Su Netflix, la serie thriller in cui una DJ indaga sulla morte della madre e scopre un oscuro segreto
Netflix esplora il complottismo moderno attraverso questa serie thriller familiare. Ruth indaga sulla morte della madre mentre suo padre sprofonda nella paranoia.
Il complottismo non è una novità nella storia dell'umanità, ma negli ultimi anni si è trasformato in qualcosa di diverso. Internet, e soprattutto i social media, hanno dato benzina a questo fuoco: gli algoritmi manipolano e targetizzano ciò che vediamo con una precisione chirurgica, trasformando la ricerca in conferma e sfumando il confine tra realtà e fantasia, tra fatto verificabile e proiezione paranoica. Dalla pandemia in poi, quando l'isolamento e la vita mediata dagli schermi si sono intensificati, questa mentalità si è diffusa trasversalmente, attraversando generazioni e classi sociali.
The Truthers, nuova serie disponibile su Netflix, parla esattamente di questo fenomeno, intrecciando elementi procedurali con un dramma familiare che scava nelle dinamiche più oscure dell'ossessione.La storia è raccontata dal punto di vista di Ruth, interpretata da Stéphanie Magnin, una giovane donna galiziana che vive a Berlino dove lavora come DJ. I suoi genitori sono rimasti in Spagna, nella piccola città natale, ma Ruth ha costruito la sua vita altrove, immersa nel proprio mondo.Una notte, dopo aver perso diverse chiamate dalla madre mentre lavora, riceve finalmente una telefonata dal padre la mattina seguente: sua madre è morta. The Truthers inizia a mostrare le sue carte attraverso il comportamento sempre più bizzarro del padre Martín: più rabbioso, più volatile, inizia a delirare su complotti che coinvolgono aziende farmaceutiche, malattie, rapimenti e altre forze oscure.
Come prodotto di cinema investigativo, The Truthers non offre nulla di particolarmente innovativo, sviluppandosi con le stesse meccaniche procedurali un po' fragili viste in molte altre produzioni del genere. Ciò che risulta più interessante è come la serie costruisca gradualmente un parallelo tra ossessioni diverse. Più Ruth scava, collegando un punto all'altro, più lo spettatore inizia a chiedersi se anche lei non abbia cominciato a operare secondo la stessa logica cospirativa del padre: quel bias cognitivo che trasforma ogni ambiguità in conferma.
Sta davvero scoprendo la verità, oppure sta cadendo nella stessa trappola paranoica? Diretta da Roger Gual, The Truthers si inserisce in quel filone di produzioni spagnole (come questa serie che per certi versi batte Ozark) capaci di mescolare noir familiare e riflessione sociale, un territorio che il cinema iberico ha esplorato con risultati alterni ma sempre con una certa audacia tematica. La serie non reinventa il genere, ma ha il merito di affrontare un tema tremendamente attuale: come le teorie del complotto non siano più soltanto una stranezza marginale, ma un virus cognitivo che può infettare chiunque, trasformando la ricerca della verità in un labirinto di specchi deformanti.