The Boys 5: uno dei Sette dimostra di essere stato ingiustamente sottovalutato (in una scena spiazzante)
The Boys 5: analisi dei poteri sottovalutati di un personaggio e del significato della scena più grottesca della serie.
ATTENZIONE! Questo articolo contiene spoiler sulla quinta stagione di The Boys. Se non hai ancora visto gli episodi, non proseguire la lettura.
The Boys ha sempre saputo giocare con l'assurdo, trasformando supereroi iconici in caricature grottesche della cultura americana. Ma la quinta stagione dello show di Prime Video ha portato questa cifra stilistica a un nuovo livello con una scena che, pur nella sua apparente comicità, rivela qualcosa di profondamente inquietante: Abisso, il personaggio che tutti considerano la macchietta della serie, potrebbe essere molto più pericoloso di quanto chiunque abbia mai immaginato.Nell'episodio 5 della stagione finale, intitolato "One Shots", assistiamo a uno degli omicidi più bizzarri e al contempo agghiaccianti dell'intera serie. Abisso, interpretato magistralmente da Chace Crawford, decide di sabotare la carriera teatrale di Black Noir mandando un'anguilla attraverso le tubature per uccidere il regista Adam Bourke mentre questi è seduto sul water. La morte è grottesca e orripilante: nessuno avrebbe mai pensato che un membro dei Sette considerato praticamente inutile potesse orchestrare un assassinio così efferato con apparente nonchalance.
La scena cristallizza perfettamente il paradosso di questo personaggio. Da un lato, Abisso è stato relegato per cinque stagioni al ruolo di comic relief, il supereroe insicuro ossessionato dalle creature marine, capace di relazioni sentimentali con un polpo e protagonista di momenti imbarazzanti che lo rendono oggetto di scherno persino all'interno dell'universo narrativo. Dall'altro, questa sequenza ci ricorda brutalmente che i suoi poteri – la capacità di comunicare con le creature marine e di controllarle – sono potenzialmente letali in modi che nessuno aveva davvero esplorato.
Abisso potrebbe teoricamente uccidere chiunque semplicemente comandando a un'anguilla, uno squalo o qualsiasi altra creatura acquatica di attaccare. Non ha bisogno di sporcarsi le mani, di essere presente sulla scena del crimine, di rischiare nulla. Può respirare sott'acqua, ha una forza fisica superiore alla norma, e comanda un esercito di potenziali assassini che popolano il settanta per cento del pianeta. Sulla carta, dovrebbe essere uno dei supereroi più temibili della serie.
Eppure non lo è. E qui sta il genio della caratterizzazione operata da Eric Kripke e dal suo team di sceneggiatori. Abisso non è minaccioso perché è un codardo, un uomo profondamente insicuro, con un QI discutibile e una tendenza autodistruttiva che lo rende prevedibile. La sua fedeltà cieca a Patriota non nasce da convinzione ideologica ma da pura necessità di approvazione, dal bisogno disperato di essere considerato importante da qualcuno.
La scelta di mantenere Abisso come "villain riicolo" invece che trasformarlo in una minaccia seria è stata, retrospettivamente, una mossa narrativa azzeccatissima. In una serie già affollata di antagonisti genuinamente terrificanti – Patriota in primis, ma anche Soldier Boy, Stormfront, e ora le implicazioni del V-One che promette di rendere alcuni super praticamente immortali – serviva un contrappeso. Un personaggio che incarnasse il fallimento, l'inadeguatezza, la pateticità di questi sedicenti eroi.
Chace Crawford ha costruito una performance straordinaria proprio su questo equilibrio precario. Riesce a renderlo ridicolo e patetico, ma mai completamente insopportabile. C'è sempre un fondo di umanità rotta, di trauma non elaborato (il suo passato di abusi sessuali, le sue insicurezze fisiche) che impedisce allo spettatore di odiarlo completamente, pur non riuscendo mai a simpatizzare davvero con lui.
L'omicidio di Adam Bourke attraverso l'anguilla killer rappresenta anche un punto di svolta nel percorso del personaggio. Non è più solo lo scemo dei Sette, il supereroe che tutti possono bullizzare impunemente. È qualcuno disposto a uccidere per pura meschinità, per gelosia professionale, per impedire a un collega di brillare in un ambito, il teatro, che nemmeno lo riguarda direttamente. Questo non lo rende più minaccioso in senso tradizionale, ma certamente più imprevedibile, più pericoloso nella sua mediocrità vendicativa.