TV

Questa serie cult su Netflix è ottima per la stagione autunnale (ed è ancora perfetta dopo 26 anni)

Analisi approfondita di una serie che, malgrado i suoi difetti narrativi e le contraddizioni dei personaggi, resta immortale dopo 26 anni.

Condividi

Nell'ottobre 2026 saranno passati 26 anni dalla prima puntata di Gilmore Girls - Una mamma per amica (disponibile su Netflix), eppure la serie continua a essere guardata come se il tempo non fosse mai trascorso. Non è nostalgia passeggera né semplice comfort autunnale. È qualcosa di più profondo, radicato nella struttura stessa dello show creato da Amy Sherman-Palladino. Per molti fan contemporanei, l'incontro con Lorelai e Rory non è avvenuto durante la messa in onda originale su The WB, ma anni dopo, quando la serie è diventata un pilastro dello streaming. Ed è proprio questa seconda vita a rivelare quanto Gilmore Girls sia stato costruito per durare. Madre e figlia, interpretate da Lauren Graham e Alexis Bledel, crescono insieme nella cittadina eccentrica di Stars Hollow, affrontando problemi tanto ordinari quanto bizzarri. Ma ridurre Gilmore Girls a una commedia familiare sarebbe come giudicare un iceberg dalla punta. La serie vive di contraddizioni deliberate, di personaggi che prendono decisioni sbagliate, di archi narrativi che sfidano le convenzioni del genere. E sono proprio questi elementi, spesso criticati dai fan più attenti, a costituire il cuore pulsante dello show.

Le ultime stagioni, in particolare l'evoluzione del personaggio di Rory, hanno scatenato valanghe di critiche nel corso degli anni. La ragazza studiosa e ambiziosa delle prime stagioni si trasforma in una giovane donna capace di autodistruggersi, di fare scelte discutibili, di deludere le aspettative. Eppure Sherman-Palladino l'ha scritta esattamente come doveva essere scritta. Non è sempre facile guardare Rory e Lorelai implodere, commettere errori, ferire chi le circonda. Ma è televisione straordinaria, perché reale. Le Gilmore ci tengono con il fiato sospeso proprio perché, nonostante le loro routine ossessive e le loro abitudini cristallizzate, rimangono imprevedibili. Anche i personaggi apparentemente più antipatici, come Emily e Richard Gilmore, magnificamente interpretati da Kelly Bishop e Edward Herrmann, acquisiscono strati di complessità stagione dopo stagione. Sherman-Palladino non si accontenta mai della superficie. Perfino i residenti secondari di Stars Hollow, che potrebbero facilmente ridursi a macchiette, hanno vite proprie, storie che continuano fuori campo.

È vero che Lorelai e Rory attraversano l'esistenza con una certa dose di egocentrismo, ma questo non è un difetto di scrittura: è una scelta narrativa consapevole. Gilmore Girls non funzionerebbe senza questo mondo vissuto, senza questi personaggi sfaccettati che respirano autonomamente. E poi c'è il famigerato dibattito sui fidanzati. Chi doveva finire con chi. Dean, Jess o Logan per Rory. Max, Christopher o Luke per Lorelai. Ogni fan ha le proprie preferenze, che spesso cambiano con l'età e le riletture. Ma concentrarsi sulle relazioni romantiche significa perdere il punto centrale: il romanticismo non è il cuore di Gilmore Girls, anche se rappresenta uno degli aspetti più divertenti dello show. L'amore va e viene nella serie perché indaga la vita stessa, e gli amori giusti e sbagliati fanno parte del territorio. Alla fine della giornata, le protagoniste hanno non solo se stesse, ma soprattutto l'una l'altra.

Certo, non tutto ha retto la prova del tempo. Alcuni personaggi non hanno mai ricevuto lo spazio che meritavano, Lane Kim su tutti, interpretata da Keiko Agena. La regia e il montaggio sono lontani dalla perfezione, e lo show non brilla particolarmente per scelte visive innovative. Ma questi sono limiti dettati dal tempo e dalle circostanze di produzione, non difetti irreparabili dell'eredità della serie. Essere critici verso ciò che Gilmore Girls avrebbe potuto fare meglio non diminuisce l'affetto per lo show. Anzi, mantenere vive queste discussioni è ciò che gli garantirà l'immortalità. Liquidare Gilmore Girls come un guilty pleasure o una serie da guardare distrattamente sarebbe un errore di valutazione. Non c'è dubbio che abbia conquistato fama come comfort show stagionale, perfetto per le serate autunnali e invernali. Ma sotto la superficie scorre un senso profondo di tragedia e disillusione che accompagna le Gilmore in ogni cosa che fanno. La serie raggiunge l'apice quando bilancia in modo perfetto ed effimero questa commedia e questa tragedia, qualcosa che Sherman-Palladino ha dimostrato di comprendere intimamente, come confermerà poi con The Marvelous Mrs. Maisel, serie che presenta molti parallelismi stilistici e tematici.

Può sembrare un cliché, ma davvero non fanno più televisione come Gilmore Girls. Lo show possiede quella consapevolezza meta-testuale e quello spirito referenziale così comuni nel cinema e nella tv contemporanea. Ma sa anche quando smettere di ammiccare alla telecamera e prendersi sul serio, tuffandosi nel dramma e nelle relazioni che alimentano la narrazione. I suoi celebri riferimenti alla cultura pop non sono mai fini a se stessi: costruiscono l'identità di personaggi che vivono attraverso film, musica, libri. Gilmore Girls non è per tutti, ma quale serie lo è davvero. Per chi riesce a sintonizzarsi sulla sua frequenza particolare, la serie non perderà mai la sua lucentezza. Le battute continueranno a funzionare con la stessa efficacia di sempre, come se Lorelai e Rory fossero nella stanza con noi, a versare l'ennesima tazza di caffè di una giornata infinita a Stars Hollow. Tutte e sette le stagioni rimangono disponibili su Netflix, pronte a essere riscoperte da nuove generazioni o riviste per la decima volta da chi ormai le conosce a memoria.

Continua a leggere su BadTaste