FILM

Questo film su Netflix con Schwarzenegger aveva previsto Elon Musk 20 anni prima della Silicon Valley

Il film con Schwarzenegger anticipò nel 2000 le ossessioni transumaniste di Musk e Thiel: clonazione, immortalità e miliardari tech che vogliono sconfiggere la morte.

Condividi

Novembre 2000. Nelle sale cinematografiche americane arriva The 6th Day - Il sesto giorno (ora disponibile su Netflix), un film di fantascienza con Arnold Schwarzenegger che oggi risulta stranamente profetico. Non per la trama in sé, l'ennesima storia di cloni e cospirazioni corporate, ma per come anticipava, con vent'anni di anticipo, le ossessioni transumaniste dei miliardari della Silicon Valley. Mentre Elon Musk e Peter Thiel investono miliardi per sconfiggere la morte, quel film d'azione apparentemente generico aveva già immaginato un mondo dove i titani della tecnologia vedevano il decesso come l'ultima frontiera da conquistare. Il film si apre con una visione bizzarra del futuro prossimo: l'XFL è lo sport più popolare d'America, il frigorifero ti avvisa quando finisce il latte, e puoi comprare un clone del tuo animale domestico con la stessa facilità con cui acquisti un giocattolo tornando dal lavoro.

È un futuro fatto di dettagli strampalati, bambole semi-viventi che si fanno crescere i capelli da sole, guanti volanti radiocomandati che sembrano il Power Glove della Nintendo, ma anche di intuizioni sorprendentemente accurate. Michael Rapaport ha una fidanzata olografica gestita da intelligenza artificiale, un'anticipazione perfetta delle AI girlfriend che oggi proliferano nelle app di tutto il mondo. Al centro della trama c'è Adam Gibson, pilota di elicotteri charter interpretato da uno Schwarzenegger ancora tra le più grandi star del pianeta, anche se il suo appeal cominciava a scemare dopo una serie di flop. Il suo personaggio è l'Arnold family-friendly degli anni Novanta: solare, paziente, padre amorevole, buon cittadino. Niente a che vedere con il cinico guerriero degli anni Ottanta.

L'appeal principale del film, all'epoca, era vedere due Schwarzenegger sullo schermo contemporaneamente: l'Adam originale che scopre il complotto, e il clone ignaro che vive la sua vita idilliaca con moglie e figlia. È come avere Doug Quaid e Carl Hauser, le due personalità di Total Recall, che finalmente condividono la scena invece di comunicare attraverso messaggi video. Buona parte della filmografia anni Novanta di Schwarzenegger gioca proprio su questa dicotomia: Kindergarten Cop mette l'Arnold ruvido degli anni Ottanta in una commedia per famiglie, Jingle All the Way tenta di estrarre comicità dal contrasto tra aspettativa e presentazione. Persino Terminator 2 ribalta le carte facendo del T-800 l'eroe invece che il villain.

The 6th Day cerca di fondere questi due volti dello star system schwarzeneggeriano, e l'attore austriaco riesce nell'intento, ma non basta a salvare un film che crolla sotto il peso di una costruzione del mondo incoerente e di una narrazione prevedibile. L'universo fantascientifico non ha la densità viscerale della Marte di Total Recall. Dove il film funziona davvero è nella rappresentazione della cospirazione sulla clonazione: Tony Goldwyn interpreta un sinistro miliardario tech e Robert Duvall uno scienziato geniale che insieme hanno trovato il modo di diventare immortali. Creano cloni umani con gli stessi ricordi degli originali, generando una catena infinita di sé stessi che inganna la morte. Suona familiare? È esattamente il tipo di ambizione transumanista che oggi accomuna Musk, Thiel e gli altri oligarchi della tecnologia.

Ma The 6th Day vuole essere innanzitutto un action thriller, e in questo è moderatamente efficace. Guardare Schwarzenegger scoprire il complotto orchestrato da Goldwyn e Duvall, combattendo continuamente contro i loro scagnozzi, Michael Rooker, Sarah Wynter, Rodney Rowland, che sono praticamente unkillable grazie a una riserva infinita di cloni di riserva, ha il suo fascino pulp. Ci sono inseguimenti in auto, sparatorie nei laboratori, colpi di scena che in realtà sono telefonati fin dall'inizio. Il cast è solido, gli ingredienti ci sono, ma manca coesione visiva e gusto registico. Col senno di poi, The 6th Day diventa utile per capire un'evoluzione specifica del cinema d'azione: quella ispirata dalla sequenza dello sbarco in Normandia in Salvate il soldato Ryan del 1998.

Spottiswoode sembra operare in una modalità visiva che trova il suo apice nei film di Lee Tamahori, Die Another Day, The Edge, un misto di composizioni action convenzionali e montaggio frenetico da videoclip musicale. È un vocabolario parallelo rispetto alla shaky cam di Paul Greengrass in The Bourne Supremacy: tutti questi registi erano chiaramente ispirati da Salvate il soldato Ryan, cercando di creare un'esperienza sensoriale emotivamente travolgente e credibile del combattimento. The 6th Day non è un capolavoro. È un action movie sciatto, visivamente confuso, pieno di dettagli futuristici che oscillano tra il profetico e il ridicolo. Ma anni dopo, in un mondo dove i miliardari tech parlano seriamente di caricare la coscienza su computer e sconfiggere l'invecchiamento, quel film dimenticato di Schwarzenegger merita una seconda occhiata. Non per la sua qualità cinematografica, ma per aver capito, prima di molti altri, quale sarebbe stata la vera ossessione del capitale nel ventunesimo secolo: non conquistare mercati, ma conquistare l'eternità.

Continua a leggere su BadTaste