Stranger Things era considerata “troppo strana”: i Duffer ricordano quando nessuno la voleva (e oggi fa sorridere)
I fratelli Duffer raccontano perché nessuno voleva produrre all'inizio Stranger Things e lanciano un messaggio a Hollywood sulle storie originali. La storia poi ha dimostrato chi aveva ragione.
Ci sono progetti che nascono con il destino scritto nelle stelle e poi c'è Stranger Things, che invece è nata con un copione di cinquanta pagine che nessuno voleva davvero produrre. Difficile da credere oggi, guardando l'impatto globale che la serie ha avuto sulla cultura pop degli ultimi anni, ma quella che è diventata una delle proprietà intellettuali più preziose di Netflix è partita come un'idea considerata troppo strana, troppo rischiosa, troppo poco vendibile per il mainstream televisivo.
Matt e Ross Duffer, i fratelli creatori della serie, non avevano mai diretto un episodio televisivo prima di quel momento e sì, non avevano esperienza come showrunner. Eppure Netflix decise di fidarsi, concedendo loro una libertà creativa che all'epoca sembrava già rara e che oggi appare quasi impossibile da ottenere. E sì, alla fine quella scommessa si è trasformata in un fenomeno culturale capace di mescolare nostalgia anni Ottanta, immaginario sci-fi e cultura nerd in una formula perfetta che ha conquistato generazioni diverse di spettatori.Durante i Gotham TV Awards, dove hanno ricevuto un riconoscimento alla carriera, i Duffer hanno scelto di lanciare un messaggio che suona come un avvertimento all'industria dell'intrattenimento: il pubblico, soprattutto quello più giovane, non è affatto stanco delle storie nuove. Anzi è contento quando vengono rilasciate nuove storie.
Comunque la riflessione dei due autori arriva in un momento piuttosto particolare per Hollywood, divisa tra la tentazione di replicare formule sicure e il desiderio di sperimentare, con Matt Duffer che ha sottolineato come quel tipo di fiducia creativa appaia oggi ancora più preziosa, in un sistema sempre più guidato dai dati e dalle previsioni degli algoritmi. Ma ha anche aggiunto una nota di ottimismo, citando i successi recenti di progetti nati fuori dai percorsi tradizionali come Obsession e Backrooms, fenomeni sviluppati inizialmente in contesti alternativi e poi diventati oggetto di attenzione da parte delle piattaforme.
"Il pubblico giovane ci sta dicendo a voce altissima che ha fame di storie originali", ha dichiarato Duffer, parlando di visioni personali, meno filtrate e meno addomesticate dai mille passaggi produttivi che spesso finiscono per smussare ogni stranezza. Una frase che riassume perfettamente il paradosso attuale: mentre l'industria cerca di minimizzare i rischi, gli spettatori sembrano invece proponenti a premiare proprio ciò che esce dagli schemi.Ross Duffer ha chiuso il suo intervento ai Gotham Awards con un invito esplicito rivolto a chi prende le decisioni nell'industria: i produttori devono avere la forza di scegliere il rischio invece della paura, sostenere le nuove voci, lasciare loro spazio per esprimersi. E devono fare tutto questo non solo per ragioni artistiche, ma anche per ragioni meramente economiche. Dare fiducia agli autori può portare risultati sorprendenti, come dimostra proprio la storia di Stranger Things.
Una serie che inizialmente nessuno voleva e che invece, con il passare degli anni, è diventata un vero e proprio fenomeno culturale, in grado di conquistare il pubblico di tutto il mondo, al netto di un finale divisivo.