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Su Netflix, c'è una gemma sci-fi con Alan Tudyk che potrebbe rivelarsi essere la prossima Firefly

Resident Alien resiste al tempo grazie a narrazione intima, personaggi autentici e umorismo intelligente. Scopri perché questa serie sci-fi è diventata cult.

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Nel lungo catalogo delle serie televisive di fantascienza, dove ogni anno spuntano nuove produzioni milionarie destinate a dominare le conversazioni per qualche mese prima di svanire nell'oblio, c'è una piccola gemma che ha fatto qualcosa di diverso. Resident Alien, la serie nata dalla collaborazione tra Syfy e USA Network nel 2021 e disponibile su Netflix, ha costruito qualcosa di raro: una narrazione che resiste al passare del tempo senza bisogno di effetti speciali straordinari o budget hollywoodiani.

Un alieno atterra sulla Terra con una missione chiara: distruggere il pianeta. Ma qualcosa va storto, o forse tremendamente giusto, a seconda dei punti di vista. Questo essere extraterrestre, che assume l'identità del dottor Harry Vanderspeigle in una piccola cittadina del Colorado, finisce per innamorarsi proprio di ciò che doveva annientare: l'umanità, con tutte le sue contraddizioni, stranezze e bellezze imperfette. Non ci sono battaglie spaziali epiche in Resident Alien, nessun concetto fantascientifico così complesso da richiedere una laurea in astrofisica per essere compreso. È proprio questa scelta narrativa a rendere la serie così speciale e, soprattutto, duratura nel tempo.

Mentre molte produzioni sci-fi puntano sull'epicità e sulla grandiosità, Resident Alien ha scelto l'intimità. Gli elementi che compongono la serie sono quelli che da sempre funzionano con il pubblico: umorismo intelligente, personaggi che diventano familiari come vecchi amici, situazioni bizzarre gestite con leggerezza, e quel calore particolare che solo le storie ambientate in piccole realtà sanno trasmettere. In un'epoca in cui la fantascienza televisiva può sembrare troppo ambiziosa, troppo distante, troppo fredda nella sua perfezione tecnica, Resident Alien ha avuto il coraggio di essere semplicemente umana.

C'è poi la questione estetica, che per le serie sci-fi rappresenta spesso un problema nel lungo periodo. Quanti show degli anni passati, un tempo considerati all'avanguardia, oggi appaiono datati proprio a causa di effetti speciali che la tecnologia ha reso obsoleti? Resident Alien ha aggirato elegantemente questo ostacolo con una scelta creativa intelligente: non fare troppo. La forma aliena di Harry è distintiva ma non eccessivamente elaborata, il design generale della serie privilegia il realismo rispetto alla spettacolarizzazione fine a se stessa. Il risultato è un prodotto che invecchia bene perché non ha mai cercato di impressionare con artifici destinati a sfiorire.

Al centro di tutto questo c'è Alan Tudyk, l'attore che con la sua interpretazione di Harry Vanderspeigle ha regalato alla serie la sua anima più autentica. La performance di Tudyk è un esercizio di maestria fisica ed espressiva: un alieno che cerca di fingersi umano, che impara le emozioni come si impara una lingua straniera, che inciampa nelle convenzioni sociali con risultati esilaranti. C'è qualcosa di classico nella sua recitazione, un richiamo alle grandi commedie del passato dove il corpo dell'attore era strumento narrativo quanto le battute. Tudyk è semplicemente perfetto in questo ruolo, e ogni episodio lo dimostra.

La qualità della serie è andata crescendo nel tempo, ogni stagione ha affinato il proprio tono e approfondito i personaggi. Resident Alien era una di quelle rare produzioni capaci di migliorare invecchiando, una comedy-drama fantascientifica che combinava intelligenza e accessibilità in modo naturale. Non sapremo mai quanto avrebbe potuto durare mantenendo questo standard, ma il fatto stesso di porsi la domanda testimonia il valore di ciò che è andato perduto.

Alcuni membri del cast hanno accennato alla possibilità di un ritorno sotto forma di film, un'eventualità che trasformerebbe la serie in qualcosa di simile a quanto accadde con Firefly, l'altra celebre serie di culto con Alan Tudyk che venne cancellata prematuramente per poi rinascere al cinema con Serenity. La fantascienza televisiva sta vivendo un momento d'oro, con produzioni ambiziose come The Expanse, For All Mankind e Severance che ridefiniscono i confini del genere. Ma proprio in mezzo a questi colossi, Resident Alien rappresenta un modello alternativo: si può fare sci-fi di qualità senza spettacolarizzare tutto, si può raccontare l'incontro con l'alieno come una commedia di formazione, si può esplorare l'identità umana attraverso lo sguardo straniato di chi umano non è.

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