Su Netflix c'è il cult coreano che ha ispirato John Wick e l'intero Marvel Cinematic Universe
Scopri come Oldboy di Park Chan-wook ha rivoluzionato il cinema d'azione, influenzando John Wick, Marvel e l'intera industria con la sua iconica scena del corridoio.
Il cinema d'azione è un organismo vivente in costante evoluzione. Ogni volta che un film riesce a spingersi oltre i confini del genere, la sua influenza si propaga come un'onda attraverso le produzioni successive, ridefinendo linguaggi, convenzioni e aspettative del pubblico. Franchise come John Wick e Jason Bourne hanno rivoluzionato il modo di girare sequenze d'azione con movimenti di camera fluidi e coreografie intricatissime. Ma da qualche parte, nel 2003, un film coreano aveva già tracciato la strada che Hollywood avrebbe seguito per i successivi vent'anni.
Parliamo di Oldboy, il capolavoro di Park Chan-wook disponibile su Netflix che ha letteralmente riscritto il manuale delle scene di combattimento. Non si tratta solo di un grande film: è il prototipo dal quale discendono alcune delle sequenze d'azione più iconiche del cinema contemporaneo, dai corridoi insanguinati di Daredevil agli ascensori claustrofobici di Captain America: The Winter Soldier, fino alle risse brutali che hanno consacrato Keanu Reeves come icona action degli anni 2010. La storia ruota attorno a un uomo violento che viene rapito e tenuto prigioniero per anni in una stanza, senza sapere perché. Quando viene improvvisamente rilasciato, si ritrova con solo un cellulare, qualche soldo e un bisogno bruciante di scoprire l'identità del suo aguzzino. Ma la vera genialità del film non sta nella trama, per quanto questa sia già di per sé brillante.
Il momento che ha cambiato tutto arriva a metà film, in un corridoio angusto dove Choi Min-sik si trova faccia a faccia con un'intera banda di criminali. Quello che segue è diventato leggenda nel mondo del cinema: una sequenza di combattimento girata come se fosse un videogioco a scorrimento laterale, un piano sequenza ininterrotto che segue il protagonista mentre affronta i suoi avversari uno dopo l'altro, usando armi improvvisate e schivate tempestive. La camera si muove lateralmente, quasi fosse inchiodata su un binario invisibile, inquadrando l'azione come farebbe un platform bidimensionale. Questa scelta stilistica non è solo un virtuosismo tecnico: crea una tensione palpabile, trasformando lo spettatore in testimone privilegiato di ogni pugno, ogni colpo di martello, ogni momento di debolezza del protagonista.
Perché è proprio questo l'elemento che rende la scena così potente: l'autenticità. Il personaggio di Choi Min-sik non è un supereroe, non possiede abilità sovrumane o resistenze innaturali. Prende colpi, vacilla, cade in ginocchio, sanguina. Eppure continua a combattere, spinto da una determinazione che trascende il dolore fisico. Questa vulnerabilità rende ogni suo movimento più significativo, ogni sua vittoria più sudata e meritata. Park Chan-wook costruisce la sequenza con un'attenzione maniacale al ritmo e alla tensione. La scena è preceduta da minuti di crescente apprensione, dove il pubblico sa che lo scontro è inevitabile ma non quando arriverà. Quando finalmente esplode la violenza, il sollievo si mescola all'adrenalina in un cocktail emotivo che pochi registi riescono a replicare.
L'influenza di questa singola scena sul cinema contemporaneo è impossibile da sottovalutare. Il primo film di John Wick, uscito oltre un decennio dopo, porta chiaramente il DNA di Oldboy nelle sue vene. Le sequenze di combattimento ravvicinate, la brutalità quasi coreografica degli scontri, l'uso di armi improvvisate e l'enfasi sulla sofferenza fisica del protagonista: tutti elementi che richiamano direttamente il lavoro di Park Chan-wook. Ma l'influenza si estende ben oltre il franchise di Keanu Reeves. Il Marvel Cinematic Universe, la macchina da soldi più grande nella storia di Hollywood, ha attinto ripetutamente dall'eredità di Oldboy. La scena del corridoio in Daredevil, probabilmente la sequenza action più acclamata dell'intero universo televisivo Marvel, è un omaggio palese e dichiarato.
Captain America: The Winter Soldier presenta forse l'evoluzione più sofisticata dell'idea originale con la celebre scena nell'ascensore. Qui lo spazio è ancora più ristretto, la tensione ancora più claustrofobica, ma il linguaggio visivo rimane lo stesso: un eroe circondato, uno spazio limitato che amplifica la violenza invece di contenerla, una camera che cattura ogni movimento con precisione chirurgica. La lezione di Oldboy, che lo ha reso un film immortale, è che l'innovazione nel cinema d'azione non richiede necessariamente budget stratosferici o effetti speciali rivoluzionari. Serve una visione chiara, una comprensione profonda del ritmo e della tensione, e il coraggio di filmare la violenza in modo che risulti allo stesso tempo coreografica e dolorosamente reale.