Storia della televisione: Scrubs
Ricordiamo insieme Scrubs, la comedy cult della NBC sui "medici ai primi ferri"
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
Bene, ora che ho ottenuto la vostra attenzione, ricordiamo insieme, in questo terzo appuntamento alla riscoperta delle vecchie serie tv, uno dei cult assoluti degli anni Duemila: i "medici ai primi ferri", quelli che per noi erano in onda su Mtv, protagonisti seriali in un periodo in cui vedere le serie doppiate in italiano non era considerato un sacrilegio (ma perché poi?). Indossiamo quindi i camici – gli "scrubs" appunto, che davano il titolo alla serie – e riscopriamo le otto stagioni di quello che per molti anni e per molti spettatori è stato lo show del cuore, ma che ha rappresentato anche e soprattutto una delle più originali e iconiche comedy del decennio passato.
Da Jonathan Doris a John Dorian il passo è breve: Scrubs debutta in tv sulla NBC il 2 ottobre del 2001, e ci resterà, tra pause, scioperi degli sceneggiatori e sfortunati spin-off, fino al 17 marzo 2010, quando concluderà la sua corsa sulla ABC. Tra questi due estremi vivono storie e personaggi cult, e viene raccontata una vicenda che, pur nel suo egocentrismo – il punto di vista di J.D., ma anche i titoli degli episodi, che iniziano quasi tutti con "My... " – riesce ad allargare lo sguardo a tutti gli abitanti di quella delirante casa che diventa il Sacro Cuore, il grande ospedale situato in una città mai nominata (la "San DiFrangeles" cui si riferivano il cast e la crew), nel quale si intrecciano le vite dei protagonisti, tirocinanti e dottori, infermieri e pazienti.
Protagonista, voce narrante, addetto alla "morale giornaliera" è J. D. (Zach Braff), che con le sue riflessioni interiori e assurde associazioni di idee di volta in volta trarrà il bilancio degli avvenimenti dell'episodio riportando tutte le storyline ad un tema comune. Scrubs è anche e soprattutto il racconto della maturità di John, dagli studi al vero lavoro fino alla prospettiva di costruzione di una famiglia, e quindi l'ultima parentesi "disimpegnata" della sua vita. Ad accompagnarlo in questo cammino un gruppo di amici, quelli di sempre come Duncan Turk (Donald Faison), e quelli nuovi come la svampita Elliot Reid (Sarah Chalke) e l'infermiera Carla Espinosa (Judy Reyes). Ma naturalmente la crescita passa anche attraverso lo scontro, e quindi ecco le "nemesi" del Dr. Dorian, individuate nel suo mentore Dr. Cox (John C. McGingley), nell'inserviente senza nome (Neil Flynn) e nel dispotico primario Bob Kelso (Ken Jenkins). Attorno a questo nucleo di protagonisti ruota, per le otto stagioni (+1), un microcosmo di personaggi ricorrenti e improbabili, come la lunatica ex moglie del Dr. Cox Jordan (Christa Miller, nella vita vera moglie di Bill Lawrence), il sessuomane Todd Quinlan (Robert Maschio), l'infermiera Laverne (Aloma Wright) e molti altri ancora.
E in tutto questo una struttura episodica tipica che viene riproposta con poche varianti per tutta la serie, con un primo monologo di J.D., la presentazione delle varie storyline dell'episodio, e una risoluzione – che spesso si traduce in una rivelazione per i protagonisti dei vari segmenti – che viene ricondotta ad un minimo comun denominatore (fiducia, solitudine, accettazione, umiltà). A volte con risvolti che, se non sfociano nel dramma aperto, comunque sono generalmente molto più pesanti rispetto alla media del genere comedy, multicamera o singlecamera che sia, come ben chiarito fin dal finale del quarto episodio My old lady o dalla tragica conclusione di My screwup.
Ma si tratta di parentesi occasionali in un mare di leggerezza, risate e momenti mindfuck e sopra le righe, come quelli che vedono J.D. partire per la tangente un tot di volte a puntata con fantasie che farebbero invidia a quelle di Homer Simpson. Come tutte le serie cult, anche Scrubs vive di tormentoni, di una piccola "mitologia" interna fatta di soprannomi femminili, quarta parete infranta di continuo, nomi storpiati, espressioni classiche, ma anche di una ottima e curata soundtrack: ricordi ottimi per una discussione con gli amici, ma davvero impossibili da sintetizzare qui (certo che J.D. che canta i Toto nella puntata ispirata al Mago di Oz...).