Scream 7: dopo il record di apertura, il film registra incassi deludenti (uno tra i peggiori crolli di sempre)
Scream 7 crolla del 74% al secondo weekend: il peggior calo della storia del franchise. Analisi del flop, boicottaggio per Melissa Barrera e confronto con i capitoli precedenti.
di Alba Rossi
Seguici su
Condividi
Dal trionfo al tracollo in sette giorni. Scream 7, che appena una settimana fa aveva fatto registrare il miglior debutto domestico nella storia trentennale del franchise horror con 63,6 milioni di dollari, sta ora vivendo una delle cadute più drammatiche mai viste per una produzione hollywoodiana di questo calibro. Secondo le proiezioni riportate da Deadline, il settimo capitolo della saga Ghostface è destinato a scivolare al secondo posto del box office nel suo secondo weekend, superato da Hoppers della Pixar, con un incasso stimato di appena 16,3 milioni di dollari.
La caduta appare ancora più significativa se si considera la storia della saga. Il cinema horror è notoriamente un genere frontloaded, con incassi concentrati nel weekend di apertura e cali fisiologici che possono superare il 60%. Ma Scream aveva sempre saputo sfidare questa tendenza. Il primo film del 1996, diretto da Wes Craven, aveva addirittura registrato un aumento del 42,8% nel secondo weekend, un risultato quasi senza precedenti che testimoniava l'incredibile passaparola. Scream 2 del 1997 aveva segnato un calo del 57,7%, Scream 3 del 2000 un 53%, mentre i capitoli più recenti si erano stabilizzati attorno al 60%: Scream del 2022 era sceso del 59,3% e Scream VI del 2023 del 61%.
Ma il vero peso che grava sulle spalle di Scream 7 è di natura extra-cinematografica. Il film è arrivato in sala portandosi dietro mesi di polemiche e richieste di boicottaggio legate al licenziamento di Melissa Barrera, protagonista dei due capitoli precedenti. L'attrice era stata rimossa dal progetto nel novembre 2023 dopo aver condiviso sui social media post a sostegno della causa palestinese, una decisione che aveva scatenato immediate reazioni negative da parte di fan, attivisti e della comunità artistica. Jenna Ortega, l'altra giovane star della nuova trilogia, aveva abbandonato il progetto poco dopo per "conflitti di programmazione", ma molti avevano letto nella sua uscita una presa di posizione silenziosa.
La campagna di boicottaggio si è intensificata nelle settimane precedenti l'uscita, con l'hashtag BoycottScream7 che ha raggiunto milioni di impression sui social. Il movimento ha trovato particolare risonanza tra il pubblico più giovane, quello della Gen Z che aveva abbracciato con entusiasmo i capitoli diretti da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett. Questo segmento demografico, cruciale per il successo di un franchise horror contemporaneo, sembra aver risposto alla chiamata: l'enorme debutto iniziale è stato probabilmente sostenuto dai fan storici della saga e dai curiosi, ma il mancato ritorno nelle sale ha evidenziato l'assenza di quella fetta di pubblico più giovane e politicamente consapevole.
C'è però un aspetto positivo per Paramount: grazie all'enorme testa d'ariete del weekend di apertura, il film ha già superato il suo punto di pareggio stimato in 112,5 milioni di dollari. Questo significa che, nonostante il crollo, Scream 7 è già in profitto e dovrebbe chiudere il weekend in territorio positivo. La domanda ora è quanto in alto possa arrivare prima di sparire definitivamente dalle sale.
La vicenda di Scream 7 solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra Hollywood e le questioni politiche, sulla tenuta dei franchise longevi e sull'effettivo potere del pubblico nell'era dei social media. Può un boicottaggio online trasformarsi in un impatto economico tangibile? I numeri suggeriscono di sì, anche se è impossibile isolare con precisione quanto del calo sia dovuto alla protesta organizzata e quanto alle recensioni negative o alla semplice saturazione del mercato.
Fonte /
Deadline.com