Su Prime Video, c'è una serie fantasy vittoriana che riunisce il meglio di The Witcher e Il trono di spade
La politica di Game of Thrones e la critica sociale di The Witcher in un fantasy urbano vittoriano con Orlando Bloom. 18 episodi completi su Prime Video.
Nel panorama affollato del fantasy televisivo degli anni 2020, trovare una serie che sappia distinguersi davvero non è semplice. Il trono di spade ha ridefinito il genere con le sue trame politiche spietate, The Witcher ha portato una nuova sensibilità verso le dinamiche razziali e sociali in mondi fantastici. Eppure c'è una serie che è passata più sotto traccia di quanto meritasse, e che riesce nell'impresa di combinare gli elementi migliori di entrambe queste produzioni: stiamo parlando di Carnival Row, disponibile su Prime Video.
Questa serie fantasy urbana, andata in onda tra il 2019 e il 2023 per un totale di due stagioni e 18 episodi, presenta un mondo unico nel suo genere. Ambientata in una metropoli vittoriana dove creature mitologiche sono costrette a migrare dopo essere fuggite dalle loro terre d'origine devastate dalla guerra, Carnival Row costruisce una narrazione stratificata che mescola investigazione noir, critica sociale e magia oscura. Con protagonisti Orlando Bloom e Cara Delevingne, la serie offre qualcosa di raro: un fantasy completo e concluso, perfetto per chi cerca una storia ben raccontata senza l'impegno di stagioni infinite.
La magia di Carnival Row funziona esattamente come in Il trono di spade: è radicata nella realtà, oscura, misteriosa. Non troverete maghi che lanciano incantesimi ad ogni angolo di strada. La magia qui è ritualistica, praticata da figure simili a sciamani come l'Haruspex, circondata da un'aura di sospetto e timore. È qualcosa che appartiene a culture poco comprese dalla popolazione generale, un elemento che rende il mondo fantastico incredibilmente tangibile.
Questo approccio permette alla serie di concentrarsi su ciò che Il trono di spade ha trattato meglio, ossia l'intrigo politico. Ma mentre in Il trono di spade la politica è una questione di troni e corone, di battaglie su larga scala per il potere assoluto, Carnival Row prende una strada diversa, più vicina a The Witcher. Qui la politica è sociale, viscerale, quotidiana.
Le creature fatate e gli altri esseri magici sono rifugiati in una società umana che li disprezza. Vengono confinati in campi, privati dei diritti basilari, trattati come cittadini di seconda classe nonostante la maggior parte di loro non possegga nemmeno capacità magiche manifeste. I leader politici e i movimenti anti-immigrazione manipolano le paure della popolazione, dipingendo questi esseri come pericolosi proprio come accade nella serie Netflix con elfi e altre razze non umane.
È questo intreccio tra fantasy e allegoria sociale a rendere Carnival Row particolarmente rilevante. La serie usa il linguaggio del genere fantastico per parlare di temi attualissimi: xenofobia, sfruttamento, strumentalizzazione politica della paura del diverso. Lo fa senza essere didascalica, mantenendo sempre al centro la narrazione e l'intrattenimento.
Ma Carnival Row non si limita a prendere in prestito da altri. Porta sul tavolo elementi completamente originali. Prima di tutto, è un crime drama in salsa fantasy. Orlando Bloom interpreta Rycroft Philostrate, un ispettore di polizia che indaga su una serie di omicidi misteriosi. La serie ha un'atmosfera noir palpabile, con una fotografia cupa e investigazioni che ricordano i migliori polizieschi, ma tutto questo convive con elementi steampunk e creature mitologiche.
L'estetica della serie è un mix affascinante: dirigibili solcano cieli ottocenteschi, tecnologia a vapore si affianca a fate con le ali, aristocratici vittoriani complottano mentre satiri e centauri popolano i bassifondi. È un melting pot visivo che crea un'identità unica, qualcosa che non avete visto prima in nessun altro fantasy televisivo.
E poi c'è un aspetto che non va sottovalutato: Carnival Row è breve. La cancellazione dopo la seconda stagione, dovuta principalmente a problemi contrattuali legati ai ritardi causati dal COVID-19, ha paradossalmente giocato a favore dello show. Gli sceneggiatori hanno avuto il tempo di preparare un finale soddisfacente, regalando agli spettatori quella sensazione sempre più rara di una storia raccontata dall'inizio alla fine senza lasciare questioni in sospeso.
La serie affronta anche tematiche LGBTQ+ con naturalezza, inserendo relazioni e personaggi queer senza farne il fulcro drammatico forzato, ma semplicemente come parte organica di un mondo diversificato. È un aspetto che aggiunge ulteriore profondità a un universo narrativo già ricco. Quello che Carnival Row dimostra è che c'è ancora spazio per innovare nel fantasy televisivo.