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Questa nuova serie su Netflix omaggia Sherlock Holmes senza essere un adattamento di Conan Doyle

Un ex attore di Sherlock Holmes deve risolvere un vero omicidio in un hotel isolato. La nuova serie mystery tratta dal romanzo di Pérez-Reverte.

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Netflix ha sempre avuto un debole per le storie di mistero e omicidi, quel genere che ti tiene incollato allo schermo mentre cerchi disperatamente di indovinare chi sia il colpevole prima che la verità venga rivelata. Tra enigmi impossibili e depistaggi raffinati, il catalogo della piattaforma è un paradiso per chi ama i mistery classici. E quando si parla di grandi detective, è impossibile non pensare a Sherlock Holmes, il personaggio creato da Arthur Conan Doyle che ha definito gli standard del genere per oltre un secolo. Ma cosa succederebbe se un attore che ha passato anni a interpretare il celebre detective si trovasse improvvisamente a dover risolvere un caso reale, lontano dai riflettori e dalle sceneggiature? È proprio questa la premessa di The Final Problem, la nuova miniserie originale Netflix che è arrivata sulla piattaforma il 25 settembre 2026.

Basata sul romanzo dello scrittore spagnolo Arturo Pérez-Reverte, uno dei nomi più acclamati della letteratura contemporanea in lingua spagnola, la serie non è un adattamento diretto delle opere di Conan Doyle. Eppure rappresenta forse l'omaggio più autentico e sentito ai misteri classici dell'autore britannico, una lettera d'amore al genere mystery e all'età d'oro del cinema stesso. Il protagonista è Benjamin Basil, interpretato da Jose Coronado, un attore ormai maturo e ben lontano dai fasti della sua carriera, quando incarnava Sherlock Holmes sugli schermi. La sua vita cambia radicalmente quando viene attirato dalla promessa di un nuovo ruolo in un lussuoso hotel su una piccola isola vicino a Maiorca. Insieme a lui ci sono altre nove persone, tutte isolate dal resto del mondo: niente barche, niente contatti radio. Una location da sogno che si trasforma rapidamente in un incubo quando quello che sembra un suicidio rivela dettagli sospetti.

Basil si ritrova così costretto a mettere in pratica tutto ciò che ha assorbito durante gli anni passati a recitare nei panni del grande detective. Deve identificare l'assassino e capire se altri ospiti sono in pericolo, il tutto prima che arrivi la polizia. Non ha più una sceneggiatura da seguire, solo il suo istinto e la memoria di un personaggio che ha interpretato per tanto tempo da esserne plasmato. A prima vista, The Final Problem potrebbe sembrare l'ennesima variazione sul tema del giallo classico. I dieci sconosciuti, l'isola isolata, l'omicidio misterioso: sono tutti elementi che evocano immediatamente Dieci piccoli indiani di Agatha Christie o film più recenti come Knives Out. Ma la serie va oltre la semplice ripetizione della formula, utilizzando l'estetica, i personaggi e una serie di riferimenti disseminati in ogni episodio per costruire qualcosa di più profondo.

Attraverso la figura di Basil, attore che deve fare i conti con il peso di un ruolo iconico che ha segnato la sua vita, The Final Problem esplora il confine sottile tra finzione e realtà. Cosa resta di un personaggio dopo che le telecamere si spengono? Quanto di Sherlock Holmes è entrato nella personalità di chi lo ha interpretato per anni? Sono domande che la serie pone senza retorica, lasciando che sia la trama stessa a fornire le risposte. L'ambientazione contribuisce a creare quell'atmosfera claustrofobica tipica dei migliori mystery: un gruppo ristretto di persone, nessuna via di fuga, la tensione che cresce a ogni nuovo indizio. La fotografia e la regia enfatizzano il senso di isolamento, mentre i dialoghi giocano con le convenzioni del genere, ammiccando agli spettatori più attenti che riconosceranno citazioni e omaggi nascosti.

Arturo Pérez-Reverte, l'autore del romanzo da cui è tratta la serie, è noto per la sua abilità nel mescolare cultura alta e intrattenimento popolare, creando storie che sono al tempo stesso accessibili e stratificate. Con The Final Problem, quella stessa sensibilità si traduce perfettamente sullo schermo, offrendo un'esperienza che può essere goduta a più livelli: come semplice giallo da risolvere o come riflessione più articolata sul potere delle storie e dei ruoli che interpretiamo, sia sul palco che nella vita. The Final Problem si inserisce così in quel filone di produzioni Netflix che non puntano solo sull'effetto shock o sulla violenza esplicita, ma sulla costruzione meticolosa di un puzzle narrativo che lo spettatore è invitato a risolvere (come Young Sherlock, che migliora a ogni episodio). È una serie che richiede attenzione, che premia chi nota i dettagli e che, proprio come i classici che omaggia, lascia quella sensazione di soddisfazione quando tutti i pezzi finalmente si incastrano al posto giusto.

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