Su Prime Video, c'è il thriller psicologico con Jacob Elordi e Barry Keoghan che ha scandalizzato Oxford
Il film del 2023 che ha diviso critica e pubblico. Analisi delle scene disturbanti e significato del thriller psicologico.
C'è un film che nel 2023 ha fatto parlare di sé per settimane, dividendo pubblico e critica con una violenza emotiva mascherata da commedia nera. Saltburn (disponibile su Prime Video), secondo lungometraggio di Emerald Fennell dopo il pluripremiato Una donna promettente, è un'immersione disturbante nel mondo dei privilegi britannici, dove la bellezza delle location aristocratiche nasconde marcescenze psicologiche pronte a esplodere. Non è un film per tutti, e probabilmente è proprio questo il suo punto di forza. La storia parte con una premessa quasi dickensiana: Oliver Quick, interpretato da un Barry Keoghan straordinario nella sua capacità di essere contemporaneamente vulnerabile e inquietante, è uno studente con borsa di studio che arriva all'Università di Oxford. Qui si sente fuori posto, schiacciato dal peso di un ambiente dove la ricchezza non è un dettaglio ma un linguaggio che non parla. Tutto cambia quando incontra Felix Catton, interpretato da Jacob Elordi, l'incarnazione perfetta del fascino aristocratico: bello, ricco, carismatico, apparentemente gentile.
E la sua ossessione non riguarda tanto la ricchezza quanto il potere di possedere, controllare, diventare ciò che desidera attraverso l'annullamento dell'altro. Il film gioca con i generi cinematografici mescolando elementi da commedia nera, thriller psicologico e dramma sociale. Ci sono echi di Brideshead Revisited nella rappresentazione della decadenza aristocratica, suggestioni dal Talento di Mr. Ripley nella dinamica tra outsider e privilegiato, ma Saltburn ha una voce propria, più crudele e meno sentimentale. La Fennell non ha pietà né per i suoi personaggi ricchi, dipinti come vuoti e moralmente corrotti, né per Oliver, la cui vittimizzazione si rivela essere una maschera accuratamente costruita. Visivamente il film è una meraviglia. La fotografia di Linus Sandgren cattura la bellezza decadente della tenuta con inquadrature che trasformano gli spazi in gabbie dorate. Ogni stanza racconta una storia di eccesso e abbandono, di tradizioni mantenute per inerzia più che per convinzione.
La palette cromatica oscilla tra i toni caldi e dorati delle giornate estive e le ombre fredde che invadono gli angoli della casa quando la notte rivela le vere nature. Ma è la recitazione a elevare davvero il film. Barry Keoghan, già apprezzato per ruoli in Gli spiriti dell'isola e The Batman, qui raggiunge un nuovo livello di intensità. Il suo Oliver è un camaleonte perfetto: lo vediamo goffo e insicuro, poi seduttivo, infine terrificante nella sua capacità di manipolazione. Gli occhi di Keoghan raccontano una storia parallela a quella delle parole, rivelando abissi di desiderio e risentimento. Jacob Elordi, noto per Euphoria, abbandona qui ogni traccia di cinismo per interpretare Felix come un golden boy tragicamente ingenuo, incapace di vedere il pericolo finché non è troppo tardi.