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Se ami Severance, su Prime Video c'è una serie horror con Christoph Waltz che devi assolutamente vedere

The Consultant su Prime Video è la serie horror corporativa perfetta per i fan di Severance. Scopri perché dovresti vederla.

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L'attesa per Severance stagione 3 si preannuncia lunga, molto lunga. I fan del capolavoro sci-fi di Apple TV dovranno pazientare almeno fino al 2027 prima di scoprire come evolverà la storia di Mark Scout e dei suoi colleghi intrappolati nel labirinto kafkiano della Lumon Industries. Ma nell'ecosistema dello streaming esiste un'alternativa che merita tutta l'attenzione di chi ha apprezzato la brillante satira corporativa firmata da Dan Erickson: si chiama The Consultant ed è disponibile su Prime Video. Basata sul romanzo omonimo di Bentley Little, The Consultant condivide con Severance un'anima oscura e una capacità rara di trasformare l'ufficio in un teatro dell'assurdo, un microcosmo dove si consumano ansie esistenziali più grandi della semplice routine lavorativa.

Entrambe le serie utilizzano l'ambiente corporativo non come semplice sfondo, ma come strumento narrativo per esplorare temi universali: la perdita di autonomia, la disumanizzazione del lavoro, la sottile violenza dei meccanismi di controllo che governano le nostre vite professionali. La trama di The Consultant prende avvio in una software house di Los Angeles, un'azienda di videogiochi apparentemente normale fino all'omicidio del suo CEO. È in questo momento di crisi che fa il suo ingresso Regus Patoff, interpretato da un magistrale Christoph Waltz. Il consulente aziendale arriva con la promessa di salvare la compagnia, di risollevarne le sorti, di riportare ordine nel caos. Ma dietro il sorriso affabile e le maniere impeccabili si nasconde qualcosa di profondamente disturbante.

Waltz, che ha fatto della capacità di incarnare villain carismatici e terrificanti il suo marchio di fabbrica, costruisce un personaggio ipnotico. Regus Patoff non è semplicemente un cattivo: è una presenza che contamina lentamente ogni aspetto dell'ambiente lavorativo, un manipolatore che trasforma colleghi in pedine, che erode certezze e confini etici con la precisione chirurgica di chi sa esattamente dove affondare il colpo. La sua performance ricorda per intensità quella di Patricia Arquette in Severance, anche se qui l'orrore è più esplicito, meno sottotraccia. Dove Severance opta per un'ambiguità straniante e una costruzione visiva geometrica e fredda, The Consultant vira decisamente verso il territorio del thriller soprannaturale. La serie di Prime Video non ha paura di sporcarsi le mani con elementi horror veri e propri, introducendo una dimensione quasi demoniaca nella figura del consulente.

Non è un caso che il personaggio di Waltz venga progressivamente rivelato come una sorta di diavolo in carne e ossa, una creatura che si nutre del potere che esercita sugli altri. Questa scelta stilistica rende The Consultant un'esperienza più immediata, più viscerale rispetto alla lentezza meditativa di Severance. Ma la radice tematica è identica: entrambe le serie interrogano lo spettatore sulla natura del lavoro contemporaneo, su quanto siamo disposti a sacrificare sull'altare della produttività, su come le strutture aziendali possano diventare gabbie dorate che ci privano della nostra essenza. I dipendenti della CompWare, l'azienda al centro di The Consultant, perdono progressivamente ogni forma di autonomia decisionale, esattamente come gli "innie" di Severance perdono i loro ricordi e la loro identità al di fuori delle mura della Lumon.

In entrambi i casi, l'individuo diventa un ingranaggio sostituibile, un asset da ottimizzare piuttosto che un essere umano con desideri, paure, ambizioni. La narrazione si sviluppa attraverso gli occhi di Craig, interpretato da Nat Wolff, un programmatore che diventa testimone e vittima delle macchinazioni di Patoff. Accanto a lui, Elaine, interpretata da Brittany O'Grady, cerca di resistere all'influenza crescente del consulente, tentando di preservare una parvenza di normalità in un ambiente che diventa sempre più tossico e minaccioso. Tony Basgallop, già creatore di Servant per Apple TV, adatta il materiale di Little con un'attenzione particolare all'atmosfera. Ogni episodio è costruito per generare un crescente senso di disagio, utilizzando l'architettura dell'ufficio stesso come elemento oppressivo.

Gli open space diventano arene dove si consumano umiliazioni pubbliche, le sale riunioni si trasformano in confessionali dove Patoff estorce segreti e debolezze. Ma perché Severance stagione 3 si fa attendere così tanto? La seconda stagione si è conclusa nel marzo 2025, ma le riprese del nuovo ciclo di episodi sono programmate soltanto per l'estate 2026. Questo gap temporale considerevole è una delle ragioni principali del ritardo. Una serie come Severance, dove ogni dettaglio narrativo è orchestrato con precisione millimetrica, richiede una fase di pre-produzione estremamente accurata. Dan Erickson e il regista Ben Stiller non possono permettersi errori: ogni elemento deve incastrarsi perfettamente nel puzzle più ampio che hanno costruito.

In questo vuoto temporale, The Consultant rappresenta molto più di un semplice riempitivo. È un'opera che merita attenzione per meriti propri, pur condividendo con il capolavoro di Apple TV un DNA tematico riconoscibile. Laddove Severance esplora il controllo attraverso la tecnologia e la separazione della coscienza, The Consultant indaga il potere attraverso la figura archetipica del capo manipolatore, di chi esercita autorità non attraverso la forza ma attraverso l'erosione psicologica. Il confronto deve però ingannare: The Consultant non è una copia, non è un'imitazione. È piuttosto un complemento, un'esplorazione dello stesso territorio tematico attraverso strumenti narrativi diversi. Se la serie di Apple TV punta sull'enigma, sul mistero che si dipana lentamente, quella di Prime Video opta per una rivelazione più diretta, seppure non meno inquietante.

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