Scream 7 delude i fan a causa di QUELLA scena con il ritorno di un personaggio storico
Scream 7 delude i fan: il ritorno di Stu Macher e Matthew Lillard è solo un deepfake. Analisi della scelta controversa che ha tradito le aspettative del pubblico.
Trent'anni di attesa. Trent'anni in cui i fan di Scream si sono chiesti se Stu Macher, il killer psicopatico interpretato da Matthew Lillard nel film originale del 1996, fosse davvero morto sotto quel televisore che Sidney Prescott gli aveva fatto cadere in testa. Quando le prime indiscrezioni su Scream 7 hanno confermato il ritorno di Lillard, l'entusiasmo della fanbase è esploso. Finalmente, pensavano tutti, avremmo avuto la risposta definitiva. Stu era sopravvissuto. Stu stava per tornare. Ma la realtà del film si è rivelata ben più deludente di quanto chiunque potesse immaginare. Attenzione, seguono spoiler su Scream 7.
Fin dalla scena di apertura, Scream 7 gioca con le aspettative. Sidney riceve la sua prima telefonata da Ghostface, ma questa volta c'è una novità: la chiamata audio si trasforma in una videochiamata. E sullo schermo appare lui, Stu, il volto orribilmente sfigurato da cicatrici, che le dice di essere sopravvissuto e di essere tornato per vendicarsi. È un momento potente, carico di tensione e possibilità narrative. Per qualche istante, il pubblico ci crede davvero.Ma col passare dei minuti, qualcosa non torna. Stu appare solo attraverso schermi, tramite FaceTime, sempre distante, sempre mediato dalla tecnologia. Il suo comportamento è strano, anche per i suoi standard di sociopatico teatrale. I sospetti iniziano a insinuarsi. E quando arriva il finale, quando i killer si tolgono finalmente le maschere di Ghostface, la verità viene a galla: quello che abbiamo visto non era Stu Macher in carne e ossa, ma un deepfake sofisticatissimo creato da un infermiere psichiatrico con competenze avanzate in intelligenza artificiale.
Un deepfake. Tutto qui. Niente resurrezione miracolosa, niente spiegazione convoluta ma affascinante su come Stu sia riuscito a sopravvivere. Solo un trucco digitale, per quanto tecnicamente impressionante. Matthew Lillard non interpreta davvero Stu in questo film: interpreta l'imitazione digitale di Stu creata da qualcun altro. È una distinzione fondamentale che svuota completamente il significato del suo ritorno.
Il problema non è tanto l'uso del deepfake in sé, che potrebbe funzionare come espediente narrativo in un contesto diverso. Il problema è che Scream 7 non ha avuto il coraggio delle proprie scelte. Ha voluto cavalcare l'hype del ritorno di un personaggio iconico, ha messo Matthew Lillard nei trailer, ha fatto parlare di sé per settimane, e poi ha fatto marcia indietro, scegliendo la via più sicura e meno rischiosa.
Gli appassionati più fedeli del franchise hanno reagito con un misto di frustrazione e amarezza. Sui social media, il dibattito infuria. C'è chi difende la scelta come un commento meta sul potere ingannevole della tecnologia moderna, in linea con i temi del franchise. C'è chi invece la vede come un tradimento delle aspettative, l'ennesima dimostrazione di come Hollywood preferisca giocare sul sicuro piuttosto che rischiare davvero.
Scream 7 è un film nato da circostanze complicate, costretto a reinventarsi in corsa dopo l'abbandono di due delle sue protagoniste. In questo contesto, puntare tutto sulla nostalgia e sul richiamo dei volti storici era quasi inevitabile. Ma proprio per questo, la gestione del ritorno di Stu appare ancora più incomprensibile. Se dovevi appoggiarti così pesantemente alla nostalgia, perché non andare fino in fondo?