Steve Carell, tre coppie in crisi e un tradimento: cosa rende speciale questa nuova serie Netflix
Su Netflix, Steve Carell e Tina Fey: nella serie che rinnova il classico di Alan Alda. Cast stellare, dramma matrimoniale e commedia.
Il matrimonio è un lavoro duro. Questa verità, così universale da sembrare scontata, attraversa decenni di cinema e televisione senza mai perdere la sua rilevanza. The Four Seasons, serie Netflix creata da Tina Fey, Lang Fisher e Tracy Wigfield, parte proprio da questo assunto per costruire una commedia drammatica che riprende il film omonimo di Alan Alda del 1981 e lo trasporta nel 2026. Il risultato è un prodotto che bilancia nostalgia e modernità, con alti e bassi, ma sorretto da un cast di primissimo livello che rende il viaggio comunque degno di essere intrapreso. La serie si concentra su tre coppie di amici di lunga data che hanno un rituale: ogni cambio di stagione si concedono una vacanza insieme, lontano dalle pressioni quotidiane.
La struttura narrativa è pulita: otto episodi in totale, due per ogni stagione. Ogni blocco temporale ha una sua identità visiva e tematica, segnalata da belle title card che accompagnano il passaggio dei mesi. Questa scelta permette alla serie di esplorare come i rapporti evolvano o si deteriorino nel corso del tempo, con le vacanze che diventano microcosmi in cui esplodono tensioni represse. Come insegna The White Lotus, le vacanze hanno il dono di far emergere il peggio delle persone, e The Four Seasons non fa eccezione. Il tentativo di aggiornare la storia originale del 1981 passa attraverso l'introduzione di elementi contemporanei: una coppia gay con un matrimonio aperto, la relazione May-December tra Nick e Ginny con tutte le battute generazionali del caso, dinamiche relazionali più sfaccettate. Non tutte queste scelte funzionano allo stesso modo.
Alcune battute sulla differenza d'età tra Nick e Ginny, o sui riferimenti culturali che li separano, suonano stanche, come se fossero state riciclate da mille altre commedie. Il territorio è già stato ampiamente esplorato, e qui non viene aggiunto molto di nuovo. La vera sfida di The Four Seasons è l'equilibrio tonale. Da un lato c'è il dramma matrimoniale, dall'altro la commedia. Far convivere litigi coniugali autentici e battute leggere non è semplice, e la serie non sempre riesce nell'intento. Soprattutto nella sezione invernale, quando arriva un colpo di scena che cambia la traiettoria della storia, il passaggio immediato alla battuta comica stona. C'è un momento in cui serve respiro, riflessione, ma la serie sembra avere paura del silenzio e riempie ogni spazio con una gag.
La serie dimostra che, se hai un cast forte e una sceneggiatura che rispetta i propri personaggi, puoi costruire qualcosa di coinvolgente anche partendo da materiale non innovativo. Netflix ha trovato in The Four Seasons un prodotto solido per il suo catalogo: non un capolavoro, ma un intrattenimento di qualità che beneficia enormemente del talento dei suoi interpreti. Tina Fey, Steve Carell, Colman Domingo (star di quest'altra serie Netflix) e il resto del cast elevano un copione che altrimenti rischierebbe di perdersi nella massa delle commedie matrimoniali già viste. Il loro lavoro rende la visione piacevole, a tratti toccante, spesso divertente. E in un panorama televisivo saturo di contenuti dimenticabili, è già molto.