Stasera in TV, Principe libero: chi era davvero Fabrizio De André, il cantautore che ha cambiato l'Italia
Fabrizio De André: vita, amori e musica del cantautore genovese. Stasera su Rai 1 il film con Luca Marinelli. Il rapimento, le donne e l'arte ribelle di Faber.
di Alba Rossi
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C'è una citazione che Fabrizio De André amava ripetere, presa da un capitano pirata del XVII secolo: "Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare". Non è solo una frase ad effetto. È la chiave per comprendere un uomo che ha trasformato la propria ribellione in poesia, la propria sensibilità in canzoni che hanno segnato generazioni, facendo dell'anticonformismo non una posa ma una scelta di vita radicale.
Il film ha il coraggio di non limitarsi alla celebrazione agiografica. Parte dalla giovinezza ribelle di De André, quando Genova era ancora una città portuale che oscillava tra borghesia conservatrice e fermenti anarchici. Qui si forma l'identità di un ragazzo che rifiuta le convenzioni familiari, che preferisce le osterie ai salotti buoni, che scopre nella musica non un mestiere ma una necessità espressiva.
Gli amori di De André non sono semplici parentesi biografiche: sono materia viva che alimenta la sua arte. Il film esplora la relazione con Puny, Enrica Rignon, la prima moglie, e quella successiva con Dori Ghezzi, che diventerà compagna definitiva e custode della sua eredità artistica. Valentina Bellè ed Elena Radonicich interpretano questi due poli femminili con sensibilità, mostrando come le donne nella vita di Faber non fossero muse passive ma interlocutrici, complici, a volte contrappesi necessari alla sua tendenza autodistruttiva.
Ma è impossibile parlare di De André senza affrontare il momento che ha segnato uno spartiacque nella sua esistenza: il rapimento in Sardegna nell'estate del 1979. Faber e Dori vengono sequestrati dall'Anonima Sequestri e tenuti prigionieri per quattro mesi nelle campagne della Barbagia. Un'esperienza traumatica che però, paradossalmente, diventa occasione di riflessione profonda. Il film non spettacolarizza l'evento ma ne restituisce l'impatto psicologico: la paura, certo, ma anche l'incontro con una Sardegna arcaica, con codici d'onore pre-moderni, con una marginalità sociale che De André aveva sempre cantato ma mai vissuto così da vicino.
Il percorso artistico di De André è costellato di crisi creative, momenti di blocco, dubbi sulla propria capacità di dire ancora qualcosa di rilevante. Il film diretto da Luca Facchini non nasconde questi passaggi, anzi li valorizza come parte necessaria di un processo creativo che rifuggiva le formule facili e il compiacimento. Ogni disco era una scommessa, ogni canzone doveva avere una ragione d'essere che andasse oltre il mercato discografico.
Quello che emerge, in queste oltre tre ore di racconto, è il ritratto di un uomo che ha fatto della coerenza una bussola esistenziale. In anni di piombo, quando schierarsi era quasi obbligatorio, De André sceglie la parte degli ultimi: non per ideologia ma per empatia naturale verso chi sta ai margini. Canta i perdenti, le prostitute, gli anarchici, i transessuali, i carcerati. Non per provocazione ma perché riconosce in loro una dignità che la società nega.
Fabrizio De André: Principe libero è un film che riesce nell'impresa di raccontare un mito senza mitizzare, di celebrare un'icona restituendone la dimensione umana. Perché Faber era questo: un principe senza regno che ha dichiarato guerra al conformismo armato solo di una chitarra e di una sensibilità fuori dal comune. Un artista che ha dimostrato come la vera libertà non stia nel fare ciò che si vuole, ma nell'essere fedeli a ciò che si è, costi quel che costi.
Fonte /
StaserainTV.com