FILM

Russell Crowe su Prime Video, nei panni del sacerdote italiano che ha documentato ogni possessione

La vera storia di padre Gabriele Amorth, esorcista del Vaticano con 100mila esorcismi, e il film con Russell Crowe che racconta la sua incredibile vita.

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Centomila esorcismi. Non stiamo parlando di benedizioni domenicali o preghiere di routine. Parliamo di confronti diretti con quello che la Chiesa cattolica definisce il Male assoluto, documentati uno per uno da un prete italiano che ha dedicato trent'anni della sua vita a combattere il diavolo. Gabriele Amorth non era un personaggio inventato per spaventare i fedeli: era reale, tangibile, controverso. E Russell Crowe lo ha portato sullo schermo in L'esorcista del Papa, un film (disponibile su Prime Video) che mescola horror viscerale, thriller cospirazionista e la storia autentica dell'uomo che il Vaticano ha scelto come suo esorcista capo. Diretto da Julius Avery, il film debuttato nel 2023 prende ispirazione dai memoir lasciati da padre Amorth prima della sua morte nel 2016, in particolare dai best seller "Un esorcista racconta" e "Un esorcista: altre storie". Ma attenzione: questa non è una biografia documentaristica.

La pellicola imbocca con decisione la strada del cinema d'intrattenimento, innestando nel DNA del genere esorcistico l'immaginario complottista alla Dan Brown e un'estetica action che strizza l'occhio ai cinecomic Marvel. Il risultato divide, spiazza, a tratti sfiora il ridicolo, eppure riesce nell'intento di divertire e inquietare in egual misura. La trama ci catapulta nel 1987. Padre Gabriele Amorth, interpretato da un Russell Crowe che nella versione originale sfoggia persino un accento italiano, viene convocato dal Papa in persona, qui interpretato dall'icona del cinema nostrano Franco Nero. La missione lo porta in Spagna, nell'abbazia di San Sebastiano, dove padre Esquibel, un giovane sacerdote interpretato da Daniel Zovatto, ha assistito a quello che giura essere un caso di autentica possessione demoniaca. Non si tratta delle solite crisi psicologiche che Amorth è abituato a smascherare davanti alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Qui c'è qualcosa di diverso, di più antico e oscuro.

Al centro della vicenda c'è una famiglia americana: Julia, una madre single interpretata da Alex Essoe, ha deciso di ristrutturare l'abbazia insieme ai suoi due figli, Henry e Amy. Ma quello che doveva essere un nuovo inizio si trasforma in un incubo quando il giovane Henry, interpretato da Peter DeSouza-Feighoney, viene posseduto da un'entità demoniaca durante la notte. L'abbazia nasconde un segreto sepolto nei secoli, una cospirazione che il Vaticano ha sempre cercato di occultare. E padre Amorth dovrà scavare nel passato più buio della Chiesa per salvare il ragazzo e scoprire una verità che rischia di scuotere le fondamenta stesse della fede. Russell Crowe, alla sua prima incursione nel genere horror, ha descritto il personaggio di Amorth come "particolarmente controverso". Non aveva torto. Il vero Gabriele Pietro Amorth, nato a Modena, è stato una figura divisiva fin da giovanissimo. Partigiano cattolico nella Brigata Italia di Ermanno Gorrieri durante la Resistenza, laureato in Giurisprudenza, ha ricevuto gli ordini ecclesiastici solo a 29 anni, nel 1954.

Prima di diventare sacerdote ha partecipato attivamente alla vita politica italiana al fianco di giganti come Giulio Andreotti, Giuseppe Dossetti e Amintore Fanfani. Collaboratore di Famiglia Cristiana, scrittore prolifico, Amorth è diventato esorcista del Vaticano nel 1986 per volontà del cardinale Ugo Poletti. Da quel momento ha praticato, secondo le sue stesse dichiarazioni, oltre centomila esorcismi, documentando meticolosamente ogni singolo caso. Nel 1990 ha fondato insieme a Jeremy Davies l'Associazione internazionale degli esorcisti, contribuendo a dare dignità e struttura a una pratica spesso relegata ai margini della Chiesa moderna. Il film di Avery è il primo lungometraggio a portare sul grande schermo la figura dell'esorcista capo del Vaticano.

La critica ha accolto il film con sentimenti contrastanti. C'è chi ha apprezzato lo sforzo di creare un nuovo franchise esorcistico con un protagonista carismatico e una mitologia potenzialmente espandibile. C'è chi invece ha storto il naso davanti all'uso spregiudicato della figura storica di Amorth, trasformata in un action hero ecclesiastico più vicino a Indiana Jones che a un vero sacerdote. Della figura reale del prete modenese qui non c'è praticamente nulla, se non il nome e la professione. Ma forse è proprio questo il punto: L'esorcista del Papa non vuole essere un biopic, vuole essere un film di genere che usa la storia vera come trampolino per qualcosa di più grande, più spettacolare, più hollywoodiano.

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