Su Netflix, il thriller poliziesco il cui protagonista è un Benicio Del Toro in stato di grazia
Benicio Del Toro protagonista di questo film su Netflix: analisi del thriller poliziesco diretto da Grant Singer. Performance magistrale in un noir moderno e atmosferico.
Ci sono attori che non tradiscono mai. Benicio Del Toro è uno di quelli: vincitore di premi, capace di attraversare generi cinematografici con una disinvoltura che fa impallidire molti colleghi, probabilmente l'attore preferito di tuo padre dopo che ha divorato i film di Sicario tra una puntata e l'altra di Yellowstone. E no, non è una battuta gratuita: Del Toro è semplicemente un fuoriclasse, uno che non ha mai consegnato una performance svogliata in tutta la sua carriera. Con Reptile, il film d'esordio del regista Grant Singer ora disponibile su Netflix, l'attore portoricano si ritrova a fare esattamente ciò che gli riesce meglio: interpretare un protagonista moralmente ambiguo in un mondo teso, spesso claustrofobico e maledettamente cupo. Il tipo di ruolo che sembra cucito addosso a lui come un abito su misura.
Reptile non ha l'ambizione di reinventare il thriller poliziesco e, onestamente, non ne ha bisogno. Singer, che come David Fincher proviene dal mondo dei videoclip musicali, dimostra un'ammirazione evidente per il maestro di Se7en e Zodiac. Ogni inquadratura del film trasuda quella stessa estetica gelida e meticolosa, quella capacità di costruire tensione attraverso dettagli apparentemente insignificanti. Nonostante sia un prodotto Netflix, Reptile ha l'ambizione visiva di un film che meriterebbe il grande schermo. È quel tipo di thriller a medio budget che il cinema contemporaneo ci nega sempre più spesso, sostituito da blockbuster fracassoni o piccole produzioni indie. Qui invece c'è spazio per respirare, per perdersi nei volti dei personaggi, per lasciarsi avvolgere da un'atmosfera di sfiducia crescente.
Il film non è pretenzioso e racconta il suo mistero in modo abbastanza lineare, senza mai rischiare di perdere lo spettatore in una giungla di sottotrame incomprensibili. Questo potrebbe essere anche merito della durata quasi eccessiva di due ore e mezza. Perché sì, il runtime è forse l'unico vero tallone d'Achille di Reptile: diverse scene si trascinano per qualche minuto di troppo e avrebbero potuto essere tagliate senza compromettere il ritmo. Vedere Del Toro imprecare sottovoce contro gli agenti immobiliari, cercare su internet come comprare un nuovo rubinetto o ballare un improbabile square-dance con Silverstone ha sicuramente il suo fascino. Queste scene portano un po' di leggerezza in un contesto altrimenti pesante, ma quando ti avvicini al finale cominci davvero a sentire il peso della durata, specialmente considerando una conclusione piuttosto brusca.