Scream 7: Kevin Williamson rivela i dettagli sul finale alternativo che aveva girato
Kevin Williamson svela che Scream 7 ha girato un finale alternativo. Il pubblico ha deciso: meglio l'AI che la resurrezione del villain.
Il nuovo capitolo della saga horror più meta del cinema nasconde un segreto che i fan più accaniti del franchise sospettavano ma che ora trova conferma ufficiale: Scream 7 avrebbe potuto riportare in vita uno dei villain più iconici della serie originale. Kevin Williamson, sceneggiatore storico del primo film e ora regista di questo settimo episodio, ha svelato in un'intervista a Esquire che Matthew Lillard avrebbe dovuto tornare non solo come ologramma digitale, ma come Stu Macher in carne e ossa.
La rivelazione arriva con il peso di una confessione professionale: "Mentirei se dicessi che non l'abbiamo girato in entrambi i modi", ha ammesso Williamson. Il team di produzione ha effettivamente realizzato una coda finale alternativa, tenuta in riserva come un asso nella manica da giocare in fase di montaggio. Una scelta che dimostra quanto il dilemma fosse reale e sentito. Ma alla fine, è stata l'audience dei test screening a decretare il destino definitivo del personaggio: il pubblico lo voleva morto.
Scream 7 riporta al centro della scena Neve Campbell nei panni di Sidney Prescott, ora sposata Evans, che deve affrontare il suo peggiore incubo quando un nuovo Ghostface emerge dall'ombra per terrorizzare sua figlia Tatum, interpretata da Isabel May. Il colpo di scena che ghiaccia il sangue arriva attraverso videochiamate in cui Sidney vede il volto di Stu Macher, uno dei due cervelli originali dietro la maschera del primo film del 1996. Ma è tutto reale o solo un trucco tecnologico?
Nel montaggio finale del film, si scopre che Stu è effettivamente ancora morto. La sua immagine è stata ricreata attraverso l'intelligenza artificiale dai nuovi killer, un escamotage narrativo che permette al film di giocare con le aspettative del pubblico senza tradire la logica interna della serie. Williamson ha spiegato che volevano avere la botte piena e la moglie ubriaca: riportare Stu sullo schermo senza scavalcare la credibilità della storia.
Il merito dell'idea dell'intelligenza artificiale va attribuito allo sceneggiatore Guy Busick, che l'ha inserita nella sua bozza originale. Williamson ricorda la sua prima reazione alla lettura: "Come funzionerà questa cosa? Come può essere vivo?". E poi l'interrogativo successivo, ancora più spinoso dal punto di vista della soddisfazione del pubblico: se fosse solo AI, una parte degli spettatori rimarrebbe delusa dal fatto che non sia reale?
La decisione finale di non resuscitare letteralmente Stu nasce da considerazioni di credibilità narrativa. "Ha più senso così", ha riconosciuto Williamson. "Se fosse vivo, sarebbe uno stretch enorme da digerire. Viviamo in un mondo in cui sappiamo che i deepfake con l'AI sono possibili". La scelta riflette una consapevolezza del contesto tecnologico contemporaneo: il pubblico del 2026 è abituato a vedere volti ricreati digitalmente e sa che questa è una minaccia concreta, non fantascienza.
Ma anche nella versione AI, Matthew Lillard riesce a portare sul set quell'energia selvaggia che aveva caratterizzato la sua interpretazione originale, come ha notato Esquire. Williamson ha speso parole di grande ammirazione per l'attore: "È la persona più calma, dolce, umile e adorabile che tu possa incontrare. Poi accende l'interruttore e diventa il più impulsivo dei cavi scoperti sullo schermo". Il regista ha aggiunto che Lillard non è stato ancora sfruttato al massimo delle sue capacità, e che la sua maturità attoriale ora aggiunge texture e profondità alle sue performance.
Il finale di Scream 7 rivela l'identità dei killer di questa iterazione: Jessica, interpretata da Anna Camp, Marco, con il volto di Ethan Embry, e Karl, a cui presta il corpo Kraig Dane. Sono fan ossessivi della storia di Sidney e del franchise fittizio Stab che esiste all'interno dell'universo narrativo di Scream. Un meta-commento perfettamente in linea con la tradizione della serie, che da sempre riflette sulla cultura del fandom e sull'ossessione per la violenza mediata.
Il confronto con il twist originale del 1996 è inevitabile. Quel primo film aveva scioccato il pubblico rivelando che dietro Ghostface si celavano due assassini: Stu e Billy Loomis, il fidanzato di Sidney interpretato da Skeet Ulrich. La formula del doppio killer era diventata uno degli elementi distintivi del franchise, qui estesa a un trio criminale.
La ricezione critica di Scream 7, però, è stata tutt'altro che entusiastica. Il film si porta addosso un misero 31 percento su Rotten Tomatoes da parte della critica, anche se il pubblico si è dimostrato leggermente più generoso con un 71 percento di gradimento. Nella recensione di ScreenRant, Gregory Nussen non usa mezzi termini: "Scream 7 è così brutto che il franchise merita di essere ucciso con la stessa brutalità con cui Ghostface massacra le sue vittime".
A complicare ulteriormente la situazione ci sono le controversie che hanno circondato la produzione. Melissa Barrera, protagonista dei due capitoli precedenti, è stata licenziata per aver espresso pubblicamente sostegno alla causa palestinese, mentre Jenna Ortega ha lasciato il progetto in segno di solidarietà con la collega. Uno scandalo che ha gettato un'ombra pesante sul film prima ancora della sua uscita.
Nonostante le stroncature e le polemiche, Scream 7 sta dimostrando di avere gambe solide al botteghino. Con un budget di produzione di 45 milioni di dollari, il film ha già incassato 96,7 milioni a livello globale, mettendosi sulla strada per diventare l'ennesima operazione redditizia per questo storico franchise horror. I numeri dimostrano che, al di là delle recensioni, il marchio Scream mantiene ancora un potere di attrazione significativo sul pubblico.
La scelta di non riportare in vita Stu Macher rappresenta forse un simbolo più ampio: il rispetto per la continuità narrativa e per le conseguenze delle azioni, anche in un genere come l'horror slasher dove la sospensione dell'incredulità è la norma. Williamson ha preferito giocare con le possibilità della tecnologia moderna piuttosto che tradire la logica interna del suo stesso universo narrativo, creato trent'anni fa.
Resta la curiosità di cosa contenesse esattamente quel finale alternativo girato e poi scartato. Quella coda segreta che giace da qualche parte negli archivi di Paramount, testimonianza di una strada non percorsa. Forse un giorno, in qualche edizione speciale o director's cut, potremo vedere Stu Macher tornare davvero dalla morte. Ma per ora, il personaggio rimane dove l'abbiamo lasciato nel 1996: schiacciato da un televisore nella casa di Woodsboro, un'icona del cinema horror che ha trovato pace nella propria mitologia.