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Scarlett Johansson in questo film di Woody Allen su Prime Video in cui il colpevole vince sulla morale

Analisi del thriller di Woody Allen in cui il colpevole vince. Trama, cast con Scarlett Johansson, significato e finale spiazzante del film del 2005.

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C'è un momento, in Match Point, in cui capisci che Woody Allen ha deciso di giocare sporco. Non con te spettatore, ma con le regole non scritte del cinema hollywoodiano. Quelle che vogliono il cattivo punito, la giustizia trionfante, il lieto fine come premio per chi ha resistito nella sala buia. Invece no. Il colpevole se la cava, continua la sua esistenza borghese, dorme accanto alla moglie ignara. E tu rimani lì, spiazzato, a chiederti se hai capito bene. Presentato nel 2005 e attualmente disponibile su Prime Video, Match Point rappresenta una svolta nella filmografia del regista newyorkese. Via le nevrosi metropolitane, i dialoghi nevrotici, le passeggiate lungo Central Park. Allen attraversa l'Oceano e si trasferisce a Londra, portando con sé una storia di ambizione, passione e omicidio che ha più in comune con Patricia Highsmith che con le sue commedie romantiche.

La trama ruota attorno a Chris Wilton, un ex tennista professionista irlandese interpretato da Jonathan Rhys Meyers. Chris vive modestamente, guadagnandosi da vivere come istruttore in un esclusivo club londinese. È qui che incontra Tom Hewett, giovane rampollo dell'alta società con cui condivide la passione per l'opera lirica. Tom lo introduce nell'orbita della sua famiglia benestante, e Chris suscita rapidamente l'interesse di Chloe, la sorella di Tom, interpretata da Emily Mortimer. La scalata sociale è servita su un piatto d'argento. Chris sposa Chloe, acquisisce privilegi, agi, una posizione nell'azienda di famiglia. Tutto procede secondo il copione perfetto dell'arrivismo mascherato da amore, finché non entra in scena Nola Rice.

Scarlett Johansson porta sullo schermo questo personaggio magnetico e tragico: un'attrice americana di talento mediocre, fidanzata di Tom ma guardata con sospetto dall'aristocrazia inglese che la considera una cacciatrice di dote. L'incontro tra Chris e Nola è elettrico, inevitabile. La passione travolge ogni calcolo, ogni strategia. E quando Nola rimane incinta, Chris si trova di fronte a un dilemma che non ammette vie di mezzo: perdere tutto ciò che ha conquistato o eliminare il problema. A questo punto Match Point vira decisamente verso il thriller. Allen costruisce la tensione con mano sapiente, seguendo Chris mentre pianifica l'omicidio con una lucidità che gela il sangue. Il detective Banner, interpretato da James Nesbitt, conduce le indagini cercando di ricostruire la verità, ma il caso, la fortuna cieca, gioca a favore del colpevole.

La conclusione è spiazzante proprio per questo. Il protagonista non viene punito, non conosce redenzione né condanna. Continua la sua esistenza apparentemente tranquilla, pur tormentato da segreti rimorsi. Allen sospende qualsiasi giudizio morale, rinuncia alle battute sarcastiche e alle riflessioni comiche che caratterizzano la maggior parte della sua produzione. Il risultato è un'opera cinica, pessimista, che guarda all'assurdità dell'esistenza senza la rete di protezione dell'ironia. Il cast di Match Point è di primo piano. Accanto a Rhys Meyers e alla Johansson, troviamo Matthew Goode nel ruolo di Tom Hewett, Brian Cox, Margaret Tyzack e Penelope Wilton. Ogni interprete contribuisce a costruire quel mondo dell'alta società londinese fatto di apparenze impeccabili e ipocrisie sussurrate.


Match Point funziona perché Allen costruisce la narrazione in modo geometrico, quasi matematico, per dimostrare il suo assunto filosofico. Ogni scena, ogni dialogo serve a sostenere la tesi che il destino degli uomini dipende più dal capriccio del fato che dalle loro azioni. È un film che divide, che può risultare disturbante proprio perché nega allo spettatore quella catarsi morale che ci aspettiamo dalla fiction. Chi cerca il classico Woody Allen rimarrà deluso. Chi invece è disposto ad accettare una riflessione amara sull'etica, sul successo e sulla fortuna cieca, troverà in Match Point uno dei suoi lavori più coraggiosi e intellettualmente onesti. Perché a volte, semplicemente, la palla cade dalla parte giusta della rete. E non c'è nessuna giustizia in questo.

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