Questo controverso caso di cronaca su Netflix ti farà dubitare di tutto ciò che vedi al telegiornale
Analisi della miniserie spagnola true crime su Netflix che racconta il controverso caso di cronaca nera del 2013 con Candela Peña.
Quando la legge irrompe nella vita di una persona comune, tutto cambia in un istante. Le certezze si sgretolano, le relazioni si trasformano in prove a carico, e ciò che sembrava normale diventa sospetto. The Asunta Case, la miniserie diretta dal regista spagnolo Elías León Siminiani e ora disponibile su Netflix, parte proprio da questo capovolgimento esistenziale per raccontare uno dei casi di cronaca nera più controversi della Spagna recente. Sei episodi che si basano su una storia vera: quella di Rosario Porto e Alfonso Basterra, una coppia di mezza età accusata di aver ucciso la figlia adottiva tredicenne, Asunta. Un caso che nel 2013 ha sconvolto l'opinione pubblica spagnola e che ora torna a galla attraverso una narrazione seriale capace di andare oltre il semplice racconto dei fatti.
Al suo fianco, due agenti di polizia: Rios, un Carlos Blanco dalla presenza solida e rassicurante, e Cruces, una María León che porta sullo schermo tutta la complessità di una donna che lavora in un ambiente ancora largamente maschile mentre affronta un percorso di fecondazione assistita. L'autopsia rivela dettagli inquietanti. L'indagine procede e, pezzo dopo pezzo, il cerchio si stringe attorno ai genitori adottivi. Le prove circostanziali si accumulano, ma nessuna di esse è definitiva. Ed è proprio qui che The Asunta Case rivela la sua natura più profonda: non è una serie che vuole convincerti della colpevolezza o dell'innocenza di Rosario e Alfonso. È una serie che vuole mostrarti quanto sia fragile il confine tra verità processuale e verità umana.
La serie utilizza un espediente narrativo particolarmente efficace: mostra gli eventi della notte dell'omicidio da prospettive diverse, creando un effetto simile al classico Rashomon di Kurosawa. Ogni ricostruzione è plausibile, ogni versione è supportata da alcuni elementi fattuali. Ma quale è vera? La serie non te lo dice. Ti invita invece a formare la tua opinione, sapendo però che qualsiasi conclusione sarà parziale, incompleta, potenzialmente ingiusta. La scelta dei creatori di non esplorare la prospettiva di Asunta è deliberata e significativa. La ragazza rimane, in un certo senso, un'assenza al centro della narrazione. Vediamo flashback della sua vita, momenti con i genitori, scene quotidiane. Ma non entriamo mai veramente nella sua testa, non conosciamo i suoi pensieri, le sue paure, i suoi desideri.
Il sound design di Ruben Bermudez e la colonna sonora composta da Adrian Foulkes e Federico Jusid lavorano in perfetta sintonia per costruire la tensione senza mai cadere nella sottolineatura eccessiva. La musica sa quando farsi da parte e lasciare che sia il silenzio a parlare, e sa quando intervenire per amplificare l'impatto emotivo di una scena. È un lavoro di sottrazione tanto quanto di aggiunta, segno di una maturità produttiva non scontata nel panorama seriale contemporaneo. Se sei fan del true crime non puoi perdere neanche questa docuserie ispirata a fatti reali.