Su Prime Video, c'è un horror lovecraftiano con Nicolas Cage che ha fatto impazzire il pubblico
Analisi del miglior adattamento cinematografico di Lovecraft. Horror cosmico, body horror e follia in un film visionario.
Ci sono storie che sembrano impossibili da portare sullo schermo. Racconti così viscerali, così radicati nell'indicibile, che ogni tentativo di visualizzarli rischia di tradirne l'essenza. Howard Phillips Lovecraft è stato per decenni il maestro dell'irrappresentabile, l'architetto di orrori cosmici che vivono meglio nell'immaginazione che nella realtà concreta del cinema. Eppure Richard Stanley, regista visionario tornato dietro la macchina da presa dopo un'assenza di oltre venticinque anni, ha accettato la sfida più temeraria: adattare "Il colore venuto dallo spazio", uno dei racconti più celebri e sfuggenti dello scrittore di Providence. Il risultato è un film del 2019, disponibile su Prime Video, che fonde horror cosmico, fantascienza e thriller psicologico in un amalgama visivamente sbalorditivo e narrativamente inquietante. Con Nicolas Cage nei panni del protagonista Nathan Gardner, il film racconta la storia di una famiglia che cerca rifugio dalla frenesia moderna trasferendosi in una fattoria isolata del New England.
Richard Stanley costruisce questa discesa nell'orrore con pazienza chirurgica, alternando momenti di quotidianità quasi banale a esplosioni di body horror e cosmic dread che omaggiano John Carpenter (La cosa), ma anche film più recenti come Annientamento di Alex Garland. Visivamente, il film è una festa per gli occhi degli amanti del genere. Il direttore della fotografia Steve Annis crea un'estetica stratificata che passa dal realismo rurale dei primi minuti a una tavolozza di colori alieni sempre più dominante: fucsia accesi, viola impossibili, tonalità che sembrano vibrare sulla pellicola come organismi viventi. Le scene di trasformazione biologica sono realizzate con un mix di effetti pratici e digitali che raggiunge momenti di autentico surrealismo corporeo, senza mai scadere nella gratuità.
Richard Stanley dirige con una sicurezza che smentisce i suoi lunghi anni lontano dal set. Il regista sudafricano, noto per cult come Hardware e Polvere di stelle, porta in questo progetto tutta la sua esperienza di cinema di genere visionario, ma anche una maturità narrativa nuova. Il montaggio di Brett W. Bachman mantiene un ritmo serrato nei 111 minuti di durata, mentre la colonna sonora di Colin Stetson (sassofonista sperimentale noto per la sua collaborazione con Arcade Fire) crea un tappeto sonoro inquietante, fatto di note sostenute e dissonanze che contribuiscono all'atmosfera di crescente disagio. Il colore venuto dallo spazio ha ricevuto recensioni entusiastiche dalla critica di genere e un passaparola positivo tra gli appassionati. Non è stato un blockbuster al botteghino, ma ha trovato una seconda vita in streaming, dove continua a conquistare nuovi spettatori.