The Boys sta raggiungendo vette altissime, ma l'ipotesi dello schianto fa paura (parola di Eric Kripke)
The Boys finisce con la stagione 5: lo showrunner Eric Kripke rivela di essere terrorizzato dalla reazione del pubblico al finale.
Il countdown è iniziato. The Boys, la serie Amazon che ha rivoluzionato il genere supereroistico con la sua satira feroce e il suo cinismo graffiante, si avvia verso il capitolo conclusivo. La quinta stagione sarà l'ultima, e mentre i fan si preparano a salutare Billy Butcher, Hughie e il resto della banda, c'è qualcuno che forse è ancora più nervoso di loro: Eric Kripke, lo showrunner che ha trasformato il fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson in un fenomeno culturale.
Il fantasma di Westeros aleggia su ogni grande serie che si avvicina al finale. La saga HBO, che per anni ha dominato le conversazioni globali e ridefinito il concetto stesso di televisione, si è schiantata contro un muro nell'ultima stagione, lasciando milioni di fan delusi e arrabbiati. Kripke lo sa bene, e ammette candidamente che quel precedente lo ha ossessionato durante la scrittura della stagione finale di The Boys.
Il fenomeno è ormai codificato: il pubblico tende a giudicare retroattivamente un'intera serie basandosi sugli ultimi episodi. Il Trono di Spade, sottolinea Kripke, è stata un'opera monumentale, rivoluzionaria dal punto di vista tecnico e creativo, che ha inciampato su tre episodi in otto stagioni. Il problema è che quei tre episodi erano gli ultimi, e questo ha cambiato tutto. Oggi molti scrollano le spalle quando si parla della serie, dimenticando quanto quella stessa opera abbia cambiato il mondo dell'intrattenimento e quanto sia stato complesso realizzarla.
Ma funzionerà davvero? Kripke ammette di non avere certezze assolute. Le persone che hanno visto il finale tendono a dire che è riuscito, ma c'è un piccolo dettaglio non trascurabile: sono tutti collaboratori dello show. Difficile aspettarsi una critica feroce da chi ha lavorato gomito a gomito con te per mesi. La vera prova del fuoco arriverà quando il finale sarà rilasciato al pubblico, e Kripke confessa candidamente tutte le sue preoccupaizoni.
La pressione è comprensibile. The Boys è stato fin dal primo episodio un esperimento audace: prendere l'iconografia supereroistica, rovesciarla come un calzino e mostrarla per quello che sarebbe nella realtà, un gioco di potere, corruzione, marketing spietato e abusi nascosti dietro sorrisi perfetti e mantelli svolazzanti. La serie ha funzionato proprio perché non ha avuto paura di essere brutale, politicamente scorretta, disturbante. Ha saputo bilanciare violenza grafica e commedia nera, dramma umano e critica sociale tagliente.
La quinta stagione è partita forte, secondo le prime reazioni. Ma l'inizio è sempre la parte facile. È il finale che mette alla prova la tenuta narrativa di un'opera, la coerenza dei personaggi, la capacità di dare un senso a tutto quello che è venuto prima. E Kripke lo sa. Ecco perché è terrorizzato. Perché sa quanto sia facile cadere, quanto sia difficile atterrare con grazia dopo un volo così alto e così lungo.
The Boys ha guadagnato un'enorme fiducia in questi anni, dimostrando di saper sorprendere, disturbare e intrattenere con una coerenza rara. Ha sfidato convenzioni, ha riso in faccia al politically correct, ha raccontato verità scomode usando il linguaggio dei supereroi. Merita un finale all'altezza. E forse, proprio quella paura che Kripke dichiara apertamente, potrebbe essere la migliore garanzia che ce l'abbia.