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Questa serie su Prime Video ha anticipato Assassin's Creed senza che nessuno se ne accorgesse

Questa serie su Prime Video anticipò Assassin's Creed in TV: cast stellare, azione storica e intrighi. Perché meritava più di 3 stagioni e resta un cult da riscoprire.

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Tra il 2014 e il 2016, mentre il mondo dello streaming stava ancora trovando la sua dimensione globale, la BBC mandava in onda una serie che avrebbe potuto cambiare le regole del gioco. The Musketeers, adattamento libero del classico di Alexandre Dumas disponibile su Prime Video, è passata quasi inosservata, schiacciata dal peso di un'industria televisiva in rapida trasformazione. Eppure, guardando indietro, quella serie aveva qualcosa che pochi altri prodotti hanno saputo replicare: l'anima pulsante di Assassin's Creed in versione live-action, prima ancora che qualcuno ci provasse davvero. Non è un'esagerazione. Mentre il franchise videoludico di Ubisoft continuava a macinare successi nelle console di tutto il mondo, raccontando storie di cospirazioni, assassinii e lotte di potere attraverso epoche storiche magnifiche, la BBC stava facendo la stessa cosa in televisione. La Francia del Seicento diventa il campo di battaglia perfetto: ricca, pericolosa, attraversata da intrighi politici e religiosi che ricordano da vicino le trame dei Templari e degli Assassini.

Solo che qui, al posto delle lame celate, ci sono moschetti a colpo singolo e spade sguainate in duelli mozzafiato. La serie non si è mai presa troppo sul serio dal punto di vista della fedeltà letteraria. Alexandre Dumas avrebbe probabilmente alzato un sopracciglio di fronte ad alcune libertà narrative, ma The Musketeers non puntava alla pignoleria accademica. Puntava al divertimento puro, al ritmo serrato, all'azione coreografata con una precisione che sembrava strizzare l'occhio ai film di Guy Ritchie. Quel mix di rissosità british e grandeur storica ha creato un prodotto unico, capace di bilanciare melodramma e violenza senza mai scivolare nel ridicolo. Il vero cuore pulsante dello show era il cast. Tom Burke, Santiago Cabrera, Howard Charles e Luke Pasqualino hanno dato vita ai quattro moschettieri con una chimica raramente vista in produzioni del genere. Non erano semplici eroi monodimensionali: ognuno portava con sé un bagaglio emotivo, contraddizioni, lealtà incrollabili e debolezze umane.

Burke, che il pubblico contemporaneo conosce per ruoli in Furiosa e Black Bag, interpretava un Athos tormentato ma carismatico. Cabrera, reduce dal successo di Heroes, dava ad Aramis una complessità che andava oltre lo stereotipo del dongiovanni. Charles e Pasqualino completavano il quartetto con interpretazioni solide, capaci di reggere il peso di una narrazione che oscillava tra la leggerezza e il dramma. Il cast di supporto non era da meno. Peter Capaldi, prima di prendere il timone del TARDIS come Dottore in Doctor Who, compariva nelle prime puntate. Rupert Everett e Hugo Speer aggiungevano spessore a una galleria di personaggi secondari che non erano mai semplici comparse. Ogni antagonista, ogni alleato temporaneo aveva una sua dignità narrativa, contribuendo a costruire un universo che sembrava vivo, respirante, pericoloso. Un elemento spesso sottovalutato di The Musketeers è la sua scala produttiva.

Girata interamente a Praga, che si prestava magnificamente a sostituire la Parigi del Seicento, la serie poteva contare su location reali, edifici storici, strade acciottolate e architetture imponenti. Non era il solito set televisivo ristretto della BBC. C'era respiro, grandiosità, un senso di autenticità visiva che molte produzioni contemporanee, spesso limitate a green screen e studi, non riescono a trasmettere. Ogni duello, ogni inseguimento, ogni sparatoria sembrava ancorato a un mondo tangibile. Eppure, nonostante tutto questo, The Musketeers non ha mai davvero sfondato. Le recensioni erano buone ma non entusiastiche, il pubblico presente ma non travolgente. Dopo tre stagioni e trenta episodi, la BBC ha tirato i remi in barca. Il timing, probabilmente, è stato il vero nemico. Se la serie fosse uscita qualche anno dopo, magari direttamente su una piattaforma streaming globale come Netflix o Amazon Prime Video, la storia sarebbe potuta essere diversa. Avrebbe avuto accesso a un pubblico internazionale più vasto, a un marketing più aggressivo, a una longevità che la televisione tradizionale, all'epoca, faceva fatica a garantire.

Oggi, con Netflix che sta sviluppando la sua versione ufficiale di Assassin's Creed ambientata nella Roma del 64 d.C., è impossibile non pensare a The Musketeers come a un'occasione mancata. Il film con Michael Fassbender del 2016 è stato un disastro critico e commerciale, incapace di tradurre la complessità e il fascino del videogioco su grande schermo. La serie BBC, invece, aveva già trovato la formula: cospirazioni storiche, azione coreografata, personaggi stratificati, ambientazioni mozzafiato. Era tutto lì, pronto per essere apprezzato. Certo, mancavano gli elementi più fantascientifici del franchise Ubisoft. Niente Animus, niente salti temporali tra passato e presente, niente tecnologia aliena. Ma l'essenza c'era tutta. I Moschettieri proteggevano la Francia dai suoi nemici interni ed esterni, proprio come gli Assassini combattevano i Templari. Le trame ruotavano attorno a tradimenti politici, figure religiose corrotte, segreti di corte. Anche l'azione rispecchiava il ritmo di Assassin's Creed: combattimenti corpo a corpo, moschetti che richiedevano precisione perché avevi un solo colpo prima di dover ricaricare, fughe rocambolesche attraverso tetti e vicoli stretti.

Guardando indietro, viene da chiedersi cosa sarebbe potuto succedere con una quarta o quinta stagione. I personaggi avevano ancora margini di crescita, le trame potenziali erano infinite in un'epoca storica così ricca di conflitti. Il cast era affiatato, la produzione rodata, il pubblico fedele anche se non massiccio. Forse, con il supporto giusto, The Musketeers avrebbe potuto diventare un cult, un punto di riferimento per le serie d'azione in costume. Invece è rimasta lì, un po' dimenticata, sepolta sotto valanghe di nuove uscite settimanali. Un peccato, considerando che aveva tutte le carte in regola per durare. E mentre aspettiamo di vedere se Netflix riuscirà a dare ad Assassin's Creed il trattamento televisivo che merita, vale la pena riscoprire The Musketeers per quello che era: un'avventura adrenalinica, visivamente accattivante, narrativamente solida, che ha anticipato un genere prima ancora che diventasse di moda. Una gemma nascosta che meritava molto più di tre stagioni e un oblio prematuro.

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