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Spider-Man, l'iconico cattivo di Tom Holland è stato quasi interpretato da una leggenda Disney

Una leggenda Disney ha quasi interpretato l'Avvoltoio in Spider-Man: Homecoming. E il motivo del rifiuto è incredibile

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Immaginate la scena: estate 2016. Lin-Manuel Miranda – l’uomo che ha costretto il mondo intero a rappare sui padri fondatori americani grazie al fenomeno Hamilton – scende dal palcoscenico di Broadway, madido di sudore e gloria. Dall’altra parte del telefono c’è Kevin Feige, il burattinaio supremo del Marvel Cinematic Universe, che gli propone un patto faustiano: svestire i panni di Alexander Hamilton per indossare le ali metalliche dell’Avvoltoio in Spider-Man: Homecoming.

Sì, avete letto bene. Adrian Toomes, il villain proletario e minaccioso che ha inaugurato l’era di Tom Holland nei panni del supereroe arrampicamuri, avrebbe potuto avere il volto, la parlantina ritmata e il piglio teatrale della più grande leggenda contemporanea di casa Disney (già firma delle musiche di Oceania e icona di Il ritorno di Mary Poppins).

A rivelare questo bizzarro retroscena pop è stato lo stesso Miranda durante una chiacchierata al podcast Happy Sad Confused di Josh Horowitz. Un retroscena che si muove pericolosamente sul crinale tra il colpo di genio e il disastro annunciato.

Il canarino nella miniera di Feige

Durante l’intervista, Miranda ha rievocato il momento esatto in cui Feige gli illustrò la trama del film, incluso il celebre colpo di scena della porta di casa – quel momento in cui Peter Parker scopre che il padre della ragazza che frequenta è, in realtà, il trafficante d’armi alieno che sta cercando di abbattere.

Lin-Manuel Miranda e il no al villain di Spider-Man (The Tonight Show Starring Jimmy Fallon)

"Kevin mi raccontò tutto al telefono, e io dissi 'Oh!'", ha confessato l’attore. Feige, usando una metafora squisitamente hollywoodiana, gli disse che lui era "il canarino nella miniera di coalizione", l'esca perfetta per testare la reazione del pubblico a quel plot twist.

Ma a far saltare l’accordo fu la più classica delle ragioni umane: la sopravvivenza del suo matrimonio. Alla domanda su quando sarebbero iniziate le riprese, la risposta della Marvel fu perentoria: "Praticamente nell'istante in cui poserai il microfono di Hamilton".

A quel punto, l'istinto di conservazione ha avuto la meglio sull'ambizione da blockbuster. "Adoro questi film," ha ironizzato Miranda, "ma vorrei anche rimanere sposato". Una scelta di vita impeccabile, che ha preservato la pace domestica e, probabilmente, la coerenza stilistica del film.

Se c'è una dote che non si può negare a Lin-Manuel Miranda, oltre al talento cristallino per le rime incrociate, è una spietata onestà intellettuale. L’artista non ha infatti manifestato il benché minimo rimpianto e ha ammesso candidamente che il suo casting nei panni dell'Avvoltoio "sarebbe stato terribile".

Checché ne dica Miranda, è indubbio che l’Avvoltoio di Homecoming ha funzionato perché portava con sé la gravità cupa, operaia e splendidamente rabbiosa di Michael Keaton. Un uomo che ha masticato il genere supereroistico sin dai tempi del Batman di Burton e che ha saputo infondere nel personaggio una minaccia strisciante e realistica.

Alla fine, l'universo ha trovato il suo equilibrio. Keaton è stato perfetto, portando il film a incassare cifre da capogiro e a ridefinire i villain dell'MCU. Dal canto suo, Miranda è rimasto felicemente sposato e ha continuato a fare ciò che gli riesce meglio: comporre capolavori.

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