Su Netflix, c'è un gioiello tutto al femminile da riscoprire, con Toni Collette e Cameron Diaz
In Her Shoes - Se fossi lei con Toni Collette e Cameron Diaz resta un gioiello sottovalutato. Analisi di un film che merita riscoperta e riconoscimento.
Quando In Her Shoes - Se fossi lei arrivò nelle sale americane, nell'autunno del 2005, portò con sé un profumo di Philadelphia, romanticismo urbano e una riflessione inaspettatamente profonda sui legami familiari. Eppure, questo film diretto da Curtis Hanson e tratto dal romanzo dell'autrice locale Jennifer Weiner sembra essere scivolato in una sorta di limbo della memoria collettiva cinematografica. Ma è davvero giusto questo destino di secondo piano?
Per Collette si trattava del secondo appuntamento cinematografico con Philadelphia, dopo aver interpretato la madre di Haley Joel Osment in Il sesto sento, secondo classificato nella già citata lista dell'Inquirer e protagonista di una delle scene più memorabili del cinema degli anni Novanta. La trama di In Her Shoes ruota attorno a due sorelle profondamente diverse. Rose, interpretata da Collette, è un'avvocatessa completamente assorbita dal lavoro, senza tempo né energie per coltivare una vita sentimentale. Maggie, il personaggio affidato a Cameron Diaz, è invece uno spirito libero, perennemente disoccupata e incline a gesti impulsivi che spesso mettono in imbarazzo la sorella maggiore.
Quando tra le due esplode un conflitto insanabile, Maggie fugge in Florida, dove riallaccia i rapporti con la nonna che non aveva mai conosciuto, interpretata da Shirley MacLaine in un ruolo che riecheggia il suo personaggio pluripremiato in Terms of Endearment. All'epoca dell'uscita, In Her Shoes venne etichettato con quello che era ancora un termine di uso comune: film rosa. Un'espressione che suonava già allora vagamente spregiativa, come se un film incentrato su personaggi femminili, sulle loro relazioni e sulle loro scarpe fosse automaticamente qualcosa di minore, un prodotto di serie B destinato a un pubblico di nicchia.
È un film sulla famiglia, sulla perdita, sulla riconciliazione. Rivisto oggi, a distanza di vent'anni, In Her Shoes regge sorprendentemente bene. I temi che affronta, la dislessia di Maggie, le dinamiche familiari complesse, la ricerca di un'identità al di là delle aspettative altrui, sono ancora attuali. La recitazione di Collette e Diaz, due attrici spesso sottovalutate in modi diversi, è eccellente. MacLaine porta la sua consueta autorevolezza a un ruolo che avrebbe potuto scivolare nella caricatura ma che invece mantiene una sobria dignità.
Forse In Her Shoes non è entrato nel canone dei grandi film di Philadelphia perché non ha l'impatto culturale di Rocky (che avrà un prequel con protagonista Noah Centineo), la densità drammatica di Il sesto senso o la rilevanza politica di Philadelphia con Tom Hanks. Ma nella sua modestia apparente, nella sua scelta di raccontare una storia piccola con grande cura, c'è una qualità cinematografica che meriterebbe maggiore riconoscimento. Vent'anni dopo, mentre il cinema fatica ancora a trovare spazio per storie di donne complesse che non siano né eroine d'azione né vittime da salvare, In Her Shoes appare come un piccolo gioiello tutto al femminile, di umanità e intelligenza narrativa. Un film che osserva con affetto e precisione le vite che racconta.