidney Lumet su Prime Video: come il suo ultimo film esplora rapporti familiari, crimine e redenzione impossibile.

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Sidney Lumet ha sempre saputo raccontare come le strutture sociali spingano le persone a sacrificare la propria integrità per il successo. Film iconici come Network e Quel pomeriggio di un giorno da cani lo dimostrano con una lucidità che spacca lo schermo. Ma se c'è un'opera che rappresenta il testamento artistico del regista, quella è Before the Devil Knows You're Dead - Onora il padre e la madre, thriller del 2007 disponibile su Prime Video che chiude una carriera leggendaria con la stessa ferocia intellettuale che l'aveva inaugurata decenni prima. Qui Lumet non si limita a smontare i meccanismi del crimine o della corruzione: disseziona il sistema sociale più antico del mondo, quello familiare, mostrandolo come una gabbia che può stritolare chi ci vive dentro. La storia parte da una premessa apparentemente semplice. Andy e Hank sono due fratelli in crisi economica.

Andy, interpretato da un Philip Seymour Hoffman al culmine della sua intensità, è un dirigente finanziario divorato dalla tossicodipendenza e dall'ambizione di garantire a sé e alla moglie Gina, Marisa Tomei in stato di grazia, uno stile di vita che già possiedono ma che lui non sente mai abbastanza. Hank, incarnato da Ethan Hawke con una fragilità quasi insopportabile, è un eterno bambino bloccato nell'adolescenza, che deve il suo lavoro al fratello maggiore ed è sommerso dai debiti per il mantenimento del figlio. Non ha spina dorsale, non ha prospettive. È Andy a escogitare il piano: rapinare una piccola gioielleria, un colpo facile da 600.000 dollari, assicurato, senza vittime. Il problema è che quella gioielleria appartiene ai loro genitori, Charles e Nanette. Andy lo sa perfettamente e non gliene importa nulla. Hank è inorridito, ma la sua dipendenza psicologica dal fratello lo porta ad accettare.

La rapina va disastrosamente male: Nanette viene colpita da un proiettile, e da quel momento il film diventa una spirale discendente verso l'abisso. Quello che rende Before the Devil Knows You're Dead diverso da qualsiasi altro crime thriller è la sua struttura narrativa. Lumet, con il mestiere di chi ha lavorato per decenni tra teatro e cinema, costruisce il racconto come un puzzle temporale. Vediamo prima la rapina nella sua interezza, senza contesto drammatico. Poi il film torna indietro, mostrandoci come è nata l'idea, le dinamiche che hanno portato a quel punto. E continua a farlo per tutta la durata: ci mostra un evento, poi torna indietro per rivelarne le radici da prospettive diverse. Non è un gioco alla Rashomon, dove ogni personaggio racconta la sua versione soggettiva. Qui è più sottile: ogni frammento è oggettivo, ma parziale. I personaggi agiscono convinti di avere tutte le informazioni, ma il montaggio dimostra quanto fossero ciechi, quanto ignorassero ciò che avevano davanti agli occhi.

Questa costruzione non è solo un esercizio di stile. Evoca l'idea che il passato sia sempre presente, un fantasma che ci sussurra nelle orecchie, condizionando ogni nostra scelta. E quel fantasma, in questo film, ha un nome preciso: la figura paterna. Before the Devil Knows You're Dead è prima di tutto un'analisi spietata del rapporto tra padri e figli, del danno corrosivo che un legame insoddisfatto può provocare su tutti i membri della famiglia. Non c'è un singolo trauma, un evento scatenante che possa spiegare tutto. C'è solo la realtà stridente e ingiusta di un padre che non è stato quello di cui i figli avevano bisogno, e di figli che non sono stati quelli che il padre desiderava. Hank è troppo remissivo per mettere in discussione la sua posizione nella gerarchia familiare. Ma Andy annegano nell'odio verso se stesso e verso Charles, il padre interpretato da un Albert Finney monumentale. Andy sa che la sua vita non è all'altezza delle promesse iniziali, e ne incolpa la delusione paterna.

La profondità del suo disprezzo emerge in un momento di confessione accidentale: durante una discussione con Hank su come coprire le tracce del crimine, Andy lascia sfuggire che avrebbe preferito che fosse Charles a essere colpito, non Nanette. È una frase che gela il sangue, perché svela l'abisso emotivo su cui è costruito questo personaggio. Le interpretazioni sono tutte di livello straordinario. Philip Seymour Hoffman offre una delle sue performance più stratificate: Andy è un uomo che si odia, che proietta quell'odio sul mondo, incapace di ammettere le proprie responsabilità. Ethan Hawke fa di Hank un compendio di paura e inadeguatezza, un uomo che vorrebbe ribellarsi ma non ne ha la forza. Albert Finney porta sullo schermo un padre che sembra più interessato al proprio lutto che alla comprensione di ciò che ha contribuito a creare. E Marisa Tomei, in un ruolo che poteva essere marginale, costruisce una Gina intrappolata tra lealtà e disperazione, testimone impotente del crollo di un'intera struttura familiare.

Lumet, con il suo background teatrale, sapeva come essere uno dei registi più economici e precisi dell'industria. Ogni inquadratura è funzionale, mai fine a se stessa. I lunghi piani sequenza non sovrastano gli attori, ma li servono, permettendo alle performance di respirare e svilupparsi in tempo reale. È un approccio che trasforma il film in un dramma da camera, dove l'intensità emotiva si accumula scena dopo scena, senza mai esplodere in modo gratuito. Before the Devil Knows You're Dead rappresenta la sintesi perfetta di tutto ciò che ha reso grande Sidney Lumet. La sua capacità di analizzare le strutture di potere, il suo occhio clinico nel mostrare come le persone diventino vittime dei sistemi che abitano, la sua maestria tecnica al servizio di attori eccezionali. Questo film è il suo ultimo atto, e non poteva essere più rappresentativo. È un'opera che non concede sconti, che non offre catarsi o redenzione. È cinema allo stato puro, che ti mette nei panni di persone che stanno perdendo tutto, inclusa la loro umanità, sotto il peso di aspettative non soddisfatte e di legami familiari trasformati in catene.

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