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Questo film su Prime Video divide il pubblico: 83% di consensi, ma migliaia di persone fuggono dalla sala

Il film che trionfa su Rotten Tomatoes con 83% critica e 86% pubblico, ma crolla al botteghino. Analisi del paradosso tra successo critico e flop commerciale.

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Nel panorama cinematografico contemporaneo, dove i cinecomic hanno progressivamente perso quella patina di invincibilità che li caratterizzava negli anni Dieci, emerge un caso tanto affascinante quanto paradossale. The Toxic Avenger, reboot del cult del 1984 diretto da Macon Blair e distribuito da Cineverse con Iconic Events Releasing, sta vivendo una situazione schizofrenica: trionfo su Rotten Tomatoes e disfatta al botteghino. Un fenomeno che merita di essere analizzato per comprendere le dinamiche attuali del mercato cinematografico. Il film, disponibile su Prime Video, vanta numeri straordinari sulla piattaforma di aggregazione recensioni più consultata al mondo. L'83% di consenso dalla critica e un ancora più notevole 86% dal pubblico rappresentano risultati eccellenti per qualsiasi produzione, figuriamoci per un film vietato ai minori che recupera un franchise di serie B degli anni Ottanta.

I critici hanno lodato l'assurda narrativa, il senso dell'umorismo e l'amore incondizionato per il materiale originale. Peter Dinklage, protagonista nei panni di Winston Gooze che si trasforma nel mostruoso Toxie, ha ricevuto apprezzamenti trasversali per la sua capacità di padroneggiare tanto la commedia quanto il dramma, confermandosi attore versatile ben oltre il Tyrion Lannister che lo ha reso celebre. Il cast che lo affianca non è da meno: Jacob Tremblay, Kevin Bacon, Elijah Wood e Taylour Paige compongono un ensemble di talento che sulla carta garantiva una certa attrattiva commerciale. Blair, già autore di I Don't Feel at Home in This World Anymore del 2017, dimostra di saper gestire toni estremi e registri caustici, creando un prodotto che, almeno sulla carta e nelle valutazioni qualitative, funziona.

Eppure, la realtà del box office racconta una storia completamente diversa. Il debutto ha registrato appena 755.000 dollari, una cifra drammaticamente bassa per una produzione hollywoodiana con attori riconoscibili e una campagna promozionale strutturata. Ma c'è di più: le prime proiezioni avrebbero visto numerosi spettatori abbandonare le sale durante la visione, un fenomeno che raramente accompagna film con percentuali così elevate su Rotten Tomatoes. Come si spiega questa frattura tra consenso critico-qualitativo e rifiuto commerciale? La risposta risiede probabilmente nella natura estrema del film. The Toxic Avenger non è un prodotto per tutti: il suo rating R, l'approccio splatter, l'ironia grottesca e la violenza esplicita rappresentano caratteristiche che dividono inevitabilmente.

Chi apprezza questo tipo di cinema tende ad amarlo visceralmente, mentre chi si aspettava un supereroe tradizionale si ritrova spiazzato, quando non disturbato. Le recensioni negative, seppur minoritarie, riconoscono comunque che il film raggiunge esattamente gli obiettivi che si prefigge: il problema è che quegli obiettivi non sono mainstream. The Toxic Avenger si colloca in una nicchia precisa: quella del supereroe alternativo, irriverente, violento e consapevolmente trash. Un'operazione che richiama lo spirito indie più che quello dei blockbuster, ma che viene distribuita con aspettative commerciali inevitabilmente diverse. Il film funziona magnificamente per chi cerca esattamente quel tipo di esperienza, come dimostrano i punteggi su Rotten Tomatoes, ma quella fetta di pubblico è evidentemente più ristretta di quanto gli studios sperassero.

Il caso di The Toxic Avenger solleva domande fondamentali sulla natura stessa del successo cinematografico contemporaneo. In un'epoca in cui Rotten Tomatoes influenza pesantemente le decisioni di visione, come interpretare la disconnessione tra percentuali alte e sale vuote? Significa che gli spettatori sono diventati più selettivi, scegliendo accuratamente cosa merita il prezzo di un biglietto? Oppure che esistono film tecnicamente validi che semplicemente non incontrano i gusti del grande pubblico, indipendentemente dalla loro qualità oggettiva? La polarizzazione è evidente: metà pubblico fugge, metà adora. Questa divisione netta è sintomatica di un cinema che rifiuta i compromessi, che non cerca di accontentare tutti ma vuole soddisfare pienamente una specifica audience. È una strategia commercialmente rischiosa ma artisticamente onesta, che negli anni ha dato vita ai cult più amati e longevi della storia del cinema.

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