TV

Su Netflix, c'è una serie (ingiustamente cancellata) che unisce American Gods e His Dark Materials

La serie fantasy brasiliana cancellata da Netflix che ha rivoluzionato il genere con il folklore sudamericano. Scopri perché meritava di più.

Condividi

Per decenni, il panorama del fantasy televisivo è stato dominato dalle fiabe occidentali e dalle loro infinite rielaborazioni. Disney ha costruito un impero su principesse e castelli, mentre serie come Once Upon A Time hanno spremuto ogni goccia di nostalgia dai classici che tutti conosciamo. Il risultato? Un genere che, pur offrendo il comfort rassicurante della familiarità, rischiava di soffocare sotto il peso della prevedibilità. Eppure qualcosa è cambiato negli ultimi anni. Squid Game e La Casa di Carta hanno dimostrato che il pubblico globale ha fame di storie diverse, raccontate con sensibilità culturali nuove. Netflix ha aperto le porte a produzioni internazionali che hanno portato una ventata di freschezza nel catalogo, ma è nel fantasy che questa rivoluzione silenziosa ha dato i frutti più sorprendenti.

Tra il 2021 e il 2023, una serie brasiliana ha fatto qualcosa di straordinario: ha dimostrato che il genere fantasy poteva liberarsi dalle catene della mitologia europea e attingere a un universo narrativo completamente inesplorato dal grande pubblico. Invisible City - Città invisibile, creata dagli sceneggiatori e autori bestseller Raphael Draccon e Carolina Munhóz, ha trasformato il folklore brasiliano in una dark fantasy visivamente stupefacente, ottenendo un impressionante 89 percento di gradimento su Rotten Tomatoes. La storia segue Eric, un detective ambientale interpretato da Marco Pigossi, che indaga su quella che sembra la morte di un delfino. Ma quello che scopre va ben oltre: si trova catapultato in un mondo nascosto dove le figure del folklore brasiliano convivono con gli esseri umani, spesso in conflitto con la modernità che minaccia il loro habitat naturale.

L'estetica della serie richiama il crime noir, con atmosfere cupe e una fotografia che gioca sapientemente con luci e ombre. I personaggi sono un intreccio affascinante tra umani e creature soprannaturali, ciascuna con un'affinità particolare verso un animale specifico. Questa caratteristica ha ispirato paragoni con His Dark Materials, ma Invisible City possiede una grinta e una durezza che la distinguono nettamente dalla serie britannica. Altri hanno visto nella struttura narrativa e nella convivenza tra divinità e mortali delle somiglianze con American Gods. Ed effettivamente, come nella serie tratta dal romanzo di Neil Gaiman, anche qui le antiche entità devono confrontarsi con un mondo moderno che le ha dimenticate o ridotte a semplici leggende.

Ma dove Invisible City brilla davvero è nel design dei personaggi. Ogni creatura soprannaturale porta su di sé i segni visivi della propria origine mitologica, in un lavoro di costume design che è una festa per gli occhi. La serie affronta anche temi di scottante attualità, intrecciando la trama con un messaggio pro-ambientalista che non risulta mai didascalico o predicatorio. La natura non è solo uno sfondo esotico, ma un personaggio a tutti gli effetti, minacciato dall'espansione urbana e dallo sfruttamento delle risorse. Due stagioni, per un totale di dodici episodi. La prima stagione del 2021 comprendeva sette episodi, con il più apprezzato che raggiungeva un rating di 7,8 su IMDb. La seconda, uscita nel 2023, ne contava cinque, con un picco di 7,6. Numeri solidi, un pubblico fedele, recensioni entusiastiche. Eppure Netflix ha deciso di cancellarla.

La decisione ha lasciato l'amaro in bocca a molti. Certo, gli ascolti della seconda stagione erano calati rispetto alla prima, ma diversi critici hanno definito la cancellazione ingiusta, considerando il contributo unico che la serie aveva dato al genere fantasy e la fedeltà del suo pubblico di nicchia. E qui emerge il paradosso del momento che sta vivendo il fantasy televisivo. Il 2026 porta con sé il reboot della serie di Harry Potter e un nuovo capitolo della saga de Il Signore degli Anelli. Nel 2027 arriverà Narnia di Greta Gerwig. Tutti progetti prestigiosi, tutti basati su franchise che hanno definito il genere, tutti con storie che il pubblico già conosce a memoria. Quando le piattaforme continuano a riciclare gli stessi universi narrativi, a rifare casting di personaggi iconici invitando inevitabilmente i paragoni, quando l'unica novità è vedere una storia familiare raccontata con effetti speciali migliori, qualcosa si perde.

Invisible City rappresentava esattamente l'opposto di questa tendenza. Poteva essere semplicemente se stessa: originale, audace, radicata in una cultura che raramente aveva trovato spazio nelle produzioni fantasy mainstream. La serie brasiliana disponibile su Netflix in portoghese, con sottotitoli o doppiaggio in inglese, ha dimostrato che c'è spazio per storie diverse. Ha provato che il pubblico è pronto ad abbracciare mitologie lontane dalla propria, se presentate con intelligenza e maestria visiva. Ha aperto una porta che molti speravano rimanesse spalancata. Il folklore brasiliano, con le sue creature legate alla foresta amazzonica e alle acque dei fiumi, con i suoi spiriti della natura e le sue divinità ancestrali, offriva un universo ricchissimo e praticamente vergine per il pubblico internazionale. Invisible City ne ha appena scalfito la superficie, ma è bastato per mostrare quanto potenziale inespresso esista là fuori.

Continua a leggere su BadTaste