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Prima del cult di Carpenter, la Cosa era già apparsa sul grande schermo in un film del 1951 (disponibile su Prime Video)

Scopri La Cosa da una altro mondo del 1951, il film dimenticato che precedette il capolavoro di Carpenter del 1982. Storia e differenze tra le due versioni.

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Quando si pensa a La Cosa, la mente corre immediatamente al capolavoro del 1982 di John Carpenter. Quell'alieno mutaforma che semina paranoia in una base antartica, quegli effetti speciali pratici ancora oggi disturbanti, quella tensione psicologica che ti tiene incollato allo schermo. Eppure, 75 anni fa, ben prima che Kurt Russell indossasse i panni di MacReady, un altro La Cosa aveva già terrorizzato le sale cinematografiche americane.

Nel 1951, gli studi RKO portarono sul grande schermo La Cosa da un altro mondo, (disponibile per l'acquisto su Prime Video) la prima trasposizione cinematografica della novella di John W. Campbell "Who Goes There?" del 1938. La stessa storia che avrebbe ispirato Carpenter tre decenni dopo. Ma tra i due film c'è un abisso creativo che va ben oltre il semplice passare del tempo. La novella di Campbell è considerata ancora oggi uno dei racconti di fantascienza horror più inquietanti mai scritti.

Come nel film di Carpenter, la storia ruota attorno a McReady e alla sua squadra in un avamposto antartico, alle prese con una creatura aliena in grado di assumere perfettamente le sembianze di qualsiasi forma di vita. Il cuore pulsante della narrazione è il dubbio, la paranoia che serpeggia tra compagni che non possono più fidarsi l'uno dell'altro. Chi è ancora umano e chi no?

La Cosa da un altro mondo mantiene l'ambientazione antartica e la scoperta di un UFO sepolto nei ghiacci con il suo passeggero alieno congelato. Quando la creatura si scongela, inizia il terrore. Fin qui, tutto familiare. Ma c'è una differenza fondamentale che trasforma completamente la natura del film: l'alieno non è un mutaforma. Invece della creatura cangiante e inafferrabile della storia originale, il film del 1951 presenta un mostro dalle fattezze umanoidi ma dalla biologia simile a quella delle piante.

È una creatura violenta e minacciosa, certo, ma priva di quella caratteristica che rendeva l'originale così terrificante: l'inganno. Non c'è mistero sulla sua vera natura, nessun dubbio su chi sia umano e chi no. È semplicemente un mostro che si aggira per la base, attaccando tutto ciò che incontra.

Quando nel 1982 Carpenter, la sua missione era duplice: restare fedele allo spirito del classico che amava, ma al contempo tornare alla fonte originale di Campbell, recuperando ciò che era stato perso nella prima trasposizione. Il risultato è un ibrido straordinario. Da La Cosa da un altro mondo, Carpenter eredita l'atmosfera claustrofobica della base antartica, le dinamiche tra uomini confinati in un ambiente ostile, quella sensazione di isolamento totale dal resto del mondo.

Dalla novella di Campbell riprende l'alieno mutaforma, l'elemento che trasforma la storia da semplice monster movie a thriller psicologico sulla paranoia e sul collasso della fiducia umana. La Cosa di Carpenter è oggettivamente superiore. Tecnicamente più avanzato, narrativamente più complesso, tematicamente più ricco. Ha saputo portare sullo schermo la vera essenza della storia di Campbell, quella tensione insostenibile generata dall'impossibilità di distinguere l'umano dall'alieno, l'amico dal nemico.

Eppure, sarebbe ingeneroso liquidare il film del 1951 come un semplice fallimento o un tentativo mancato. La Cosa da un altro mondo va visto per quello che è: un prodotto del suo tempo, un tassello importante nella storia del cinema di genere, e soprattutto la fondamenta su cui Carpenter ha costruito il suo capolavoro. Senza quel primo adattamento, senza quella dimostrazione che la storia di Campbell poteva funzionare sul grande schermo, forse non avremmo mai avuto la versione definitiva del 1982.

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