TV

Questa sitcom animata anni '90 su Netflix è la chiave per capire il vero messaggio di Bojack Horseman

Non è solo una parodia in BoJack Horseman, ma la chiave per comprendere il DNA esistenzialista della serie e il suo approccio al cambiamento personale.

Condividi

A prima vista, BoJack Horseman e le sitcom familiari degli anni 90 sembrano appartenere a universi narrativi incompatibili. Da una parte, una serie animata spietata che affronta aborto, dipendenze e depressione clinica con un realismo psicologico raro per il mezzo. Dall'altra, prodotti televisivi come Full House o Family Matters, con le loro battute prevedibili, i problemi risolti in 22 minuti e quelle lezioni di vita confezionate con un fiocco prima dei titoli di coda. Eppure, al cuore di BoJack Horseman pulsa proprio una di quelle sitcom: Horsin' Around, su Netflix, lo show che negli anni 90 ha reso famoso il protagonista, un cavallo antropomorfo che ha adottato tre orfani. E qui sta il paradosso geniale della serie creata da Raphael Bob-Waksberg: quella parodia apparentemente usa e getta di Full House non è solo una fonte di gag ricorrenti, ma la chiave interpretativa per comprendere il DNA esistenzialista dello show.

Horsin' Around appare fin dai primi minuti della serie, quando un Charlie Rose animato ricorda agli spettatori che i critici dell'epoca la consideravano "banale", "sdolcinata" e "non buona". I frammenti che vediamo confermano il verdetto: battute ovvie, tormentoni insopportabili come "Neigh way, Jose", episodi molto speciali su razzismo, disturbi alimentari e i pericoli di guardare direttamente un'eclissi solare. Tutto l'armamentario dei Miller-Boyett productions che hanno saturato la televisione tra fine anni 80 e anni 90. Ma BoJack Horseman non liquida la sua sitcom-nel-sitcom con semplice disprezzo. C'è qualcosa di malinconicamente nostalgico nel modo in cui la serie torna su quegli episodi. Nel finale della terza stagione, un BoJack isolato dal mondo guarda se stesso in un vecchio episodio mentre promette al suo giovane pupillo: "Siamo una famiglia ora, qualsiasi cosa accada, e io ci sarò sempre per te". La camera indugia sul volto del protagonista nel presente, e capisci: quella promessa non mantenuta nella vita reale pesa come un macigno.

Il cavallo di Horsin' Around riusciva a creare una vita significativa semplicemente adottando tre bambini. Nella realtà, BoJack ha deluso chiunque abbia incrociato il suo cammino. È proprio questo contrasto a rivelare la strategia narrativa della serie. BoJack Horseman prende in prestito dalle sitcom che deride uno strumento fondamentale: la lezione di vita impacchettata. Certo, le lezioni qui non sono "mentire è sbagliato" o "la famiglia viene prima di tutto". Quelle pietà vengono ridicolizzate, calpestate, sniffate dai dissoluti abitanti della Hollywood immaginata dallo show. Ma il formato resta, trasformato in qualcosa di più ambiguo e doloroso. L'ultra-serializzazione di BoJack Horseman garantisce che i problemi non vengano mai davvero risolti. Quando BoJack ruba la D dall'insegna di Hollywood nella prima stagione, tre stagioni dopo tutti la chiamano ancora "Hollywoo". I personaggi ricevono lampi di comprensione, epifanie che sembrano promettere una svolta, ma raramente questi insight si traducono in cambiamento duraturo.

Le lezioni sdolcinate di Horsin' Around sono al centro del DNA esistenzialista di BoJack Horseman, fondamentali per come la serie affronta la domanda se le persone possano davvero cambiare. I colori vivaci e gli animali parlanti permettono allo show di cavarsela con dialoghi auto-seriosi, battute pronunciate con totale sincerità, senza sembrare pretenziose o semplicistiche. La genialità sta nel riconoscere che anche le sitcom più formulaiche toccano verità emotive reali, anche quando le impacchettano male. Horsin' Around rappresenta un mondo in cui i problemi hanno soluzioni, in cui adottare tre orfani basta per dare senso all'esistenza, in cui le promesse vengono mantenute. BoJack Horseman ci mostra cosa succede quando quelle stesse persone vivono in un universo dove le conseguenze non scompaiono dopo la pausa pubblicitaria, dove le epifanie non garantiscono trasformazioni, dove "ci sarò sempre per te" è una promessa troppo grande da mantenere.

Eppure la serie continua a offrire quelle lezioni, quegli aforismi che suonano come potrebbero uscire da una sitcom migliore, più coraggiosa. Perché anche in un mondo terrificante dove il cambiamento sembra impossibile, dove i personaggi continuano a sabotare se stessi nonostante lampi di comprensione, quelle verità rimangono vere. Diventa più facile, se lo fai ogni giorno. Tutto ciò che abbiamo sono le connessioni che creiamo. Tutto ciò che sei sono le cose che fai. Horsin' Around non è solo una parodia o un contrappunto ironico. È il cuore nascosto di BoJack Horseman, il promemoria costante di un mondo più semplice che non può esistere ma che non possiamo smettere di desiderare. E forse, suggerisce la serie, anche questo desiderio impossibile conta per qualcosa.

Continua a leggere su BadTaste