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Su Prime Video c'è un gioiello dell'animazione francese che nessuno ti ha mai raccontato

Il capolavoro d'animazione francese del 2014 che rivaleggia con Pixar. Scopri perché questo film sconosciuto merita di essere visto.

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Ci sono tesori cinematografici che scivolano tra le maglie della distribuzione globale, opere che meriterebbero sold out nei cinema e invece finiscono nel limbo dello streaming, scoperte per caso da genitori disperati in cerca di alternative all'ennesima visione di Hotel Transylvania 2. Mune: Il guardiano della luna, disponibile su Prime Video, è esattamente questo tipo di rivelazione, un film d'animazione francese del 2014 diretto da Alexandre Heboyan e Benoit Phillipon che ha tutto per competere con i colossi Pixar e DreamWorks, eppure rimane pressoché sconosciuto al grande pubblico. La prima cosa che colpisce di Mune è la sua bellezza visiva assolutamente straordinaria. Ogni fotogramma sembra un quadro vivente, un dipinto che respira con una qualità estetica che ricorda i grandi fantasy degli anni Ottanta come Labyrinth di Jim Henson e La storia infinita.

Il mondo creato dai registi francesi non è semplicemente animato, è scolpito con una cura artigianale che trascende la mera tecnica digitale. I personaggi, le ambientazioni, gli effetti di luce possiedono quella qualità eterea e pittorica che si vede raramente nell'animazione contemporanea, più interessata alla perfezione fotorealistica che alla poesia visiva. La trama si svolge in un mondo immaginario dove un piccolo sole e una piccola luna furono creati dai primi Guardiani per riscaldare un pianeta abitato da creature meravigliose. Il primo Guardiano del Sole arpionò una stella per mantenerla vicina al pianeta, appendendola con catene a un tempio mobile simile a un gigantesco quadrupede di roccia. Il primo Guardiano della Luna discese nel mondo dei sogni, scolpì la luna da una cava di pietre oniriche e la lanciò nel cielo. Da allora, i Guardiani si susseguono di generazione in generazione, preservando l'armonia del mondo.

Il protagonista è Mune, un piccolo fauno impulsivo che viene accidentalmente scelto come Guardiano della Luna dalla creatura più pura del mondo. Accanto a lui c'è Sohone, il nuovo Guardiano del Sole, un personaggio forte e sicuro di sé che rappresenta tutto ciò che Mune non è. Quando Mune, inesperto e impacciato nel suo nuovo ruolo, provoca un incidente che fa uscire la luna dalla sua orbita, l'intero equilibrio del mondo viene messo in pericolo. Il malvagio titano Necross approfitta del caos per rubare il sole, minacciando di gettare il pianeta nell'oscurità eterna. Ad aiutare Mune e Sohone nella loro missione di riportare sole e luna al loro posto c'è Glim, una creatura fatta di cera che si scioglie alla luce diretta del sole e si solidifica nell'oscurità. Glim rappresenta l'elemento intellettuale del trio, dotata di conoscenze di astrofisica e di una sete di apprendimento che bilancia l'impetuosità di Mune e l'arroganza iniziale di Sohone.

La costruzione del mondo di Mune ricorda il lavoro mitologico di Tolkien, con una leggendaria stratificazione di storia, creature e regole fisiche che rendono questo universo fantastico assolutamente credibile. I templi viventi del Sole e della Luna che camminano attraverso il paesaggio come giganteschi leviatani sono un'immagine di potenza visiva straordinaria. Il popolo del giorno e quello della notte vivono in relativa armonia nonostante le loro profonde differenze, creando una metafora sull'equilibrio e sull'accettazione della diversità che funziona senza mai risultare didascalica. Se c'è un limite in questa produzione altrimenti impeccabile, è la relativa prevedibilità della struttura narrativa. Il film segue fedelmente l'archetipo della Quest narrative, più specificamente del sottotesto dell'Eroe Involontario. Mune è la creatura più piccola e improbabile, Necross è il villain impossibile da sconfiggere, inversamente enorme rispetto alle dimensioni del protagonista.

C'è il personaggio secondario offeso e geloso, la figura femminile forte ma ornamentale, le spalle comiche che ricordano forse troppo da vicino Pena e Panico di Hercules della Disney. Ciò che distingue davvero Mune è la sua capacità di creare un senso di meraviglia infantile senza condiscendenza. Il film parla ai bambini con rispetto, presentando un mondo complesso con regole proprie, creature bizzarre ma coerenti, una mitologia ricca che non viene mai completamente spiegata ma semplicemente mostrata. Non c'è quella tendenza tipicamente hollywoodiana a semplificare eccessivamente o a inserire battute ammicca-ammicca per gli adulti ogni trenta secondi. L'umorismo visivo internazionale funziona magnificamente, basandosi su gag fisici e situazioni comiche che non necessitano di traduzione culturale.

I due servitori di Necross forniscono il comic relief senza mai diventare invasivi o irritanti, e i momenti di tensione drammatica sono bilanciati da attimi di leggerezza genuina. Mune merita di essere scoperto, celebrato, condiviso. È un promemoria luminoso che il grande cinema d'animazione non parla necessariamente inglese e non viene sempre accompagnato da campagne marketing milionarie. A volte basta un team di artisti visionari, una storia classica raccontata con convinzione e l'audacia di creare qualcosa di bello semplicemente perché il bello merita di esistere.

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