Prima di Squid Game, c'era una serie cui Netflix non ha dato rilievo (ma che è una vera gemma da recuperare)
Scopri la prima serie coreana originale Netflix: un mix di zombie, politica e horror ambientato nella Corea del XVII secolo che ha aperto la strada a Squid Game.
Quando si parla di serie coreane su Netflix, la mente corre subito a Squid Game, il fenomeno globale che nel 2021 ha battuto persino Bridgerton diventando il debutto più visto della piattaforma. Ma c'è una storia che precede quel trionfo, una storia di zombi, politica e sangue ambientata nella Corea del XVII secolo che merita di essere riscoperta: Kingdom.
Uscita nel 2019, Kingdom non è solo una delle migliori serie coreane disponibili su Netflix. È la prima serie originale coreana prodotta dalla piattaforma, il punto di partenza di un'espansione che avrebbe cambiato per sempre il panorama dello streaming. Prima che Parasite conquistasse l'Oscar nel 2020, prima che il mondo intero impazzisse per il ddakji e i giochi mortali di Squid Game, Netflix stava già costruendo il suo impero K-drama con questa gemma ibrida che fonde dramma storico e horror.
I numeri parlano chiaro: nel 2022, il co-CEO di Netflix Ted Sarandos ha dichiarato che oltre il 60% degli utenti della piattaforma ha visto almeno una serie coreana. Dal 2018 le visualizzazioni di contenuti coreani sono aumentate di sei volte. Kingdom è stata la scintilla che ha acceso questo incendio, ricevendo recensioni entusiastiche e finendo rapidamente tra le migliori serie dell'anno grazie a una scrittura solida, visual mozzafiato e un cast impeccabile.
Il cast, appunto. Per chi segue i K-drama, Kingdom offre volti familiari e nuove scoperte. La protagonista Seo Bi è interpretata da Bae Doona, star della celebre serie Sense8 e dei recenti film Rebel Moon. Accanto a lei, Ju Ji-hoon nel ruolo del principe ereditario Lee Chang e Kim Sang-ho, che i fan possono ritrovare nella terza stagione di Sweet Home. Ma è la storia stessa a fare la differenza.
Kingdom offre qualcosa di diverso: uno sguardo sulla Corea di 400 anni fa raramente accessibile al pubblico occidentale, trattato con serietà e rispetto invece che come fonte di satira o umorismo facile. La trama si snoda attorno a Lee Chang, unico figlio maschio del re di Joseon, nato però da una concubina.
Sebbene abbia molti sostenitori, la Regina Consorte è incinta e se dovesse partorire un maschio, questo avrebbe un diritto al trono più legittimo del suo. La Regina e il suo clan faranno di tutto per assicurarsi che il loro erede salga al potere, e non si fermeranno di fronte a nulla. Nemmeno di fronte a un'epidemia zombie.
La forza di Kingdom sta proprio nell'equilibrio tra questi due elementi apparentemente inconciliabili. La trama politica è sofisticata e stratificata, degna di riconoscimenti quanto Shōgun, la serie acclamata dalla critica di quest'anno. Personaggi complessi, giochi di potere, tradimenti e alleanze: tutto quello che ci si aspetta da un grande dramma storico c'è, confezionato con costumi curati nei minimi dettagli e ambientazioni che trasudano autenticità.
Ma Kingdom non dimentica mai di essere anche un thriller dell'horror. L'epidemia zombie nasce direttamente dalle macchinazioni politiche del clan della Regina Consorte, intrecciando indissolubilmente i due filoni narrativi. I non-morti di Kingdom appartengono alla categoria veloce, quella di 28 giorni dopo, generando sequenze di inseguimento adrenaliniche e momenti di puro terrore. E quando arriva il momento dello scontro diretto, la serie non risparmia nulla allo spettatore.
In un panorama dominato da produzioni recenti più celebrate, Kingdom rischia di perdersi nel catalogo sterminato di Netflix. Ma questa serie merita di essere riscoperta, non solo come curiosità storica o come "la prima" di una lunga serie, ma per i suoi meriti intrinseci. È un'opera che ha saputo combinare tradizione e innovazione, orrore e bellezza, violenza e raffinatezza in un equilibrio affascinante.