Più di una serie: su Netflix, il fenomeno culturale che ha ridefinito il concetto di storia di periferia
Top Boy su Netflix: la serie britannica nata a Hackney che ha rivoluzionato la tv, conquistato Drake e lanciato carriere stellari come Michaela Coel e Kano.
Ci sono storie che nascono in un angolo dimenticato di una piattaforma e finiscono per cambiare il volto della televisione. Top Boy è una di quelle. Un fenomeno culturale che ha ridefinito il concetto di storia di periferia, lanciato carriere stellari e messo la cultura britannica nera al centro della scena mondiale. La serie, ora disponibile su Netflix, ha debuttato su Channel 4 nel 2011, tre mesi dopo le rivolte di Londra, in un momento in cui il Regno Unito cercava disperatamente di dare senso alla rabbia che ribolliva nelle sue periferie. Non era la prima volta che qualcuno puntava una telecamera verso le torri di cemento dei council estates, ma Top Boy aveva qualcosa di diverso. Aveva autenticità.
Quell'autenticità nasceva da un'amicizia improbabile tra lo scrittore nordirlandese Ronan Bennett e il suo personal trainer Gerry Jackson, nato e cresciuto a Hackney. Il risultato fu una serie che immediatamente si distinse dal filone che aveva dominato il cinema britannico del decennio precedente. Film come Kidulthood e Bullet Boy avevano aperto la strada, ma Top Boy portò quella narrazione a un livello superiore: complessità morale, personaggi tridimensionali, una scrittura che non semplificava mai. Al centro ci sono Dushane e Sully, interpretati rispettivamente da Ashley Walters e Kane Robinson (il rapper Kano). Due uomini che non sono mai cresciuti davvero, intrappolati in un ciclo perpetuo di ambizione e caduta.
Aspirano a diventare "il ragazzo", the top boy, ma non riescono mai a uscire dall'orbita gravitazionale del loro quartiere. È il classico dilemma del gangster movie. Ma definire Top Boy solo come un gangster drama sarebbe riduttivo. La serie ha fatto qualcosa di più sottile e ambizioso: ha usato il genere come punto di partenza per esplorare questioni più ampie. Kehinde Andrews, primo professore di Black Studies del Regno Unito, ha analizzato lo show attraverso la lente del "ghetto iconico", un concetto coniato dal sociologo afroamericano Elijah Anderson. L'idea è che l'etichetta di "ghetto" gravi su tutte le persone nere come una presunzione negativa da cui devono costantemente discolparsi.
Top Boy ha mostrato questa dinamica in modo brillante nella terza stagione, quando Dushane si trasferisce in un appartamento moderno con open space e inizia a spendere cinque sterline per caffè artigianali. Puoi portare il ragazzo fuori dal quartiere, ma razzismo e classismo rendono molto più difficile portare il quartiere fuori dal ragazzo. La serie è stata anche una fucina di talenti straordinari. Michaela Coel, Micheal Ward, Letitia Wright, il rapper vincitore del Mercury Prize Dave: tutti sono passati da Top Boy prima di decollare verso traguardi più grandi.
La terza stagione della serie, la prima per Netflix, ha introdotto personaggi femminili complessi e centrali come Shelley, interpretata dalla rapper Simbiatu Ajikawo (Little Simz), madre single e aspirante imprenditrice, e Jaq (Jasmine Jobson), una fredda e competente garante che scala i ranghi dell'organizzazione di Dushane. Attraverso queste figure, lo show ha esplorato temi come il controllo coercitivo e la violenza omofobica, territori sconosciuti al thriller urbano tradizionale degli anni 2000. La maturazione stilistica è stata altrettanto significativa. La fotografia si è fatta più cinematografica, la narrativa più ambiziosa, senza mai tradire le radici indie e il realismo sociale che avevano reso unica la serie. Top Boy ha, insomma, dimostrato che le storie nate nelle periferie possono conquistare il mondo.