Spider-Noir, i produttori su Nicholas Cage: "Lo interpreta come se fosse un ragno che finge di essere umano"

Nicolas Cage interpreta Spider-Noir come "un ragno che finge di essere umano". La serie live-action debutta il 25 maggio su MGM+ e Prime Video in bianco e nero.

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Il 2026 si sta rivelando un anno straordinario per gli appassionati dell'Uomo Ragno. Mentre Tom Holland si prepara a tornare sul grande schermo con Spider-Man: Brand New Day e l'animazione promette una seconda stagione di Your Friendly Neighborhood Spider-Man in autunno, è un'altra incarnazione del celebre arrampicamuri a catalizzare le attenzioni più curiose: Spider-Noir, la serie live-action con Nicolas Cage che debutterà su MGM+ il 25 maggio e successivamente, due giorni dopo, su Prime Video con tutti gli episodi disponibili.

Cage, che aveva già prestato la voce al personaggio nel pluripremiato Spider-Man: Into the Spider-Verse, torna nei panni di questo eroe atipico, ma questa volta in carne e ossa. La serie rappresenta un'operazione coraggiosa: portare nella dimensione live-action un personaggio nato nelle pagine dei fumetti Marvel Noir del 2009 e consacrato al grande pubblico dall'animazione. Un detective privato immerso nella New York degli anni Trenta, tormentato dal passato, che si muove tra ombre lunghe, angolazioni olandesi e una fotografia che omaggia i classici del noir cinematografico.

Durante un'intervista rilasciata a Collider in occasione della promozione di Project Hail Mary, Christopher Miller e Phil Lord, produttori esecutivi della serie e menti creative dietro l'universo Spider-Verse, hanno svelato dettagli illuminanti sull'approccio interpretativo di Cage e sulla genesi del progetto. Lord ha elogiato senza riserve il trailer recentemente diffuso e soprattutto la performance dell'attore premio Oscar: "È fantastico. Ha avuto questa grande idea: 'Voglio interpretarlo come un ragno che finge di essere una persona'".

Una scena della serie tv Spider Noir, fonte: Sony Pictures



Un concept apparentemente stravagante, ma profondamente radicato nella psicologia del personaggio. Miller ha elaborato ulteriormente il ragionamento di Cage: "Come se pensasse: 'Dopo quello che mi è successo, sono più ragno che persona, e devo comportarmi da umano in pubblico, mentre in privato posso essere il mio vero io'". È un approccio che ribalta la tradizionale dicotomia tra identità segreta e alter ego supereroico, suggerendo invece una frattura più esistenziale: un essere che ha smesso di riconoscersi come umano e che deve studiare l'umanità dall'esterno per mimetizzarsi.

Lord ha rivelato un dettaglio ancora più suggestivo sull'interpretazione di Cage: "A volte il suo personaggio va al cinema e studia quello che fanno gli attori, per poi utilizzarlo nella vita reale". Un meta-riferimento affascinante che trasforma Ben Reilly, questo il nome del protagonista nella serie, in un osservatore distaccato della condizione umana, costretto a recitare una parte anche quando non indossa la maschera.

La scelta di chiamare il personaggio Ben Reilly invece di Peter Parker non è casuale e apre scenari narrativi intriganti. Nei fumetti, Reilly è tipicamente raffigurato come un clone di Peter Parker, ma nella serie assume un'identità propria: un investigatore in difficoltà che ha abbandonato la sua carriera da supereroe noto come "The Spider" dopo una tragedia personale profonda. Solo un caso straordinario lo costringerà a tornare in azione, riportando l'unico supereroe di New York a tessere di nuovo la sua tela.

L'aspetto tecnico e stilistico di Spider-Noir merita un capitolo a parte. La serie è stata girata nativamente in bianco e nero, scelta audace che onora le radici del film noir classico. Ma non finisce qui: Lord ha anticipato che gli spettatori potranno scegliere di guardare la serie anche in una versione che definiscono "true hue", un ibrido Technicolor che ricrea artificialmente uno stile cromatico vintage. "Abbiamo creato il nostro strano stile a colori d'altri tempi, così puoi guardarla due volte se vuoi", ha scherzato Lord.

Miller ha sottolineato come l'équipe di registi, guidata da Harry Bradbeer (noto per Enola Holmes), fosse composta da veri aficionados del noir, entusiasti di poter finalmente esplorare a fondo il linguaggio visivo del genere. "Avevano aspettato di fare qualcosa del genere. È stata l'opportunità di fare qualcosa di artistico con le ombre, le angolazioni olandesi e tutte le cose folli che associ al noir, ma questa volta non come semplice decorazione: era il cuore della narrazione".

Il noir non è solo estetica in Spider-Noir, ma diventa struttura portante della storia, un filtro attraverso cui reinterpretare il mito del supereroe. Il detective tormentato, l'investigatore che beve troppo, la città pericolosa immersa nelle tenebre: archetipi che si fondono con l'iconografia di Spider-Man creando qualcosa di radicalmente diverso dalle interpretazioni mainstream del personaggio.

Quando gli è stato chiesto se la serie fosse concepita come un prodotto autoconclusivo o se ci fosse spazio per continuare, Lord ha lasciato la porta aperta: "Certamente potrebbe". Miller ha ironizzato: "Una cosa su Spider-Man che racconta più di una storia? Non lo so, impossibile", seguito dalla risata di Lord che ha controbattuto: "Non si può fare". La battuta, naturalmente, allude alla ricchissima tradizione narrativa dell'Uomo Ragno, suggerendo che Spider-Noir potrebbe facilmente espandersi in multiple stagioni se l'accoglienza del pubblico sarà positiva.

La domanda che aleggia ora è se il pubblico sarà pronto ad accogliere un Uomo Ragno così lontano dalle versioni canoniche, un detective più interessato a risolvere casi che a salvare gattini dagli alberi, un eroe che si sente più ragno che uomo e che studia gli esseri umani come un antropologo studia una tribù sconosciuta. La risposta arriverà a fine maggio, quando le ombre di Spider-Noir inizieranno a danzare sugli schermi in un bianco e nero che promette di essere tutt'altro che monocromatico.

Fonte / Collider.com
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