Questo film belga su Prime Video ha ridicolizzato Dio (e ha ottenuto importanti riconoscimenti)
La figlia di Dio scappa e invia un SMS a tutti rivelando quando moriranno. Analisi del film di Jaco van Dormael del 2015.
Dimenticate tutto quello che pensate di sapere sulla rappresentazione cinematografica della divinità. Niente barba bianca, niente trono di nuvole, niente saggezza infinita. Nel film "Dio esiste e vive a Bruxelles", diretto dal visionario Jaco van Dormael nel 2015 e disponibile su Prime Video, l'Onnipotente è un uomo mediocre e sadico che vive in un appartamento trasandato della capitale belga, passando le giornate tra sigarette, birra e la perversione di manipolare le esistenze umane attraverso un vecchio computer nel suo ufficio privato. Non si tratta di una parodia religiosa fine a se stessa, ma di una commedia surreale che utilizza l'iconografia divina per raccontare una storia profondamente umana. Il protagonista assoluto non è Dio, interpretato da Benoît Poelvoorde, ma sua figlia Ea, una bambina di dieci anni stanca dei soprusi paterni. Come spiega lo stesso van Dormael attraverso le parole della piccola protagonista: "Avete già sentito molto parlare del figlio. La figlia sono io, mi chiamo Ea e ho 10 anni".
Ea, consapevole del caos scatenato, si mette alla ricerca di uno scriba e sei apostoli per riscrivere da zero un nuovo testamento biblico. È questa la missione che guida la bambina attraverso le strade della città, incontrando personaggi comuni che diventeranno i suoi discepoli: persone normali, con vite ordinarie, che improvvisamente si trovano a fare i conti con la propria mortalità. Il film ha ottenuto riconoscimenti importanti nel circuito dei premi europei. La candidatura ai Golden Globe 2016 come miglior film straniero e quella ai David di Donatello nella categoria Miglior film dell'Unione Europea testimoniano l'impatto che l'opera ha avuto sulla critica internazionale. Agli European Film Awards 2015, Sylvie Olive ha conquistato il premio per la miglior scenografia europea, un riconoscimento che sottolinea la cura visiva con cui è stato costruito questo mondo parallelo.
Il film ha diviso il pubblico e la critica. Alcuni spettatori hanno apprezzato l'audacia concettuale e l'originalità della proposta, altri hanno trovato eccessiva la costruzione surreale. Ma proprio questa capacità di dividere, di non lasciare indifferenti, rappresenta uno dei punti di forza di un'opera che rifiuta le convenzioni del cinema mainstream per proporre una visione personale e coraggiosa. Van Dormael costruisce una favola moderna dove il divino perde ogni aura di sacralità per diventare terribilmente umano, mentre gli esseri umani comuni scoprono una dimensione quasi mistica quando si confrontano con la consapevolezza del limite. È questo capovolgimento di prospettive il vero cuore del film, più ancora della trama surreale o dei personaggi eccentrici.