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Ha l'83% di gradimento ed è su Prime Video, ma in pochi hanno visto questa serie (da una storia di King)

22.11.63, la miniserie Stephen King del 2016 con James Franco, ha l'83% su Rotten Tomatoes ma pochi l'hanno vista. Scopri perché è un adattamento riuscito.

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Nel catalogo sconfinato delle opere di Stephen King trasposte sullo schermo, tra successi planetari e disastri dimenticabili, esiste una gemma nascosta che molti fan dello scrittore del Maine si sono lasciati sfuggire. Si tratta di 22.11.63, miniserie del 2016, disponibile su Prime Video per l'acquisto o il noleggio, che vanta un rispettabilissimo 83% di gradimento su Rotten Tomatoes e che rappresenta uno dei rari casi in cui un adattamento televisivo di King riesce nell'impresa di onorare lo spirito del romanzo originale senza rimanerne prigioniero.

La serie, composta da otto episodi e prodotta per Hulu, porta la firma di James Franco
come protagonista e produttore esecutivo. Franco interpreta Jake Epping, un insegnante del presente che si ritrova catapultato in una missione impossibile: utilizzare un portale temporale per tornare indietro nel tempo e impedire l'assassinio di John F. Kennedy. Una premessa che suona come fantascienza classica, ma che King e gli sceneggiatori trasformano in qualcosa di molto più stratificato e umano.

Uno degli aspetti più interessanti di 22.11.63 è il suo approccio al materiale di partenza. A differenza di molti adattamenti che cercano di rimanere pedissequamente fedeli alla pagina scritta, questa serie prende libertà creative significative. Il romanzo originale di King vede il protagonista viaggiare fino al 1958, mentre nella versione televisiva Jake arriva nel 1960. Questi cambiamenti nella timeline e in altri dettagli narrativi potrebbero sembrare tradimenti per i puristi, ma in realtà servono a rendere la storia più fluida e concentrata nel formato seriale.

Ciò che la serie preserva con cura è l'essenza emotiva del libro: l'amore impossibile tra epoche diverse, il peso schiacciante della responsabilità, la nostalgia per un'America che forse non è mai esistita se non nell'immaginario collettivo. Il passato, in 22.11.63, non è solo una destinazione temporale ma un luogo dell'anima, con i suoi ritmi più lenti, i suoi colori sbiaditi, le sue promesse infrante. Il formato miniserie si rivela la scelta vincente. Otto episodi permettono alla narrazione di respirare senza mai perdere tensione, evitando il nemico mortale di tante serie contemporanee: gli episodi di riempimento.

Ogni puntata ha un peso specifico, un obiettivo narrativo chiaro, e contribuisce a costruire un climax che non delude. In un'epoca in cui molte serie si dilungano oltre il necessario, spremendo concept interessanti fino a renderli insipidi, 22.11.63 dimostra che una storia ben raccontata sa quando fermarsi. Il cast contribuisce in modo determinante al successo dell'operazione. James Franco, spesso criticato per interpretazioni sopra le righe, qui trova la misura giusta per un personaggio tormentato ma determinato.

Quello che 22.11.63 riesce a fare, e che molti altri adattamenti televisivi di King hanno mancato, è trovare un equilibrio tra fedeltà tematica e libertà creativa. La lezione che 22.11.63 offre agli adattatori è chiara: non serve replicare ogni pagina del libro originale se si riesce a catturarne l'anima. I fan di Stephen King non cercano necessariamente una trasposizione letterale, ma una versione che rispetti le tematiche, l'atmosfera, quella particolare miscela di quotidiano e soprannaturale che rende le storie di King così riconoscibili. Questa serie ci riesce (come anche questo adattamento da un'altra storia di Stephen King), costruendo un ponte tra la pagina e lo schermo che funziona per entrambi i pubblici.

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