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Russell Crowe e il caso Unabomber: il nuovo thriller Netflix spacca la critica

Il nuovo thriller Netflix "Unabomber" con Russell Crowe spacca la critica al 50% su Rotten Tomatoes. Scopri perché il film divide, tra luci e ombre.

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Il nuovo thriller poliziesco targato Netflix con protagonista Russell Crowe sta generando accese discussioni tra la critica specializzata. Nonostante l'attore premio Oscar vanti una solida reputazione nel trascinare i propri film in cima alle classifiche delle piattaforme streaming anche dopo delusioni al botteghino, la sua prima vera prova da protagonista esclusivo per il colosso di Los Gatos sta incontrando un'accoglienza decisamente tiepida. Con un punteggio di partenza del 50% su Rotten Tomatoes basato sulle prime dieci analisi, l'opera divide nettamente i giudizi degli esperti, posizionandosi allo stesso livello di altre sue pellicole del passato e segnando un momento d'incertezza nella sua ricca programmazione per il 2026.

I giornalisti cinematografici concordano quasi unanimemente nel ritenere il comparto attoriale il vero pilastro della produzione. La prova di Jacob Tremblay nel ruolo del giovane Ted Kaczynski viene acclamata per la capacità di evitare facili caricature, restituendo la complessa psicologia, il senso di alienazione e la vulnerabilità di un ragazzo brillante ma immerso in un ambiente accademico adulto e altamente competitivo. Al suo fianco, Russell Crowe offre una recitazione intensa e inquietante nel ruolo del professor Henry Murray, figura controversa che sottopone gli studenti a test psicologici e pressioni verbali estreme. Completa il triangolo drammatico Shailene Woodley, la cui interpretazione dell'agente Joanne Miller regala empatia e una necessaria tensione investigativa alla caccia all'uomo condotta dall'FBI.

Le maggiori perplessità della critica si concentrano tuttavia sull'impianto narrativo ideato dagli sceneggiatori Nelson Greaves e Sam Chalsen e diretto da Janus Metz. Il tentativo di bilanciare due piani temporali distinti, da un lato gli esperimenti ad Harvard che tentarono di plasmare la mente di Kaczynski, dall'altro le indagini sulla campagna di attentati che dal 1978 al 1995 causò 3 vittime e 23 feriti, finisce per indebolire la struttura complessiva.

Numerosi critici, sottolineano come la seconda linea temporale appaia priva di sostanza e come il film soffra di una marcata crisi d'identità. Nel tentativo di sintetizzare le origini del trauma e la successiva deriva terroristica in 1 ora e 38 minuti di girato (realizzato a Montréal), la regia rischia di iper-semplificare passaggi delicati, sfiorando il limite ambiguo tra la spiegazione psicologica e la giustificazione dei crimini.

In termini comparativi, le prime valutazioni penalizzano questo adattamento se affiancato ad altre opere dedicate alla medesima vicenda storica. Progetti precedenti come la prima stagione della serie Manhunt (interpretata da Paul Bettany) o la pellicola Ted K con Sharlto Copley avevano raggiunto percentuali di gradimento ben più elevate su Rotten Tomatoes (rispettivamente 93% e 85%), mentre il riscontro altalenante di questo nuovo titolo si inserisce in un’annata dai due volti per Crowe. Se da una parte l'attore ha ottenuto ampi consensi in sala con The Weight e Beast, dall'altra Unabomber supera di poco il modesto 45% raccolto dal suo thriller d'azione The Get Out, in attesa di vederlo nei futuri progetti già in cantiere come The Last Druid, Billion Dollar Spy e il reboot di Highlander.

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