Storia della televisione: The Shield
Commento e recensione a The Shield, il capolavoro di FX
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Il distintivo spezzato e distorto che fa da sfondo alla intro, sulle note altrettanto violente di Just Another Day di Vivian Romero, è il degno sipario che si alza, di episodio in episodio, sulle vicende narrate nella serie di Shawn Ryan. Sul palco già si agitano i protagonisti della storia, i membri della squadra d'assalto dell'immaginario distretto di Farmington, pronti ad una nuova giornata di scontri. È in quella massa indistinta di bene e male, di giustizia e criminalità, che i contorni si confondono, bruciano e scompaiono, ed è in quelle zone d'ombra che i quattro agenti corrotti guadagnano in segreto, stringono accordi con la malavita, agiscono al di fuori della sfera della legalità che gli compete.
Anche in questo, Breaking Bad partirà da qui. I punti in comune sono molti, ed è difficile non vedere in Vic il "padre televisivo" di Walter. Si tratta di personaggi limite, che assumono su loro stessi la decisione di agire, andando incontro alle conseguenze, impostando i loro comportamenti sulla base di un rigido codice morale che vede in entrambi i casi la protezione della famiglia al vertice. Se Walter aveva lo spettro del cancro, Vic deve confrontarsi con l'autismo dei figli e le cure costose che ciò comporta. L'elaborazione dei fantasmi delle colpe commesse viene data per scontata, o nascosta sotto la rigida maschera di un personaggio che si interpreta fino a identificarsi completamente con esso. A quel punto il dilemma è solo dello spettatore, che non smetterà di porsi la domanda fino all'ultimo minuto dell'ultimo episodio: fino a che punto il male può essere tollerato in nome del bene?
In questa recita dai contorni shakespeariani, dove la rigidità ed eccessività dei caratteri esplode in reazioni limite, azioni diaboliche e sensazioni fortissime (il mood di Sons of Anarchy è già tutto qui) la vicenda centrale respira – si fa per dire – spostandosi su caratteri che sarebbe sbagliato definire secondari. Su tutti il capitano David Aceveda (Benito Martinez) che sarebbe semplice, ma anche riduttivo, definire come la nemesi di Vic, i detective Claudette Wyms (CCH Pounder) e "Dutch" Wagenbach (Jay Karnes), e gli agenti Danielle Sofer (Catherine Dent) e Julien Lowe (Michael Jace). Impossibile sintetizzare qui i singoli percorsi umani e gli archi narrativi di cui saranno protagonisti. Ciò che si può dire è che anche loro, come il quartetto della squadra d'assalto, finiranno per essere risucchiati nel sistematico processo di distruzione dei caratteri ordinari: nessuna rassicurazione, nessuna certezza, nessuno completamente buono o cattivo.
In tutto questo Shawn Ryan, ideatore e produttore esecutivo dello show, è la vera anima pulsante dietro il capolavoro di FX. In collaborazione con Scott Brazil, con cui già aveva lavorato per Nash Bridges, prende spunto dallo scandalo Rampart, che coinvolse negli anni '90 un'unità anticrimine in azione proprio a Los Angeles, per dare una base alla serie. E proprio Rampart, insieme a The Barn, era uno dei titoli presi in considerazione in un primo momento per lo show. Brazil, che proveniva dalla lezione di Hill Street Blues, in cui aveva lavorato negli anni '80, scompare improvvisamente nel 2006. Nello stesso anno lascia la serie il produttore, anche sceneggiatore della prima stagione, Glen Mazzara, che ricordiamo come showrunner della seconda e terza stagione di The Walking Dead. Da sottolineare anche il contributo di Kurt Sutter, oggi più noto per essere il creatore di Sons of Anarchy.
Per quest'ultimo motivo, ma non solo, The Shield può essere considerato, a dodici anni dal suo debutto, come il punto zero della programmazione di FX. L'anima adrenalinica e violenta della serie non si è spenta nel 2008 con il season finale dello show, ma è sopravvissuta, reincarnandosi nelle varie proposte del network. Sons of Anarchy ne è il successore ufficiale, ma non è l'unico: anche Terriers, Justified e, in qualche modo, il recente Fargo. Origine dunque, ma anche punto mai più raggiunto. The Shield colpisce allo stomaco con una visione che, se non ha il rigido documentarismo di The Wire, al tempo stesso ci guida per le strade più violente di Los Angeles con la sua messa a fuoco spesso non regolata, con il suo stile registico frenetico fatto di violente zoomate, con la sua visione tutt'altro che rilassante e scontata. Disperato, agghiacciante, furioso, una scarica di adrenalina che dura sette stagioni: questo è The Shield.