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Su Netflix, il thriller poliziesco il cui protagonista è un Benicio Del Toro in stato di grazia

Benicio Del Toro protagonista di questo film su Netflix: analisi del thriller poliziesco diretto da Grant Singer. Performance magistrale in un noir moderno e atmosferico.

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Ci sono attori che non tradiscono mai. Benicio Del Toro è uno di quelli: vincitore di premi, capace di attraversare generi cinematografici con una disinvoltura che fa impallidire molti colleghi, probabilmente l'attore preferito di tuo padre dopo che ha divorato i film di Sicario tra una puntata e l'altra di Yellowstone. E no, non è una battuta gratuita: Del Toro è semplicemente un fuoriclasse, uno che non ha mai consegnato una performance svogliata in tutta la sua carriera. Con Reptile, il film d'esordio del regista Grant Singer ora disponibile su Netflix, l'attore portoricano si ritrova a fare esattamente ciò che gli riesce meglio: interpretare un protagonista moralmente ambiguo in un mondo teso, spesso claustrofobico e maledettamente cupo. Il tipo di ruolo che sembra cucito addosso a lui come un abito su misura.

La storia parte con un colpo violento: l'agente immobiliare Will Grady, interpretato da Justin Timberlake, torna a casa e si trova davanti il cadavere massacrato della sua fidanzata. Entra in scena Tom Nichols, detective della polizia con un passato segnato e una reputazione compromessa, che ama solo due cose nella vita: sua moglie Judy, interpretata da Alicia Silverstone, e il suo lavoro da poliziotto. Sì, lo dice praticamente parola per parola nel film, con quella franchezza brutale che caratterizza il personaggio. Tom e la sua squadra vengono immediatamente trascinati nelle indagini sull'omicidio, con Grady che diventa subito il principale sospettato. Ma più Nichols scava nell'oscurità di questo caso, più perde fiducia nelle persone che lo circondano, mentre il suo passato continua a tornare come un fantasma indesiderato.

Reptile non ha l'ambizione di reinventare il thriller poliziesco e, onestamente, non ne ha bisogno. Singer, che come David Fincher proviene dal mondo dei videoclip musicali, dimostra un'ammirazione evidente per il maestro di Se7en e Zodiac. Ogni inquadratura del film trasuda quella stessa estetica gelida e meticolosa, quella capacità di costruire tensione attraverso dettagli apparentemente insignificanti. Nonostante sia un prodotto Netflix, Reptile ha l'ambizione visiva di un film che meriterebbe il grande schermo. È quel tipo di thriller a medio budget che il cinema contemporaneo ci nega sempre più spesso, sostituito da blockbuster fracassoni o piccole produzioni indie. Qui invece c'è spazio per respirare, per perdersi nei volti dei personaggi, per lasciarsi avvolgere da un'atmosfera di sfiducia crescente.

Il film non è pretenzioso e racconta il suo mistero in modo abbastanza lineare, senza mai rischiare di perdere lo spettatore in una giungla di sottotrame incomprensibili. Questo potrebbe essere anche merito della durata quasi eccessiva di due ore e mezza. Perché sì, il runtime è forse l'unico vero tallone d'Achille di Reptile: diverse scene si trascinano per qualche minuto di troppo e avrebbero potuto essere tagliate senza compromettere il ritmo. Vedere Del Toro imprecare sottovoce contro gli agenti immobiliari, cercare su internet come comprare un nuovo rubinetto o ballare un improbabile square-dance con Silverstone ha sicuramente il suo fascino. Queste scene portano un po' di leggerezza in un contesto altrimenti pesante, ma quando ti avvicini al finale cominci davvero a sentire il peso della durata, specialmente considerando una conclusione piuttosto brusca.

Uno degli aspetti più interessanti di Reptile è che segna il debutto come sceneggiatore di Del Toro, che ha co-scritto la sceneggiatura insieme a Singer e Benjamin Brewer. Ha senso: il personaggio di Tom Nichols gioca su tutti i punti di forza dell'attore, risultando nella sua performance più convincente ed emozionante dai tempi del primo Sicario. Ha quell'aria cupa e calcolatrice che gli appartiene naturalmente, ma riesce anche a regalare i pochi momenti di umorismo nero del film con un tempismo impeccabile. È nato per interpretare personaggi come questo. Reptile non reinventa nulla, ma non aveva bisogno di farlo. È un thrille ben costruito, sostenuto da una performance magistrale di Del Toro e da una regia che dimostra come Singer sia un nome da tenere d'occhio. È il tipo di film che ti tiene incollato allo schermo nonostante qualche ridondanza, che ti fa dubitare di ogni personaggio e che, alla fine, ti lascia con quella sensazione di aver visto qualcosa di sostanzioso. Un piacere che il cinema mainstream ci concede sempre più raramente.

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