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Questa serie del 2009 con Adam Scott ha il 93% su Rotten Tomatoes ed è appena arrivata su Netflix

La serie con Adam Scott arriva su Netflix: tutte e 3 le stagioni della serie cult del 2009 che nessuno vide. Cast stellare, critiche entusiaste, un successo ritrovato.

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Diciassette anni dopo il suo debutto su Starz, Party Down è finalmente disponibile su Netflix. Tutte e tre le stagioni, 26 episodi totali, pronti per essere scoperti da chi se li era persi o riscopertidi chi li aveva amati in sordina. Perché parliamo proprio di questo: una serie che, inspiegabilmente, non ha mai sfondato il muro della popolarità di massa, nonostante avesse tutti gli ingredienti giusti. Un cast stellare, una premessa brillante, critiche entusiastiche. Eppure è rimasta lì, nascosta, come un segreto condiviso da pochi fortunati. Party Down racconta le vicende di un gruppo di aspiranti attori, sceneggiatori e artisti vari che, per sbarcare il lunario nella spietata Los Angeles, lavorano per una compagnia di catering. Ogni episodio è ambientato in un evento diverso: feste di compleanno per adolescenti, ricevimenti per anziani, party hollywoodiani imbarazzanti. Il protagonista è Henry Pollard, interpretato da Adam Scott, un attore che aveva avuto un assaggio di successo – uno spot pubblicitario diventato cult – ma che ora si ritrova a servire cocktail e tartine, con i sogni infranti e il cinismo a mille.

Ad affiancarlo, un cast che oggi definiremmo luxury: Jane Lynch nei panni di Constance Carmell, ex star di B-movie con l'ego intatto; Ken Marino come Ron Donald, il capo sfigato e alcolista; Lizzy Caplan è Casey Klein, comica stand-up in crisi; Martin Starr interpreta Roman DeBeers, sceneggiatore di fantascienza acido e insopportabile. La chimica tra questi personaggi è immediata, autentica, il tipo di alchimia che non si può forzare. Si sente che si divertono, che credono in quello che stanno facendo. La serie è stata co-creata da Paul Rudd, che si è ispirato alla propria esperienza personale. Prima di diventare Ant-Man e uno degli attori più amati di Hollywood, anche Rudd ha fatto i conti con lavori umili e audizioni andate male. Party Down è, in un certo senso, la sua origin story, raccontata con autoironia e senza filtri. Non a caso, la serie ha quel sapore di verità che manca a tante comedy patinate. Non si limita a ridere dei fallimenti: li esplora, li rispetta, li rende umani.

Tecnicamente, Party Down è una workplace comedy, ma con una struttura narrativa che la rende unica. Ogni episodio dura circa 28 minuti e funziona quasi come un racconto a sé, con un nuovo contesto, nuovi personaggi secondari, nuove situazioni surreali. Questo ritmo serrato, unito alla varietà delle ambientazioni, rende la visione incredibilmente scorrevole. Non c'è tempo per annoiarsi. Ogni puntata è un piccolo mondo a sé, con il suo tono, la sua energia, il suo messaggio nascosto dietro le risate. Le guest star sono un altro punto di forza. Nel corso delle tre stagioni sono passati nomi come Jennifer Garner, Nick Offerman, J.K. Simmons, Ken Jeong, Kristen Bell, James Marsden, Kevin Hart. Attori di peso che hanno accettato di fare comparsate in una serie che, all'epoca, tirava numeri da prefisso telefonico. Perché lo hanno fatto? Perché Party Down era quel tipo di progetto: piccolo, ma rispettato. Un cult in divenire.

E qui arriviamo al punto dolente: perché Party Down è stata cancellata? Le prime due stagioni andarono in onda tra il 2009 e il 2010, su Starz, un canale premium che all'epoca non aveva la stessa visibilità di HBO o Showtime. Gli ascolti furono bassi. Il pubblico non arrivò. Alcuni membri del cast, come Jane Lynch, divennero improvvisamente famosi grazie a Glee, rendendo complicata la logistica. La serie fu cancellata dopo la seconda stagione, lasciando i fan con l'amaro in bocca. Ma i fan non dimenticano. Per anni, Party Down è stata una di quelle serie che circolavano sottotraccia, consigliate da amico ad amico, celebrata su Reddit e nei forum di appassionati. Simile a Freaks and Geeks, Community, Arrested Development: show che non hanno avuto il successo immediato che meritavano, ma che con il tempo sono diventati pietre miliari. La domanda per un revival era così forte che, nel 2023, tredici anni dopo la cancellazione, è arrivata la terza stagione. Un miracolo televisivo.

Su Rotten Tomatoes, Party Down vanta un punteggio critico del 93 percento e un audience score del 91 percento. Numeri che parlano chiaro. The Hollywood Reporter, nella recensione della prima stagione, scrisse che sotto la superficie comica si nascondeva una meditazione acuta sulla promessa e il pericolo di condurre una vita non convenzionale. Non è solo una serie divertente: è una serie intelligente, che ti fa ridere e poi ti lascia qualcosa su cui riflettere. Oggi, con tutte e tre le stagioni disponibili su Netflix, non ci sono più scuse. Che tu sia un fan delle comedy nascoste, che tu ami Adam Scott dopo Severance, che tu voglia scoprire il lato più underground di Paul Rudd, Party Down merita la tua attenzione. Sono solo 26 episodi, poco più di 12 ore totali. Un weekend, una settimana tranquilla, un paio di serate. E alla fine, sarai parte anche tu di quel club ristretto che dice: questa serie andava vista da milioni di persone.

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