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Su Prime Video, il film in cui un personaggio secondario DreamWorks diventa un eroe (ma poco valorizzato)

Su Prime Video, il film DreamWorks che fa diventare protagonista una spalla, ma non la valorizza del tutto.

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Quando DreamWorks Animation decise di dare un film tutto suo a il Gatto con gli stivali, il gatto spadaccino doppiato da Antonio Banderas che aveva rubato la scena in Shrek 2, le premesse sembravano ideali. Un personaggio carismatico, un'estetica che strizzava l'occhio ai classici film di Zorro, e la possibilità di esplorare le origini di uno dei comprimari più amati della saga dell'orco verde. Eppure, qualcosa è andato storto lungo il percorso. Il film del 2011 diretto da Chris Miller, disponibile su Prime Video, si apre con una promessa chiara: un'avventura action-comedy che mette finalmente il riflettore sul felino più affascinante dell'animazione. La sequenza iniziale sembra mantenere questa promessa. Gatto è al centro della scena, Banderas si diverte ancora a prestare la voce al personaggio, e il film gioca intelligentemente con il contrasto tra il lato eroico del gatto e i suoi istinti felini irresistibili, come inseguire luci riflesse o leccare latte.

La struttura narrativa, però, segue binari fin troppo prevedibili. La ricerca dei fagioli magici che portano all'oca dalle uova d'oro, il confronto con i grotteschi Jack e Jill, l'incontro con l'ex amico Humpty Dumpty: tutto procede esattamente come ci si aspetta, al ritmo previsto, senza colpi di scena o momenti che facciano davvero battere il cuore. Il problema non è nella logica della storia, che tiene perfettamente, ma nella mancanza di coraggio creativo. Nessun rischio, nessuna sorpresa, nessun elemento capace di far vibrare l'avventura. E qui emerge il paradosso più stridente del film: Il Gatto con gli stivali relega il suo protagonista a membro di un ensemble, perdendo così il suo asset più prezioso. Il film dedica un'attenzione quasi pari a Humpty Dumpty, il cui arco narrativo risulta addirittura più definito di quello del gatto.

È come se sceneggiatori e registi non avessero saputo cosa fare con Gatto come protagonista assoluto e avessero scelto di giocare sul sicuro, distribuendo il peso su altri personaggi. Chi va al cinema per vedere un film intitolato Il Gatto con gli stivali si aspetta che quel gatto domini la scena, porti la sua energia travolgente in ogni sequenza, sia il motore emotivo e comico della narrazione. Invece si ritrova con un personaggio che funziona meglio come spalla che come stella. Nelle sale italiane, il pubblico dei più giovani lo ha percepito: le risate latitano, l'attenzione cala, lo sguardo si distrae. Dal punto di vista tecnico, c'è da dire che il film è un gioiello. L'animazione raggiunge vette di eccellenza, con un livello di dettaglio che il 3D valorizza senza appesantire.

Gli animatori hanno saputo fondere con maestria l'immaginario delle fiabe europee con un'ambientazione ispanica classica, creando un mondo visivamente ricco e credibile. Ma il vero protagonista tecnico del film è la colonna sonora. La musica composta da Henry Jackman insieme al duo messicano Rodrigo y Gabriela cattura perfettamente lo spirito del film di cappa e spada che Il Gatto con gli stivali vorrebbe disperatamente essere. Le chitarre spagnole, i ritmi incalzanti, l'energia latina: tutto contribuisce a creare un'atmosfera che la sceneggiatura non riesce a sostenere. È un caso raro in cui la soundtrack supera nettamente il materiale che accompagna, trascinando avanti sequenze che altrimenti cadrebbero nel dimenticatoio.

Il Gatto con gli stivali è un film molto godibile, ma avrebbe potuto fare di più. Aveva tutti gli ingredienti: un personaggio iconico con un seguito affezionato, una direzione artistica superba, una colonna sonora memorabile, e l'intero universo narrativo della DreamWorks su cui appoggiarsi. Ma quando si ha paura di far brillare davvero la propria stella, quando si preferisce diluire la sua presenza per giocare sul sicuro con un cast corale, si finisce per tradire proprio ciò che il pubblico cercava. Il film funziona tecnicamente, intrattiene superficialmente, ma non emoziona. E per un personaggio nato per rubare la scena, accontentarsi di essere parte del coro è il tradimento più grande.

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