Questa serie horror su Netflix ha stravolto il mito di The Grudge con 6 ore di puro terrore
Questa serie su Netflix esplora le origini della maledizione giapponese. Analisi dell'horror in 6 episodi che ha reinterpretato il celebre franchise.
Nel luglio del 2020, Netflix ha deciso di riportare in vita uno dei franchise horror più iconici del Sol Levante, riavvolgendo il nastro fino alle radici della maledizione che ha terrorizzato il pubblico per oltre vent'anni. Ju-On: Origins non è l'ennesimo remake, né un sequel tardivo che cavalca la nostalgia: è un prequel che si propone di raccontare l'origine stessa del male che infesta la celebre casa maledetta, la stessa che ha dato vita a The Grudge quando il franchise ha attraversato l'oceano verso Hollywood. La serie giapponese, composta da sei episodi che formano un'unica stagione, rappresenta la prima versione seriale dello storico franchise. Al centro della narrazione troviamo Odajima, un investigatore del paranormale che viene chiamato a risolvere un caso apparentemente inspiegabile.
Dal punto di vista interpretativo, la serie può contare su alcune performance convincenti. Particolare menzione merita Ririka Kawashima nel ruolo di Kiyomi, un personaggio che riesce a trasmettere la fragilità e il terrore di chi si trova intrappolato in una spirale di eventi soprannaturali. Gli attori danno corpo a figure tormentate, vittime inconsapevoli di una catena di violenza e sofferenza che si perpetua attraverso le generazioni. Uno degli aspetti più controversi di Ju-On: Origins riguarda l'approccio alla rappresentazione dell'horror. La serie opta per un uso massiccio del gore, con scene graficamente esplicite che mostrano violenza e mutilazioni in modo dettagliato.
Netflix ha investito in Ju-On: Origins con l'obiettivo di rilanciare un franchise storico per il pubblico globale, sfruttando la crescente popolarità dell'horror asiatico in Occidente. La piattaforma aveva già dimostrato interesse per il genere con produzioni coreane come Kingdom, e questa serie giapponese rappresentava un'ulteriore scommessa su contenuti horror di qualità provenienti dall'Estremo Oriente. La serie rimane un esperimento interessante nel panorama dell'horror seriale contemporaneo, un tentativo di decostruire e ricostruire una mitologia consolidata attraverso gli strumenti narrativi offerti dal formato a episodi. Che ci sia riuscita completamente è discutibile, ma il coraggio di non limitarsi a replicare una formula già collaudata merita riconoscimento.