Se hai amato Strangers Things allora non puoi perderti questa serie vintage (diventerà la tua preferita)
Eerie Indiana, conosciuta in Italia come Gli acchiappamostri, è la serie anni '90 che ha anticipato Stranger Things: ecco perché vale la pena riscoprirla.
Prima che Hawkins diventasse la cittadina più famosa dell'Indiana immaginario, prima che i Duffer Brothers costruissero il loro universo di mostri, dimensioni parallele e ragazzini in bicicletta, c'era già una piccola città americana dove le cose non erano mai quello che sembravano. Si chiamava Eerie, e dal settembre 1991 ogni settimana sulla NBC ospitava misteri che nessun adulto sembrava capace di vedere, tranne due ragazzini determinati a raccogliere prove e a non smettere di fare domande. La serie si chiamava Eerie, Indiana, in Italia ribattezzata Gli acchiappamostri, e oggi viene citata da appassionati e critici come uno degli antenati diretti di Stranger Things, quella serie che chiunque conosca e pochissimi collegano a questo gioiello degli anni Novanta quasi completamente dimenticato.
Una città chiamata Eerie: l'epicentro soprannaturale del pianeta
Tutto inizia con un trasloco. La famiglia Teller lascia il New Jersey e si stabilisce a Eerie, Indiana, 16.661 abitanti, una cittadina di provincia apparentemente normale, con le villette a schiera, i prati curati e i vicini sorridenti. È Marshall Teller, quindicenne interpretato da Omri Katz, a capire per primo che dietro quella facciata si nasconde qualcosa di profondamente sbagliato. Eerie non è una città normale: è, come recita la sigla con un tono che oscilla tra il comico e il perturbante, "l'epicentro soprannaturale di tutto il pianeta". I cani parlano e tramano nell'ombra. Una venditrice porta a porta distribuisce contenitori di plastica che, secondo le istruzioni, conservano qualsiasi cosa in perfetto stato, compresi i gemelli che ci dormono dentro da decenni senza invecchiare di un giorno. Elvis Presley raccoglie il giornale davanti a casa sua ogni mattina. Il mondo degli adulti non vede niente. Solo Marshall e il suo migliore amico Simon Holmes (Justin Shenkarow), nove anni, suo vicino di casa, percepiscono l'anomalia e decidono di documentarla, custodendo le prove nell'armadio dell'attico di casa Teller come se fosse un archivio investigativo.
Joe Dante e il DNA di Gremlins
La serie è creata da Karl Schaefer e José Rivera, ma il nome che le conferisce una parte del suo peso specifico è quello di Joe Dante, il regista di Gremlins e Matinee, che firma la regia del pilot e di diversi episodi successivi, ricoprendo anche il ruolo di consulente creativo. La sua presenza non è decorativa: l'intera serie porta l'impronta di un cinema che sa prendere l'orrore sul serio senza perdere il senso del gioco, che sa costruire atmosfere inquietanti senza rinunciare all'ironia, che sa parlare ai bambini trattandoli come spettatori intelligenti piuttosto che come un pubblico da proteggere. Dante aveva già dimostrato con Gremlins che il confine tra commedia e horror, se gestito con il ritmo giusto, può diventare uno dei territori più fertili dell'intrattenimento popolare. Eerie, Indiana lavora esattamente su quello stesso confine, con episodi che possono essere divertenti, inquietanti e malinconici nello spazio di ventiquattro minuti.
I parallelismi con Stranger Things: non è una coincidenza
Guardare Eerie, Indiana oggi, dopo aver visto Stranger Things, produce un effetto di straniamento familiare. La struttura di base è quasi identica: una cittadina americana che nasconde misteri soprannaturali, due ragazzini outsider che sono gli unici a capire cosa sta davvero succedendo, un mondo degli adulti cieco e distratto, e la certezza incrollabile dei protagonisti che la verità esiste e può essere trovata, anche quando nessuno ci crede. L'Indiana come ambientazione non è un dettaglio secondario: nei due titoli quella geografia porta con sé la stessa idea di provincia americana come luogo dove le certezze quotidiane si incrinano e lasciano filtrare qualcosa di altro, qualcosa che non dovrebbe esistere ma esiste. I fratelli Duffer hanno sempre dichiarato che le loro ispirazioni primarie erano Steven Spielberg, Stephen King e John Carpenter. Eerie, Indiana attinge alle stesse fonti, con lo stesso senso di meraviglia misto a paura che rende Stranger Things così difficile da abbandonare.
Diciannove episodi e una cancellazione ingiusta
La serie dura una sola stagione, per un totale di diciannove episodi da circa venticinque minuti ciascuno. La NBC la cancellò dopo la prima annata, non per mancanza di qualità ma per ragioni legate agli ascolti: nonostante la sua unicità, Eerie, Indiana era uno dei programmi meno visti del network nella stagione 1991-1992. Una sorte crudele, considerando che nel frattempo stava costruendo una base di fan devoti che nei decenni successivi ne avrebbero alimentato il culto attraverso ogni mezzo disponibile. Nel 1998 arrivò un sequel, Eerie, Indiana: The Other Dimension, con un cast completamente diverso, che non riuscì a replicare né l'atmosfera né la qualità della serie originale. Meglio dimenticarlo. La serie che conta è quella di Katz e Shenkarow, quella con Joe Dante alla regia, quella che ogni episodio si chiude con Marshall che deposita nell'armadio dell'attico un nuovo reperto, una prova concreta che Eerie è davvero quello che sembra: un posto dove l'assurdo è la norma e la normalità è l'eccezione.
Perché riscoprirla adesso
Il motivo più semplice è anche il più onesto: Gli acchiappamostri regge benissimo il confronto con il presente, forse meglio di quanto ci si aspetti. Gli episodi sono brevi, densi, costruiti con una cura per il tono che molte produzioni contemporanee faticano a raggiungere. Il registro è quello di un racconto per ragazzi che non si vergogna di avere ambizioni adulte, con rimandi ai classici dell'horror e della fantascienza che emergono naturalmente senza mai sembrare un esercizio di citazionismo fine a se stesso. Marshall Teller è un protagonista che funziona perché non è un eroe: è un ragazzo convinto di aver trovato qualcosa di importante in una città che fa di tutto per sembrare irrilevante. Quella tensione, tra la certezza interiore e l'indifferenza del mondo esterno, è la stessa che muove Will, Mike, Dustin e Lucas per cinque stagioni di Stranger Things. Prima di Hawkins c'era Eerie. Vale la pena andarci.