Russell Crowe e il caso Unabomber: il nuovo thriller Netflix spacca la critica
Il nuovo thriller Netflix "Unabomber" con Russell Crowe spacca la critica al 50% su Rotten Tomatoes. Scopri perché il film divide, tra luci e ombre.
Il nuovo thriller poliziesco targato Netflix con protagonista Russell Crowe sta generando accese discussioni tra la critica specializzata. Nonostante l'attore premio Oscar vanti una solida reputazione nel trascinare i propri film in cima alle classifiche delle piattaforme streaming anche dopo delusioni al botteghino, la sua prima vera prova da protagonista esclusivo per il colosso di Los Gatos sta incontrando un'accoglienza decisamente tiepida. Con un punteggio di partenza del 50% su Rotten Tomatoes basato sulle prime dieci analisi, l'opera divide nettamente i giudizi degli esperti, posizionandosi allo stesso livello di altre sue pellicole del passato e segnando un momento d'incertezza nella sua ricca programmazione per il 2026.
Le maggiori perplessità della critica si concentrano tuttavia sull'impianto narrativo ideato dagli sceneggiatori Nelson Greaves e Sam Chalsen e diretto da Janus Metz. Il tentativo di bilanciare due piani temporali distinti, da un lato gli esperimenti ad Harvard che tentarono di plasmare la mente di Kaczynski, dall'altro le indagini sulla campagna di attentati che dal 1978 al 1995 causò 3 vittime e 23 feriti, finisce per indebolire la struttura complessiva.
Numerosi critici, sottolineano come la seconda linea temporale appaia priva di sostanza e come il film soffra di una marcata crisi d'identità. Nel tentativo di sintetizzare le origini del trauma e la successiva deriva terroristica in 1 ora e 38 minuti di girato (realizzato a Montréal), la regia rischia di iper-semplificare passaggi delicati, sfiorando il limite ambiguo tra la spiegazione psicologica e la giustificazione dei crimini.