FILM

Prime Video accoglie il cult di Oliver Stone sulla Guerra del Vietnam, con Willem Dafoe e Charlie Sheen

Su Prime Video, il capolavoro di Oliver Stone sul Vietnam, con Charlie Sheen, che raccontò la verità che l'America voleva dimenticare.

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Ci sono guerre che il cinema ama raccontare e guerre che preferisce dimenticare. La Seconda Guerra Mondiale ha generato centinaia di film, documentari, serie tv. Solo questa settimana sono usciti World War II with Tom Hanks e Pressure, due produzioni che esplorano quel conflitto da angolazioni diverse. Ma quando si parla del Vietnam, il discorso cambia. I titoli si contano sulle dita di una mano. E c'è una ragione precisa: è difficile raccontare una guerra quando non sei il buono della storia. Oliver Stone lo sapeva bene. Aveva combattuto in quella giungla infernale come soldato semplice, aveva visto morire i compagni, aveva sparato e aveva avuto paura. Quando tornò a casa, trovò un'America che voleva voltare pagina in fretta, che aveva bisogno di eroi dove c'erano solo reduci confusi e traumatizzati.

Hollywood produceva film come The Green Berets con John Wayne, propaganda patriottica che trasformava il Vietnam in un western con gli elicotteri. Stone decise che qualcosa doveva raccontare la verità. Quel qualcosa fu Platoon, il film approdato su Prime Video a giugno, proprio mentre celebra il suo quarantesimo anniversario. La storia di Platoon è quella di Chris Taylor, un giovane volontario interpretato da Charlie Sheen che abbandona l'università per arruolarsi. Una scelta incomprensibile per molti, ma che rifletteva l'esperienza dello stesso Stone. Taylor finisce in un plotone diviso tra due sergenti che rappresentano due anime dell'America in guerra: il sergente Barnes, interpretato da Tom Berenger, è la violenza pragmatica e spietata, l'uomo che ha smesso di fare domande e si è trasformato in pura macchina da guerra.

Dall'altra parte c'è il sergente Elias di Willem Dafoe, che cerca di mantenere un briciolo di umanità anche nell'inferno della giungla. Stone costruisce una narrazione dove la linea tra giusto e sbagliato si dissolve nel caos del combattimento, dove l'ideale patriottico con cui Taylor parte si schianta contro la realtà di un conflitto senza senso. La forza di Platoon sta nella sua autenticità viscerale. Stone sapeva esattamente come si muovevano i soldati nella giungla, come comunicavano, come la paura si trasformava in paranoia e poi in violenza. Il cast fu sottoposto a un addestramento militare vero prima delle riprese, dormendo nella giungla filippina, marciando con equipaggiamento completo.

Tra quegli attori c'era anche un giovane Johnny Depp, ancora sconosciuto, che interpretava uno dei membri del plotone. Per molti di loro fu un'esperienza traumatica, ma anche formativa. Quando il film uscì nel 1986, quasi un decennio dopo Star Wars di George Lucas, un'altra velata critica alla politica estera americana durante il Vietnam mascherata da space opera, l'impatto fu devastante. Platoon vinse quattro premi Oscar, incluso quello per il miglior film e la miglior regia. Ma più dei riconoscimenti, contò la reazione del pubblico. I veterani del Vietnam riconobbero finalmente sullo schermo ciò che avevano vissuto. L'America fu costretta a guardare in faccia una verità che aveva cercato di seppellire sotto anni di retorica e rimozione collettiva.

Stone ruppe quel silenzio con un film che mostrava la guerra come esperienza umana estrema, capace di tirare fuori il meglio e il peggio da ogni persona. La sequenza in cui Elias viene ucciso e corre nella giungla con le braccia alzate verso l'elicottero che non può salvarlo è diventata un'icona cinematografica, un'immagine che cristallizza la disperazione e la futilità di quel conflitto. Quarant'anni dopo, Platoon mantiene intatta la sua potenza. Non è solo uno dei pochi grandi film sul Vietnam: è probabilmente l'unico che viene sempre citato accanto ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (che uno storico trova assurdo su molti livelli) quando si parla di capolavori assoluti sul tema. Due visioni complementari dello stesso incubo: Coppola con il delirio visionario di Kurtz che risale il fiume, Stone con il realismo brutale della fanteria nel fango.

Vedere il film oggi significa confrontarsi con domande che restano aperte: cosa succede quando mandiamo i nostri giovani a combattere guerre di cui non comprendiamo veramente il senso? Come una nazione elabora la sconfitta e il trauma collettivo? Quanto costa la guerra non solo in vite umane, ma in pezzi di anima che non tornano mai a casa? Stone non risparmia nulla allo spettatore: la violenza è cruda, la tensione costante, la morale ambigua. Ma è proprio questa onestà brutale a renderlo necessario. In un'epoca in cui il dibattito sulla guerra e sulla politica estera resta acceso, Platoon ci ricorda che dietro ogni decisione geopolitica ci sono ragazzi di vent'anni che marciscono nella giungla, divisi tra il dover uccidere e il desiderio di restare umani.

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