Questa serie Netflix è così bella che la guarderai tutta d'un fiato senza pause
Blue Eye Samurai è la serie animata Netflix del 2023 che ha vinto l'Emmy come miglior animazione: 8 episodi da 50 minuti ambientati nel Giappone del periodo Edo con Mizu, una samurai dagli occhi azzurri in cerca di vendetta, con un 8.7 su IMDb e la stagione 2 in arrivo.
Ci sono serie che si iniziano con l'intenzione di guardare un episodio e ci si ritrova alle tre di notte ad aver finito tutto. Blue Eye Samurai è esattamente questo tipo di esperienza. La serie animata Netflix uscita il 3 novembre 2023 ha conquistato la critica e il pubblico con una velocità quasi senza precedenti per un titolo animato per adulti: 8.7 su IMDb, Emmy come miglior serie animata nel 2024 battendo concorrenti di peso come X-Men '97, e una reputazione che continua a crescere attraverso il passaparola anche due anni dopo l'uscita. Otto episodi da circa 50 minuti ciascuno, pensati per essere consumati uno dopo l'altro, con un ritmo che non concede respiro e una qualità visiva che non si vede spesso nemmeno nel cinema d'animazione più blasonato. La seconda stagione è confermata e in produzione, con nuove anticipazioni attese per il 23 giugno 2026 all'Annecy International Animation Film Festival.
La storia: una samurai dagli occhi azzurri e una vendetta che dura una vita
Il Giappone del periodo Edo, XVII secolo. Mizu è una guerriera di origini miste, nata da una donna giapponese e da un uomo straniero bianco, e per questo considerata una vergogna vivente in una cultura fondata sulla purezza di sangue. Per sopravvivere si traveste da uomo, impara a usare la spada con una maestria fuori dall'ordinario, e costruisce la propria esistenza attorno a un unico obiettivo: trovare e uccidere i quattro uomini occidentali presenti in Giappone al momento della sua nascita, responsabili della sua condizione e della sua emarginazione. Come dirà lei stessa in un momento chiave della serie, "la mia religione è la vendetta".
Al suo fianco, in modo del tutto involontario, si trova Ringo (Masi Oka), un cuoco senza mani dall'entusiasmo irrefrenabile che vuole diventare il suo apprendista "non per raggiungere la grandiosità, ma per servirla". Il contrasto tra la glacialità di Mizu e l'umanità travolgente di Ringo è uno dei meccanismi narrativi più riusciti della serie, capace di alleggerire la tensione senza mai tradirla. Sullo sfondo, la storia di Akemi (Brenda Song), la figlia di un signore che rifiuta il destino che il mondo le ha assegnato, intreccia le sue vicende con quelle di Mizu in modi che emergono progressivamente.L'animazione: ogni fotogramma è un'opera d'arte
Blue Eye Samurai è prodotta dallo studio francese Blue Spirit, lo stesso che aveva realizzato What If? per Marvel. Ma quello che fa qui è di un livello completamente diverso. Le sequenze d'azione sono coreografate con una precisione che richiama il cinema di Kill Bill di Tarantino, ma con un'estetica visiva radicata nella tradizione pittorica giapponese: fondali che sembrano stampe ukiyo-e, movimenti di spada fluidi come calligrafia, espressioni dei personaggi capaci di una gamma emotiva che molte produzioni live-action non raggiungono.
I creatori Amber Noizumi e Michael Green — lui già sceneggiatore di Logan, Blade Runner 2049 e Alien: Covenant — hanno dichiarato di essersi ispirati a opere come Samurai Jack, Vagabond e L'Immortale, costruendo qualcosa che attinge dalla migliore animazione americana e giapponese senza assomigliare completamente né all'una né all'altra. La colonna sonora include una versione giapponese di For Whom the Bell Tolls dei Metallica che, nel contesto della serie, suona come una delle scelte musicali più azzeccate degli ultimi anni.
Perché l'Emmy e perché non lo si aspettava nessuno
Quando Blue Eye Samurai vinse l'Emmy come miglior serie animata nel 2024, battendo X-Men '97, l'animazione Marvel che aveva dominato la conversazione per mesi, fu una sorpresa per molti. Ma chi aveva visto la serie sapeva già: non c'era un titolo nell'anno che avesse costruito un universo narrativo così coerente, personaggi così densi, e una regia così ambiziosa. Il riconoscimento non era solo per la tecnica: era per la scrittura. Ogni episodio porta avanti la storia di Mizu ma lascia anche spazio alla riflessione su identità, appartenenza, il costo della vendetta e il modo in cui la cultura può diventare una prigione.
L'ottavo episodio, il finale di stagione, è stato descritto da molti come uno dei migliori episodi conclusivi nella storia delle serie animate. Non chiude tutto, anzi lascia diverse domande aperte, ma regala una risoluzione emotiva sufficiente da rendere il viaggio compiuto.
La stagione 2: Londra, motion capture e nuovi nemici
La seconda stagione sposterà Mizu da Edo a Londra, portando la storia in un contesto completamente diverso per la prima volta. I co-creatori hanno confermato che il racconto si allargherà con nuovi alleati, vecchi nemici e "i propri demoni interiori" della protagonista. Una delle novità produttive più rilevanti è l'uso della motion capture di stunt performer reali per coreografare i combattimenti con ancora maggiore precisione. In Giappone, Akemi e Taigen dovranno affrontare le tensioni all'interno del Castello di Edo sotto il controllo di un nuovo shogun, mentre Ringo cercherà un nuovo scopo. Le prime anticipazioni arriveranno al festival di Annecy il 23 giugno 2026.