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Questo film su Netflix con Denzel Washington aveva previsto la rabbia contro le assicurazioni sanitarie

Questo film su Netflix torna attuale dopo l'omicidio del CEO di UnitedHealthcare. Il produttore Mark Burg commenta il legame inquietante tra il film del 2002 e la realtà.

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Quando il 4 dicembre 2024 Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, è stato ucciso a colpi di pistola per le strade di New York, una vecchia pellicola del 2002 è improvvisamente tornata alla ribalta. John Q., thriller su Netflix con Denzel Washington che racconta la disperazione di un padre contro il sistema sanitario americano, ha trovato un'eco inquietante nella cronaca nera. Mark Burg, produttore del film, non ha usato mezzi termini nel commentare l'accaduto: "Quando ho saputo cosa era successo a New York, la prima cosa che mi è passata per la testa è stata: 'Oh mio Dio, questo ragazzo ha portato John Q. al livello successivo'". Una dichiarazione che fa rabbrividire, un ponte inaspettato tra finzione e realtà che nessuno avrebbe voluto vedere costruito.

Vent'anni fa, precisamente il 15 febbraio 2002, usciva nelle sale americane questo film diretto da Nick Cassavetes. John Quincy Archibald, interpretato da un Denzel Washington al culmine della sua intensità emotiva, è un padre che vede suo figlio morire perché l'assicurazione sanitaria rifiuta di coprire un trapianto di cuore. Senza soldi, senza opzioni, senza speranza. La sua risposta è disperata e illegale: prende in ostaggio il pronto soccorso dell'ospedale, armato e determinato a ottenere giustizia per suo figlio. Il copione di James Kearns, sceneggiatore televisivo, era rimasto in un cassetto per anni. Inizialmente sviluppato alla Columbia con l'idea di far recitare Dustin Hoffman nel ruolo principale, il progetto non aveva mai preso quota.

Kearns aveva ricomprato i diritti del suo stesso lavoro, convinto che quella storia meritasse di essere raccontata. Fu Michael De Luca, dirigente della New Line Cinema, a credere nella potenza di quel materiale. Ma il vero turning point arrivò nel 2000, quando Washington accettò di interpretare John Archibald. Con lui a bordo, tutto cambiò: Robert Duvall, James Woods e Anne Heche si unirono rapidamente al cast, trasformando un progetto dormiente in una produzione di peso. Un dettaglio curioso riguarda James Woods, che interpreta il chirurgo cardiaco. Per prepararsi al ruolo, Woods si affidò a un consulente medico del progetto: un certo Mehmet Oz, all'epoca medico ancora lontano dalla fama televisiva che avrebbe conquistato come Dr. Oz. Le mani che si vedono eseguire l'intervento chirurgico nel film sono proprio quelle di Oz, un tocco di autenticità che Cassavetes volle inserire nella pellicola.

La critica cinematografica non fu generosa con John Q. La recensione di The Hollywood Reporter dell'epoca fu particolarmente severa, accusando il film di "affidarsi a ogni convenzione possibile". I critici trovarono la sceneggiatura prevedibile, la regia troppo didascalica, il messaggio eccessivamente esplicito. Ma il pubblico la pensava diversamente. Molto diversamente. Il film incassò 102 milioni di dollari in tutto il mondo, cifra che oggi equivale a circa 179 milioni considerando l'inflazione. Un successo commerciale che dimostrò quanto il tema toccasse nervi scoperti nella società americana. Perché funzionò nonostante le stroncature della critica? Perché John Q. parlava di una paura concreta, quotidiana, che milioni di americani vivono sulla propria pelle.

Il sistema sanitario statunitense, con le sue assicurazioni private, i costi proibitivi, le negazioni di copertura, rappresenta da decenni una fonte di angoscia per le famiglie della classe media e povera. Washington incarnava quella rabbia impotente, quella sensazione di essere intrappolati in un meccanismo che mette il profitto prima della vita umana. La scelta di raccontare questa storia attraverso il thriller, con il suo carico di tensione e suspense, permise al film di raggiungere un pubblico mainstream che difficilmente si sarebbe avvicinato a un documentario o a un dramma sociale più austero. Cassavetes costruì un crescendo emotivo che culmina in scene di confronto potenti, dove Washington può dispiegare tutta la sua capacità di comunicare vulnerabilità e determinazione insieme. La carriera di Denzel Washington è costellata di ruoli iconici (come quello di Frank Lucas in questo film di Ridley Scott), ma John Quincy Archibald resta uno dei suoi personaggi più viscerali.

L'attore riuscì a dare corpo a una disperazione universale, trasformando un padre qualunque in un simbolo di protesta contro un'ingiustizia sistemica. Non servivano effetti speciali o scene d'azione elaborate: bastava il primo piano di Washington, gli occhi lucidi mentre supplica i medici di salvare suo figlio, la voce che si spezza mentre chiede solo una possibilità. Il film si chiude con una nota ambigua, sospesa tra speranza e rassegnazione. John affronta le conseguenze legali delle sue azioni, ma suo figlio è vivo. Ha ottenuto ciò che voleva, a un prezzo altissimo. È una vittoria o una sconfitta? Dipende da quale prospettiva si guarda. Per il sistema giudiziario è un criminale. Per milioni di spettatori che si sono rivisti nella sua storia, è un padre che ha fatto ciò che chiunque avrebbe fatto al suo posto.

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